Ferriera di Trieste, scattano a Servola i preparativi per la demolizione dell’ex area a caldo

Due immagini dell’area a caldo della Ferriera, recintata per l’avvio dei primi lavori di smantellamento

Richiamati 40 operai specializzati col compito di smontare alcuni impianti poi reimpiegabili nel laminatoio e a Cremona

TRIESTE Gli edifici dell’area a caldo interamente recintati, una quarantina di operai richiamati dalla cassa integrazione e alcuni mezzi specializzati in opere di demolizione arrivati nei piazzali della Ferriera. Il gruppo Arvedi ha cominciato le operazioni preliminari allo smantellamento dell’area a caldo, che nei prossimi mesi comporteranno lo svuotamento degli interni e infine l’abbattimento delle strutture.

Le operazioni sono partite quasi nei tempi stabiliti, considerato che il cronoprogramma dell’Accordo di programma indica l’inizio dei lavori per agosto. Difficile dire invece per il momento se lo smantellamento si compirà secondo i ritmi previsti, che secondo lo scadenziario concordato tra impresa e istituzioni dovrebbero portare entro febbraio alla rimozione integrale di altoforno, cokeria, agglomerato e macchina a colare, con l’effetto di una modifica radicale dello skyline di Servola. Ma liberare gli interni è una cosa e abbattere un’altra: il via libera deve ancora arrivare dalla Conferenza dei servizi coordinata dal ministero dell’Ambiente.


Per lo smantellamento l’Accordo di programma prevede l’impiego di 50 persone e per il momento risulta all’opera una quarantina di lavoratori. Si tratta di personale che, finché l’area a caldo ha funzionato, prestava la sua opera nell’ambito delle manutenzioni: maestranze specializzate e capaci di cominciare a smontare gli impianti esistenti. In questi giorni Arvedi provvederà infatti a recuperare le parti riutilizzabili, che potranno essere vendute o impiegate in altri siti produttivi della società. Gli operai trasferiranno ad esempio alcuni compressori dall’area a caldo al laminatoio e smonteranno le torri di raffreddamento, che verranno reimpiegate a Cremona, dove analoghe parti sono andate perdute a metà agosto nell’incendio divampato nello stabilimento di Spinadesco, a causa della fuoriuscita di acciaio incandescente da un forno guasto.

Si procederà via via allo smontaggio di tutti gli impianti e poi toccherà alle parti metalliche, da vendere come semplici rottami. Fonti sindacali parlano di una grande fretta da parte dell’azienda siderurgica, che sa di essere in leggero ritardo sulla tabella di marcia e che vuole liberare i terreni dagli edifici entro i primi mesi del 2021, per consentire poi alla società costruttrice Icop (braccio operativo di Piattaforma logistica Trieste e cofirmataria dell’Adp) di procedere alla cosiddetta messa in sicurezza dell’area.

Prima dovranno però essere abbattuti gli edifici: non toccherà agli operai di Arvedi ma ad alcune imprese specializzate, che hanno già cominciato a portare all’interno del comprensorio i primi mezzi idraulici necessari per le demolizioni. Solo dopo l’asportazione dei materiali di risulta, si procederà alla messa in sicurezza operativa: termine tecnico che significa rimozione dei primi centimetri di terreno, copertura delle superfici con uno spesso strato di calcestruzzo e creazione degli impianti necessari a convogliare l’acqua piovana verso i depuratori e poi in mare. Sempre secondo il cronoprogramma, la messa in sicurezza dovrebbe cominciare a marzo e protrarsi fino a ottobre, gestita interamente da Icop-Plt, che ha già svolto un lavoro identico nella vicina Piattaforma logistica, di cui la zona dell’area a caldo diventerà un’estensione.

E se quaranta operai sono tornati al lavoro dalla cassa integrazione, altri attendono che sindacati e azienda aprano la trattativa con cui le rappresentanze dei lavoratori chiederanno di ritoccare al rialzo il valore della buonuscita per l’esodo volontario, che secondo gli accordi attuali vale 28 mila euro lordi. Il gruppo Arvedi pare piuttosto freddo sulla possibilità di un incremento e vorrebbe inoltre garantire lo scivolo non a tutti i lavoratori che ne facciano richiesta, ma solo a quelli che potrebbero servirsene per arrivare alla pensione.

Il confronto partirà a breve e già la prossima settimana la Fiom Cgil convocherà un’assemblea degli iscritti per un aggiornamento sulla situazione. I lavoratori attendono di sapere quando inizieranno i corsi di riqualificazione, che dovrebbero prendere il via a ottobre per consentire ai dipendenti in uscita dall’area a caldo di trovare sistemazione nel laminatoio a freddo. Molti in fabbrica lamentano inoltre che la rotazione promessa per incrementare l’entità della cassa integrazione non stia avvenendo, con diversi dipendenti rimasti a zero ore o chiamati a lavorare solo per poche giornate al mese. —




 

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