«Colombin, la fideiussione fasulla di Cipro firmata da una funzionaria inesistente»

Il procuratore Frezza

Parla l’avvocato Giordano, ex membro del cda della società triestina, autore dell’esposto da cui è scaturito il sequestro

TRIESTE «Non avete idea di cosa succedeva là...». Parla l’uomo chiave del caso Colombin: l’avvocato Pasquale Giordano, 72 anni, ex componente del cda della storica società di tappi triestina finita nel mirino della magistratura. Il legale è senior dello studio internazionale Giordano & Partners con sedi a Palermo e Milano. È lui che ha fatto denuncia in Procura innescando gli accertamenti finanziari, la richiesta di fallimento avanzata dal procuratore Federico Frezza e il sequestro degli immobili. Nell’intervista racconta nei dettagli ciò che gli è passato sotto gli occhi nei mesi del suo incarico nel cda (da dicembre 2019 a marzo 2020): intrighi, giri di soldi sospetti. Carte false. Società create ad arte per interessi poco chiari: scatole vuote?

L'avvocato Pasquale Giordano


Fatti e circostanze che il legale (il suo studio si è appoggiato a Trieste all’avvocato Gianfranco Carbone) ha potuto documentare quando si è fatto avanti in Procura. A cominciare dalla finta fideiussione per il preliminare di vendita degli immobili della Colombin (tra cui quelli sul porto), per un valore di 8,5 milioni. Giordano fa nomi e cognomi.

Avvocato, spieghiamo prima quale era il suo ruolo nella Colombin.

Rahhal Boulgoute (l’imprenditore marocchino che controllava in precedenza la società triestina, ndr) si era rivolto al mio studio, che è uno studio internazionale, per seguire giuridicamente la difficile situazione della Colombin. L’azienda ha debiti per 14 milioni, ma ha anche 7,5 milioni di crediti verso l’estero, solo che il cda precedente non aveva fatto nulla per recuperare il denaro. La Colombin ha pure terreni a Trieste per un valore di circa 13 milioni di euro, più un terreno in Spagna da 30 milioni. La società, se amministrata bene, può dare risultati.



Lei quindi era entrato nel cda.

Sì, il precedente cda era stato sostituito da uno nuovo, presieduto sempre da Andrea Causin (veneto, senatore di Fi, ndr). Poi c’eravamo io e Roberto Bergamo, quest’ultimo portato dall’imprenditore siciliano Salvatore Tuttolomondo (diventato con la Ge.co srl il nuovo azionista di maggioranza, dopo che Boulgoute aveva trasferito il 60% delle azioni, ndr). Tuttolomondo, che è il deus ex machina di tutta questa brutta storia, doveva portare una fideiussione per acquistare i terreni sul porto. Ha detto di poterlo fare e sulla fiducia gli sono state trasferite le azioni. Prima doveva fare un’operazione con una certa Arkus (per inciso: è la società che un anno e mezzo fa aveva comprato il Palermo Calcio da Zamparini. La squadra è poi fallita, ndr), ma poi l’ha fatta con la Gepro Investments Parteners Ltd (un fondo inglese, ndr) che sempre lui controllava.

E cosa è successo?

Tuttolomondo ha fatto fare un’offerta dalla Gepro Investments Parteners Ltd a Colombin, accettata subito dal suo sodale Bergamo (lo stesso messo alla guida del Palermo, ndr), in cui diceva che avrebbe comprato gli immobili per 8,5 milioni, in modo da ricavare soldi e sanare il debito con le banche. Per farlo avrebbe presentato una fideiussione.

Una fideiussione falsa.

Eravamo tutti d’accordo che si dovevano vendere gli immobili. Tuttolomondo ha detto che avrebbe fatto la fideiussione con la Fortress Bank di Londra, una banca miliardaria, e ha fissato l’appuntamento il 3 marzo da un notaio di Roma. Ha fatto venire Bergamo per fare il preliminare con la Gepro. Ma io, che ero nel cda con delega alle questioni legali, non sono stato chiamato. Sono venuto a sapere della vendita dopo un mese. Nella copia della fideiussione abbiamo riscontato che l’operazione era stata fatta dalla Fortress Bank di Cipro del Nord (l’autoproclamata “Repubblica Turca di Cipro del Nord”, ndr) firmata da tale Paulina Fulmhann .

E chi è?

Ci siamo informati. Abbiamo visto innanzitutto che di mezzo non c’era la Fortress Bank di Londra ma la Fortress Bank di Cipro del Nord, una banca che figura nelle liste nere. Non ha soldi, nulla. E comunque la fideiussione era finta. Quindi ho chiamato la banca di Cipro per farmi passare questa Paulina. Mi hanno risposto che non esisteva...che non lavorava lì. Quindi il mio studio ha scritto una lettera alla banca di Cipro per chiedere spiegazioni. La banca ha risposto che era tutto falso, che era un’operazione criminale.

A quel punto cosa ha fatto?

Il 17 marzo sono stato sfiduciato, ma sono andato alla riunione dell’assemblea straordinaria e ho denunciato l’accaduto. Volevo farlo mettere a verbale ma il presidente, cioè il senatore Causin, e Bergamo non volevano. Il notaio però ha scritto e con quel materiale ho preparato una denuncia di 20 pagine con 45 documenti, presentata in Procura a Trieste. Comunque io ho detto a Causin: “Tu sei un senatore... c’è questo imbroglio, come fai a stare con un truffatore?”. Lui prima ha presentato le dimissioni, poi le ha ritirate dicendo che non si abbandona la nave che affonda.

La Colombin è sequestrata ed è stato chiesto il fallimento. Ci sono 72 dipendenti di mezzo. Tutte queste operazioni a cosa puntavano?

A salvare la Colombin: l’operazione di vendita degli immobili, oltre a ricavare denaro per pagare le banche, mirava a creare un deposito fiscale doganale per lo stoccaggio di idrocarburi con un rendimento stimato a due milioni di euro mensili. Un ricavo con cui sostenere la Colombin. E invece Tuttolomondo ha ideato la fideiussione falsa facendo finta di poter comprare gli immobili, probabilmente con l’obiettivo di rivenderli a terzi. E incassare soldi. Uno scandalo.—


 

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