Esof Trieste diventa laboratorio su insidie e soluzioni della pandemia da Covid

Grande interesse del pubblico per il dibattito un po’ in presenza un po’ in remoto sui danni del Covid-19 nell’ambito di Esof in Porto vecchio con esperti di fama mondiale Foto di Massimo Silvano

Il tossicologo Hartung: «Attacca anche il cervello, gli effetti ancora ignoti.  Il guru della sostenibilità Sachs: «Serve una conversione ecologica della politica»

TRIESTE Il coronavirus è un’insidia che non va sottovalutata, perché sappiamo ancora poco dei suoi effetti a più lungo termine sul nostro organismo. Al contempo è una minaccia che può essere contenuta, ma soltanto se il mondo politico saprà fare capitale delle conquiste che la scienza ha fatto dall’inizio dell’epidemia: grandi speranze vengono dalla lotta ai vaccini. Sono alcuni degli spunti che si possono trarre dagli incontri sul tema Covid avvenuti ieri, giovedì 3 settembre, durante la seconda giornata di Esof2020.




In mattinata una tavola rotonda ha illuminato due tra gli studi più avanzati sul virus, un progetto di vaccino e la scoperta che il Covid può infettare direttamente le cellule cerebrali. Moderata dal Science editor di Financial Times Clive Cookson, la tavola rotonda ha visto gli interventi di David Budtz Petersen (co direttore dello Humanomics Research Centre dell’università Aalborg di Copenhagen), David O’ Reilly (virologo per un centro di ricerca di British American Tobacco che sta lavorando a un vaccino al Covid basato sulle piante di tabacco) e infine il clarissimo tossicologo Thomas Hartung della John Hopkins University.



Hartung ha parlato della recente conferma dell’attacco del virus alle cellule cerebrali: «C’erano pazienti con sintomi con implicazioni cerebrali - ha spiegato -, ma queste potevano essere dovute a tanti altri aspetti della malattia». Ora invece è confermato che il virus infetta direttamente le cellule del cervello: non sappiamo ancora quali siano gli effetti, né se questo comporti risvolti a lungo termine. Hartung invita alla cautela: «Ci sono persone giovani che dicono “posso anche prendere il Covid, tanto sopravvivo”. È vero, ma potrebbero esserci rischi di cui ancora non abbiamo coscienza: anche pazienti che non hanno avuto sintomi durante l’infezione potrebbero sviluppare qualcosa dopo anni».



O’ Reilly ha parlato della corsa al vaccino, sottolineando come il dovere delle istituzioni sia «garantire l’efficacia», in modo da rassicurare le popolazione che, al di là delle teorie complottiste o negazioniste, può avere dei legittimi dubbi sull’affidabilità. «Dovrà essere ben fondato e sicuro», hanno concordato gli esperti al tavolo, perché un margine di effetti collaterali è inestricabile dalla natura di ogni farmaco.



Pedersen ha rilevato che alcune nazioni, come la Nuova Zelanda e la Danimarca, hanno colto la pandemia come un’occasione per rafforzare il ruolo pubblico degli esperti: nella maggior parte dei casi non è stato così, visto che secondo uno studio del World economic forum solo tre adulti su quattro (74%) intendono vaccinarsi (l’87% invece in Cina).



Nel pomeriggio il direttore di PromoTurismoFvg Lucio Gomiero ha intervistato, in diretta da New York, l’economista Jeffrey Sachs, autore dei “17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile”. Dal suo appartamento - «in cui sono chiuso da mesi» -, l’economista ha elaborato una critica senza sconti ai governi che hanno scelto una linea riduzionista sul Covid, a partire dagli Usa: «Contrariamente a quel che si dice - ha premesso - la scienza ha saputo fare la sua parte. Gli scienziati ci avvisavano da anni del rischio “spillover”, inascoltati. In pochi mesi sono stati prodotti centinaia di migliaia di articoli, e a due settimane dall’individuazione del virus il genoma era già stato messo a disposizione del mondo.

E in questo la scienza cinese ha avuto un ruolo importante. Incolpare la scienza o la Cina del disastro della pandemia significa raccontare bugie, è stato un fallimento politico». Secondo Sachs l’evento Covid ha portato alla luce l’impreparazione di molta classe politica: «Non c’è cultura scientifica. Il nostro presidente è un bugiardo patologico, quotidianamente antiscientifico, fino a proporzioni scioccanti. Gli Usa hanno avuto così tante migliaia di morti per la completa incapacità e disinteresse di Donald Trump». Sachs ha individuato in questo genere di politiche un ostacolo alla lotta ai pericoli di oggi: «Cambiamento climatico, perdita di biodiversità, superinquinamento, epidemie. Per combatterle dobbiamo decarbonizzare la nostra economia, ma per farlo serve una politica basata su giustizia e conoscenza. Spero che gli Usa possano fare un Green New Deal».



Sempre nel pomeriggio la InterAcademy Partnership (Iap), unione internazionale di accademie, ha presentato un inquietante studio sul mondo dei farmaci: secondo quanto rilevato il 20-30% dei medicinali in circolazione in Asia e in Africa sono falsi o prodotti senza rispettare gli standard, così come il 30-50% per cento delle medicine antimalariche nel Sudest asiatico. Il problema riguarda anche i cosiddetti «Paesi sviluppati», dove il 50% dei prodotti venduti online risultano falsi. Il il coordinatore del gruppo di lavoro che ha realizzato il rapporto, Yves Juillet, ha dichiarato: «Il diritto alla salute delle persone è inalienabile. La vendita di prodotti falsi o sotto gli standard è un crimine e quindi deve essere perseguito e punito con il massimo della severità». —


 

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