«Il Covid nei bambini lascia tracce nelle coronarie»

Medici che assistono un bambino malato di Covid

L’intervento di Taddio: «Può essere un fattore genetico, ma sono pochi i casi»

TRIESTE Dal Covid alle complicazioni cardiache. Le ricadute del virus Sars Cov 2 sui minori sono allo studio da parte dei pediatri di tutto il mondo per comprendere e conoscere una malattia che, inizialmente, sembrava non interessare per nulla i più piccoli. L’Irrcs Burlo Garofolo è in prima linea nella ricerca essendo diventato il punto di riferimento nazionale nella raccolta dei dati e i primi risultati delle analisi sono stati presentati nel corso di un incontro, nel contesto di Esof2020, da Andrea Taddio, pediatra dell’istituto e docente dell’università di Trieste.

«Il Covid 19 - spiega Taddio - si manifesta in alcune situazioni con una sindrome simile alla “Kawasaki” portando però a complicanze più gravi sulle coronarie e sul cuore». La Kawasaki è una patologia conosciuta, i sintomi sono: febbre superiore ai 39 gradi, occhi arrossati, eruzioni cutanee simile all’orticaria, mani e piedi che diventano rossi e si gonfiano e linfonodi ingranditi sul collo. Si tratta di una patologia che può durare dalle due alle dodici settimane e un bambino su quattro può sviluppare problemi cardiaci. Il Covid avrebbe generato una specie di “super” Kawasaki e la ricerca in questo momento si sta interrogando se esiste una predisposizione genetica in alcuni pazienti.



«Il Coronavirus - spiega Taddio - ha colpito poco i bambini con una mortalità legata al Covid dello 0,2% rispetto a quella nell’adulto che arriva al 3%. Quello che si è visto nei bambini è la capacità di sviluppare una risposta infiammatoria al Covid che assomiglia alla Kawasaki, una malattia pediatrica che colpisce sotto i 5 anni. Il Burlo ha raccolto tutti i dati a livello nazionale caratterizzandoli clinicamente, un quadro che ha consentito di individuare la necessità di un trattamento immunodepressivo maggiore in alcuni bambini. In Italia non abbiamo avuto nessun decesso, confrontando i dati con Gran Bretagna e Stati Uniti, invece, sono emersi dei casi di morte». I numeri sono contenuti: a livello italiano sono stati ricoverati 149 minori di questi 53 hanno sviluppato caratteristiche gravi. Si tratta inoltre di soggetti più grandi rispetto a quelli colpiti dalla Kawasaki in quanto il Covid ha ricadute più gravi nei soggetti in età scolare dai sette ai nove anni.

«Quello su cui siamo lavorando - spiega il pediatra - è nel comprendere il perché certi bambini sviluppino questa forma più acuta. Da una prima analisi sembrerebbe legata a una possibile predisposizione genetica. I dati, attualmente, sono in fase di pubblicazione sulle riviste scientifiche mentre l’attività prosegue anche perché non siamo affatto fuori dall’emergenza e potrebbe esserci un aumento dei casi di Covid». Al momento, è bene evidenziarlo, non c’è nessuna situazione critica o di gravità tale da dover destare preoccupazione.

«È tutto perfettamente sotto controllo - spiega Taddio - e i genitori non hanno nulla di cui preoccuparsi. Sappiamo come si cura la Kawasaki e anche questa forma più grave generata dal Covid possiamo trattarla. A livello di farmaci si parte con immunoglobuline in vena e poi si procede con il cortisone. I pochi casi che non rispondono a nulla hanno trovato giovamento con alcuni farmaci biologici. I bambini che abbiamo tratto stanno bene, al momento possiamo definirla una patologia acuta e non cronica». —


 

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