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Buon compleanno Tram. Una storia lunga 118 anni tra guerre, ricordi e attese

Esattamente il 9 settembre del 1902 partiva il primo collegamento tra Trieste e Opicina. Oggi in piazza Oberdan un incontro celebrativo

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Una suggestiva immagine del tram di Opicina durante una nevicata negli anni Ottanta 

TRIESTE Era il lontano 1902 e la città di Trieste stava per assistere ad un avvenimento straordinario che avrebbe cambiato per sempre le comunicazioni fra la città e l’altopiano: la nascita della tranvia Trieste - Opicina. Proprio oggi, quindi, ricorre il 118° anniversario dalla solenne inaugurazione del Tram di Opicina. Un compleanno un po’ speciale e diverso dagli altri visto che coincide quest’anno con l’avvio dei tanto attesi lavori di rifacimento di alcune tratte di binario e di altre oltre opere indispensabili per ricevere il nulla osta dall’Ustif alla ripresa delle corse.


Per celebrare questo anniversario i soci di Cammina Trieste, Ferstoria e Italia Nostra saranno presenti nel tardo pomeriggio al capolinea di Piazza Oberdan (in prossimità del bar Tivoli) per un momento simbolico e celebrativo del passato e del futuro della storica tranvia, nel rispetto delle distanze di un metro e dell’uso della mascherina. «Dopo quattro anni di stop le cose sembrano finalmente rimettersi in moto - commentano le associazioni promotrici dell’incontro –. L’auspicio è non solo che vengano completati quanto prima i lavori per far ripartire il servizio, soprattutto per rispetto verso l’utenza locale, ma anche che si gettino le basi per un rilancio in chiave storico-turistica».



In quest’ottica Cammina Trieste, Ferstoria e Italia Nostra lanciano pure delle soluzioni concrete come un costo differenziato del biglietto. «Pensiamo ad un adeguamento delle tariffe che consenta una migliore gestione economica della linea, con costi differenziati per i turisti come avviene già ad esempio sulla linea del Renon, una linea con caratteristiche simili al nostro tram. Oltre a ciò va creato e programmato un adeguato battage pubblicitario: pensiamo al riuso in chiave turistica delle motrici storiche numero 1 e 6, le più antiche vetture tranviarie funzionanti in Europa, due perle preziose poco conosciute e scarsamente utilizzate. Anche se non bisogna dimenticare che la 1 risulta fuori servizio dal lontano 2003. Pensiamo che la gestione commerciale e pubblicitaria potrebbe venir affidata a un team specialistico ed il tutto non potrebbe che avere effetti benefici per il turismo in città e nei borghi carsici».



Ma le attività promosse dalle tre associazioni non si fermano qui: in una data successiva verrà proposta una passeggiata lungo il tracciato per assistere alla situazione in cui versa l’arteria e per verificare il progresso dei lavori che porteranno a nuova vita la tranvia.

Una storia lunga ben 118 anni, che passa attraverso due conflitti mondiali, caratterizzata principalmente dall’utilizzo di manodopera locale (quando l’Austria costruiva una linea ferroviaria assumeva personale del posto affinché, in caso di necessità, gli stessi fossero immediatamente reperibili) uniti da spirito di coesione e collaborazione. Durante la Grande Guerra il tram ha dimostrato la sua insostituibile utilità trasportando i feriti delle battaglie del Carso agli ospedali cittadini con la trasformazione di apposite vetture in versione ambulanza, evento questo ricordato al Museo dell’Esercito di Vienna con la denominazione di “tram samaritano”; mentre durante il secondo conflitto soldati di varie nazioni, spesso contrapposte, utilizzavano la linea per gli spostamenti fra l’altipiano e la città.

«Proprio un anno fa - racconta Rodolfo Purich, guidatore del tram per quasi 25 anni - sono andato in pensione e devo dire che mi è dispiaciuto moltissimo non aver potuto concludere la mia carriera lavorativa sul tram ma alla guida di un normale bus. L’atmosfera e il rapporto che si instaura fra manovratore e passeggeri è molto particolare e differente da quello di un normale mezzo pubblico. Sono passati quattro anni dall’incidente ed ora, forse, si sta cominciando a muovere qualcosa». «Da bambino – ricorda Bruno Pieri, manovratore della tranvia - spesso capitava che l’inverno fosse particolarmente rigido, con vere e proprie tormente di neve accompagnate dallo sferzare implacabile della Bora. Con queste condizioni avverse le strade si ghiacciavano rapidamente e mantenerle pulite risultava un’opera ardua: l’unico mezzo che si muoveva agilmente era il tram che offriva un servizio capillare, da mattina a sera». —




 

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