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Basovizza, omaggio di Dipiazza ai caduti del Tigr fucilati nel ’30

Il 13 luglio il sindaco aveva preso l’impegno a partecipare alla commemorazione degli antifascisti sloveni: «Non erano terroristi». Discorso interrotto dagli applausi

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TRIESTE Roberto Dipiazza applaudito alla cerimonia per i caduti del Tigr. Dopo il 13 luglio, a Basovizza, è arrivato anche il 6 settembre 2020. Nella stessa data, 90 anni fa, qui furono fucilati dall’Italia fascista Ferdo Bidovec, Fran Marušič, Alojz Valenčič e Zvonimir Miloš. Si tratta dei quattro oppositori del regime mussoliniano cui i capi di Stato italiano e sloveno, Sergio Mattarella e Borut Pahor, avevano reso omaggio tenendosi mano nella mano durante la storica doppia visita di quest’estate tra la Foiba e il cippo dedicato agli stessi fucilati antifascisti .

Ieri alla commemorazione della loro morte sono accorsi come di consueto in moltissimi, tanto la ricorrenza è sentita dalla Comunità slovena in Italia. C’erano ovviamente anche sloveni d’oltreconfine e italiani. Solo i posti a sedere occupati all’interno dell’area delimitata erano 800, cui si aggiungono le centinaia e centinaia di persone che hanno seguito da fuori. Notevole è stato lo sforzo della macchina logistica e organizzativa, per consentire lo svolgimento di un evento simile in era Covid.

Tra le autorità intervenute la senatrice del Pd Tatjana Rojc, il presidente del Parlamento sloveno Igor Zorčič, la ministra per gli Sloveni all’estero Helena Jaklitsch e – per la prima volta – il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, che ha in questo modo mantenuto un impegno preso proprio a seguito del 13 luglio. Zorčič ha parlato di collaborazione, di reciproco rispetto e di una nuova pagina. Ha auspicato inoltre che l’Italia riveda la sentenza di condanna a morte emessa dal Tribunale speciale per la Difesa dello Stato nel 1930, dove i quattro caduti antifascisti sono indicati quali terroristi. La questione seguirà il suo iter. Nel frattempo Dipiazza ha detto che per lui «non erano terroristi ma figli di una mamma e di un papà», in quanto tali vittime da onorare: è stato interrotto dagli applausi spontanei dei presenti. «Quando si parla di Oberdan o di Nazario Sauro per gli italiani sono eroi, per gli austriaci traditori», ha commentato a margine Dipiazza, ribadendo la sua personale idea di riconciliazione: «Il Novecento da noi è così. Abbiamo seminato tanto, è ora di raccogliere: non parlo da politico ma da uomo. Mi ha fatto piacere l’applauso, perché era il novantesimo anniversario e perché venivamo dal 13 luglio, oltre che dal concerto dei tre presidenti».

«Si tratta delle prime vittime antifasciste di Stato in Europa», afferma Rojc, raggiunta al telefono: «Per questo dal 1945 in poi hanno sempre partecipato tante persone, a questa cerimonia, che attira antifascisti da tutto il Litorale e che anche stavolta ha rappresentato un capitolo importante. È stata una commemorazione molto sentita e non pomposa, inserita in un clima di positività e con uno sguardo rivolto verso il futuro». Ha preso la parola anche Milan Pahor, a capo del Comitato per le onoranze degli eroi di Basovizza, auspicando che il cippo per i martiri antifascisti diventi monumento nazionale e inauguri così un nuovo inizio nel rapporto tra gli Stati e le comunità. Mauro Gialuz, presidente dell’Istituto per la storia della Resistenza in Fvg, ha sottolineato l’importanza del rispetto per gli antifascisti sloveni, contro le divisioni alimentate dalla propaganda politica.

In serata nella chiesa di Basovizza si è svolta infine una messa in suffragio dei quattro fucilati, alla presenza del vescovo metropolita di Lubiana, tra gli altri. Qui la senatrice Rojc ha tenuto un discorso, ribadendo che «essere un membro consapevole di una comunità nazionale al di fuori dei confini della propria patria è una grande responsabilità e una sfida importante, ma solo se ciascuno pone il bene comune al di sopra dello spettro dei bisogni individuali». —


 

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