Dopo 47 anni va in pensione l’anfibio in stile James Bond

È ancora perfettamente funzionante però la sua tecnologia è ormai obsoleta Durante le visite stregava i bimbi: sarà esposto al museo dei pompieri di Mantova

A Gorizia dopo 47 anni va in pensione l'anfibio in stile James Bond

GORIZIA Il contachilometri sul cruscotto segna 28.605 km. Può sembrare poco. Eppure è tanto e non perché al conteggio mancano i movimenti su acqua. Dietro a quel numero, che per una qualsiasi autovettura è ridicolo, si cela un grande pezzo della storia dei vigili del fuoco di Gorizia. Non è un caso che ieri il mezzo anfibio del comando di via Paolo Diacono sia partito per Mantova, dove ora troverà posto accanto agli altri cimeli del Corpo nazionale nella Galleria storica dei vigili del fuoco. Un po’ macchina, un po’ barca, la sua vita operativa è durata 47 anni e anche per lui è quindi arrivata l’ora della meritata pensione.



Con quel suo essere contemporaneamente un mezzo terrestre e un mezzo galleggiante, durante le visite in caserma delle scolaresche, l’anfibio, se non era il pezzo più ammirato dai bambini, era per lo meno uno dei pezzi più interessanti e affascinanti della “collezione”. Quella compresenza di ruote e scafo con elica e timone accendeva l’immaginazione di tutti, rendendo in qualche modo reale la Lotus Esprit subacquea guidata da James Bond/Roger Moore nel film del 1977 “007-La spia che mi amava”. L’anfibio dei vigili del fuoco però è antecedente.

Targato VF10528 è entrato in servizio nel marzo del 1973. Inizialmente venne consegnato al comando provinciale di Verona. A Gorizia arrivò soltanto 12 anni e mezzo più tardi. Fece il suo ingresso dalla porta carraia di via Paolo Diacono il 26 settembre 1985 e anche se da ieri è diventato un pezzo da museo, non significa che non sia più funzionante. Grazie alle attenzioni e alle cure del personale isontino - in particolare del perito Ezio Comauli che lo aveva a cuore e lo ha trattato come un figlio fino al congedo - è ancora in condizioni eccellenti e in linea teorica potrebbe ancora operare. Il concetto del mezzo anfibio però oggi è superato. È anche a causa della sua scarsa manovrabilità in acqua che ormai da anni, in caso di alluvioni o di ricerche fluviali, viene sostituito dai più agili gommoni. Nonostante questo, il ministero degli Interni - che sapeva della sua esistenza - ogni tanto chiedeva di farlo intervenire di qua o di là in giro per la Penisola. Oltre che in regione venne impiegato, per esempio, ad Alessandria.

Ispirato ai mezzi da sbarco statunitensi Duwkw utilizzati dagli stessi pompieri fino agli Anni Settanta, l’anfibio fu progettato e realizzato dalla Fiat con tecnologia tutta italiana. Sul cruscotto le manette accanto al volante possono confondere le idee, si legge per esempio: “Direzione timone”. «Come noi “anfibisti”, anche lui è ormai in via d’estinzione - ricorda il capoturno Ezio Bregant-. A Gorizia eravamo una ventina abilitati alla sua guida, poi, piano piano, sono andati tutti in pensione e ora siamo rimasti un paio per turno». E dalla prossima settimana ce ne sarà uno in meno perché il caso vuole che il 31 agosto sarà l’ultimo giorno di servizio per lo stesso Bregant che, dopo oltre 42 anni, pure lui, saluterà i colleghi.

Che i chilometri medi percorsi su strada siano poco più di 600 all’anno si spiega in maniera semplice. Oltre al fatto che è un veicolo particolare, utilizzato soltanto in situazioni eccezionali, è anche un veicolo piuttosto scomodo. «Quando si correva, per le vibrazioni, quasi cadevano le otturazioni dai denti», sorride Bregant. Per questo, se possibile, per raggiungere il luogo delle operazioni veniva caricato sul rimorchio di un bilico, come accaduto ieri per il suo ultimo viaggio. Oltre ai due posti anteriori, nel cassone posteriore sono presenti delle panche laterali in legno che permettevano di trasportare fino a dieci persone. «Ai tempi era eccezionale - precisa a scanso di equivoci il capoturno -, ma oggi è obsoleto. Quando con le ruote toccava terra, non c’erano problemi, ma quando navigava, se c’era un po’ di corrente, non sapevi dove potevi andare a finire. Comunque, il suo lo ha fatto: ha portato in salvo un sacco di gente. A Pordenone, durante l’alluvione, abbiano recuperato molte persone rimaste isolate nelle loro case. In certi punti sotto di noi c’erano anche 4 metri d’acqua». A caricarlo sul rimorchio del bilico è stato Enea Cernic. «Per me è stato un onore essere stato l’ultimo a guidarlo - dice -. Per le sue caratteristiche tecniche, l’anfibio è un mezzo affascinante ma era anche molto temuto».

Ora per ammirarlo bisognerà andare al museo di Mantova dove da Gorizia, prima di lui, è arrivato un piccolo mezzo cingolato con benna:l’FL4. —

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