Bonetti mette in fila le priorità: infrastrutture, famiglia, istruzione

Un momento del confronto tra il ministro Bonetti e Grazioli

Il ministro per le Pari opportunità a Trieste per raccontare i problemi dell’Italia nell’era del Covid 

TRIESTE Misure strutturali per ripartire, per risollevare il Paese schiacciato dalla pandemia. Secondo il ministro per le Pari opportunità Elena Bonetti, che ieri ha dialogato alla stazione Rogers col direttore de Il Piccolo Enrico Grazioli, è questa l’unica strategia possibile in un’Italia che tenta di curare le ferite lasciate dal lockdown. L’incontro è stato fissato nel tardo pomeriggio, dopo che la Bonetti ha fatto visita a importanti luoghi della città, tra cui l’Università, la scuola ebraica e la fondazione Luchetta.



Arrivata a Trieste dopo un viaggio che lei stessa ha definito faticoso, è proprio dalla debolezza delle infrastrutture che ha fatto partire la sua riflessione sui limiti che attanagliano il Paese. «L’Italia è ricca di multiculturalità, di spazi unici che spesso restano isolati. Trieste è uno di questi. Una città straordinaria che rischia di rimanere ai margini a causa dei problemi connessi alle infrastrutture. Per questo Italia Viva punta a investire molto sul fronte dei collegamenti. Un Paese scollegato è un Paese che non può ripartire».



Il bisogno di intessere legami più stretti è un’urgenza che riguarda anche il piano sociale. «L’esperienza della pandemia ha squarciato un velo, ha messo a nudo ciò che serve all’Italia. Nei mesi che abbiamo passato chiusi in casa siamo stati costretti a confrontarci con le nostre paure, con le nostre attese. In quel clima di solitudine, è tornato ad avere più valore il rapporto con la propria comunità».

Ed è nella dimensione dei piccoli nuclei che la politica firmata da Italia Viva ha voluto intervenire. A partire da quella famigliare, messa al centro dal Family Act, il disegno di legge approvato a luglio e di cui il ministro ci tiene a rivendicare la valenza. «Abbiamo introdotto bonus parentali, congedi straordinari. Ci siamo impegnati a finanziare i centri estivi. Tutte misure così urgenti da essere state approvate dal Parlamento all’unanimità. Ma i progetti, per essere efficaci, non vanno adottati nell’eccezionalità del singolo caso, ma essere strutturali».


Le debolezze messe sul tavolo durante il pomeriggio trascorso alla stazione Rogers sono tante, e la definizione di un grande problema sembra costringere a discutere di tanti altri problemi minori connessi. Il ministro, però, ha ben chiara la scala delle priorità: «Oltre che sulle infrastrutture e sulla famiglia, bisogna spendersi per l’educazione e per la questione femminile. Per le donne è stato fatto ancora troppo poco. Se la situazione non cambia adesso, in futuro sarà troppo tardi. E ci ritroveremo con un mondo scritto totalmente al maschile».

C’è stato spazio anche per la questione referendaria, sfiorata appena dal ministro, che ha preferito non svelare il suo voto alle urne: «Mi limito a dire che un taglio dei parlamentari isolato, senza una riforma profonda delle regole del gioco, non renderà più efficiente i lavori alle Camere. La riforma strutturale di cui c’era bisogno era quella che è stata bocciata nel 2016». —

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