Esof 2020, la grande occasione. Vola il binomio Trieste-ricerca: «Scienza e società dialoghino di più»

Il taglio del nastro di Stefano Fantoni affiancato dalle autorità

Fantoni e Matlosz: «Non potevamo rimandare, serviamo ora». Il cardinale Parolin: «Uniti per salvare la casa comune»

Esof2020, il video di presentazione alla cerimonia inaugurale

TRIESTE Dal coronavirus al cambiamento climatico, le sfide del nostro tempo richiedono una visione globale in grado di penetrare la complessità delle interazioni tra l’ecosistema e le società umane. Un cambiamento di paradigma in cui per la scienza si prospetta un peso diverso all’interno del nostro sistema sociale.



È questo, pur articolato nei punti di vista anche contrastanti dei relatori, il filo concettuale che ha attraversato la cerimonia di apertura di Esof2020, ieri al Centro congressi di Porto vecchio. Un lungo pomeriggio in cui i protagonisti del forum, Euroscience europea e triestina e le istituzioni, hanno dato un avvio festante all’evento dell’anno, strappato agli imprevisti del 2020.

La conferenza è entrata nel vivo con l’intervento del segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, seguito dal ministro dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi, dalla direttrice del Cern Fabiola Gianotti e dalla virologa Ilaria Capua.



Il primo a prendere parola è stato il Champion di Esof2020, Stefano Fantoni. Dopo i ringraziamenti a tutti i sostenitori, ha aggiunto: «Grazie a tutti quelli che hanno accettato di fare Esof quest’anno, e grazie alla nostra squadra che ha saputo affrontare e superare gli imprevisti con eroismo. Ricordiamo anche Pierpaolo Ferrante, che non c’è più e ci manca molto».

Fantoni si è volto quindi al presente: «La scienza non può esimersi dall’essere protagonista in tutto quello che sta accadendo». Il nostro tempo richiede di «non avere paura» della conoscenza, e dei nuovi orizzonti che la scienza apre: «Andare oltre le colonne d’Ercole. Chi crede nella scienza vive nell’ottimismo, nella fiducia per la capacità umana di non soccombere all’ignoto».

Al contempo il presente impone «alla scienza di uscire dalla comfort zone del laboratorio e rinnovarsi. Come disse Popper, il futuro è aperto, dipende da cosa noi facciamo. Ciò significa che dobbiamo cambiare noi stessi». Il presidente di Euroscience Michael Matlosz ha legato a questo la scelta di organizzare comunque Esof: «In un momento così cruciale per noi era impensabile rimandare un momento di dialogo, scambio e dibattito fra scienza e società. È stata una sfida, ma tanti eroi hanno lavorato per superarla». Sono poi intervenuti il sindaco Roberto Dipiazza e il presidente Massimiliano Fedriga (si faccia riferimento all’articolo a destra, ndr).




Il cardinale Parolin ha fatto più volte riferimento all’enciclica Laudato si’ nel suo intervento: «Nel dialogo con la scienza, ascoltiamo con grande interesse la voce che scienziati e ricercatori alzano a tutela soprattutto della dignità dell'essere umano, della giustizia globale e della cura della casa comune. Questi tre elementi sono imprescindibili per poter pensare e realizzare un futuro di convivenza pacifica tra i popoli». Il cardinale ha citato l’approccio di «ecologia integrale» delineato dall’enciclica: oggi servono «soluzioni integrali», che tengano conto dell’insieme di problemi come il cambiamento climatico «nella loro complessità». La necessità di un nuovo approccio «non riguarda solo le scienze esatte», ha proseguito, ma deve tener conto delle scienze umanistiche e della religione, «forma sapienziale che non può essere ridotta al razionale»: «Scienza e fede sono unite in questa sfida».


Parolin ha poi esposto la «preoccupazione della Chiesa» per la digitalizzazione dei rapporti umani: «C’è il rischio di una genuina trasformazione antropologica». Parolin ha sottolineato infine i rischi del diffondersi di pensieri anti-scientifici: «Assistiamo al diffondersi di nuove credenze e opinioni che non sono riscontrate dall'oggettività della scienza».




Dopo l’intervento del ministro Manfredi è toccato alla direttrice del Cern Fabiola Gianotti: «La ricerca scientifica è un sistema di valori - ha detto -. Il Covid ha scosso la società e dimostrato che essa non è sostenibile. Possiamo metterci una pezza, o creare un mondo più inclusivo e sostenibile per la nostra società». La virologa Ilaria Capua è intervenuta in teleconferenza: «Il Covid ci sta urlando che serve più interdisciplinarietà per superare la crisi e trasformarla in opportunità». Il Covid ha portato alla luce le linee di faglia della società, dall’organizzazione delle città ai trasporti, ovviamente il sistema sanitario: «Ma in questi sei mesi di esperimento forzato abbiamo visto che se “spegniamo” la macchina per sei mesi il pianeta risponde. Serve un sistema sanitario sostenibile, intendendo con salute non solo quella dell’uomo». —


 

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