Da casa a scuola sui bus con capienza all’80%: il rebus dei controlli. Il prefetto: «Buon senso»

Valenti invita i cittadini a scegliere orari diversi rispetto a quelli di punta legati alla mobilità degli studenti. Perplesse le aziende di trasporto 

TRIESTE Chi controllerà che la capienza degli autobus non superi l’80%, soprattutto nelle fasce orarie più critiche, quelle utilizzate dagli studenti? Chi, ad ogni fermata, si prenderà la briga di contare quante persone scendono e quante, di conseguenza, possono salire? Se sui mezzi pubblici l’obbligo di indossare la mascherina è di facile verifica, le novità contenute nelle linee guida predisposte in previsione dell’avvio dell’anno scolastico, in molti casi si prevede resteranno sulla carta. «Come per larga parte delle prescrizioni – valuta il prefetto di Trieste Valerio Valenti – ci si rimetterà al buon senso dei cittadini. Pensare ad un sistema di controllo preventivo per misurare il rispetto della capienza sui mezzi di trasporto pubblico da parte delle forze dell’ordine non è pensabile – premette – ma è ovvio che, come sempre, non ci tireremo indietro intervenendo di fronte a segnalazioni di evidenti criticità».

Tenendo conto delle fasce orarie più critiche (7.30-8.30 e 13.30-14. 30) determinate dalla mobilità degli studenti, «usando, come dicevo, il buon senso – consiglia il prefetto –, chi può utilizzare gli autobus in altri orari, prediliga quella scelta». Il limite della capacità all’80% è per il presidente di Trieste Trasporti Pier Giorgio Luccarini «una misura di compromesso che, sulle tratte urbane, risulta del tutto inapplicabile». Tenendo presente che un normale autobus di linea da 12 metri è omologato per circa cento passeggeri «non si capisce francamente quale sia la differenza – si chiede il presidente – tra portarne cento o portarne ottanta. Inoltre c’è il problema dei controlli: gli autisti guidano ed è sulla guida che si devono concentrare ed è impensabile, per ovvie ragioni, che ogni autobus abbia un addetto alla conta dei passeggeri». Va anche valutato che «fermare gli autobus per contare i passeggeri – precisa Luccarini – significa interrompere il servizio e provocare ritardi che non ci possiamo permettere».


Nell’isontino, sul versate dunque dell’extraurbano, «utilizzando come facciamo ora i posti a sedere e non quelli in piedi comunque consentiti – spiega la presidente di Apt Caterina Belletti –, facciamo viaggiare le corriere già all’80% della capienza». Le aziende di trasporto pubblico hanno in mano i dati sui potenziali utenti di ogni polo scolastico che la Regione per tempo aveva acquisito. «Per avere certezze e calibrare il servizio – prevede Belletti – servirà però attendere qualche mese: ci sono fattori che possono determinare dei cambiamenti. Quanti, ad esempio, con il bel tempo sceglieranno mezzi alternativi, e quanti con il calo delle temperature useranno di nuovo la corriera? Che percezione del pericolo avranno gli utenti, magari anche a seguito del primo riscontro di un positivo in una scuola?». Concludendo e commentando le nuove linee guida del governo, Belletti sostiene che «per lavarsi la coscienza mostrando di prendere dei provvedimenti a tutela del tragitto casa-scuola, dopo mesi la montagna ha partorito il topolino».

Per Mariagrazia Santoro, consigliere regionale del Pd ed ex assessore alle Infrastrutture, invece, «il fatto che sia stato siglato all’unanimità l’accordo sul trasporto scolastico toglie a Fedriga ogni alibi per il buon funzionamento del servizio in regione». Santoro si augura che ora «nella riprogrammazione del trasporto si tenga conto anche delle circa 40 piccole imprese artigiane del settore del trasporto turistico, ferme da marzo, che non sono state nemmeno contattate per sostenere un possibile aumento di fabbisogno di mezzi». A proposito dell’accordo sul trasporto pubblico locale e scolastico, definito da Fedriga un «compromesso accettabile», Salvatore Spitaleri, componente della commissione paritetica Stato-Regioni ritiene «sbagliato parlare di “compromesso” sul trasporto, perché presuppone la logica del nemico, del conflitto di interessi divergenti». Per Spitaleri «se si preferisce il contrasto politico è meglio abbandonare le responsabilità istituzionali e dedicarsi più proficuamente alla lotta politica. Chiamarsi continuamente fuori dalla solidarietà nazionale ed europea vuol dire cancellare autonomia e sussidiarietà in nome della logica del più forte». —


 

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