Caos trasporti scolastici: Trieste “sfida” Roma sui bus a mezzo carico

Regione orientata a prorogare l’ordinanza che, in deroga alle linee del governo, consente ai mezzi pubblici di accogliere il 100% dei passeggeri. L’ira di Fedriga

TRIESTE Sul tema trasporti scolastici si brancola ancora nel buio. Il vertice di ieri tra governo e Regioni, al quale hanno preso parte gli assessori Graziano Pizzimenti e Alessia Rosolen si è risolto in un nulla di fatto. Una fumata nera che manda su tutte le furie Massimiliano Fedriga, pronto a denunciare il rischio paralisi dell’intero sistema scuola. Tanto che il suo orientamento pare essere quello di “sfidare” Roma, prorogando l’ordinanza che autorizza la piena occupazione nonostate le direttive del governo impongano invece il dimezzamento dei passeggeri.



In Friuli Venezia Giulia sul “pieno carico” dei mezzi pubblici ora si opera infatti deroga a fronte di un’ordinanza regionale a che scadrà il prossimo 31 agosto. Vista l’incertezza romana, si pensa di prorogarla almeno fino al 7 settembre.

Molti i nodi ancora da sciogliere, mentre gli alunni sentono avvicinarsi il suono della campanella. Il ministero dei Trasporti nei giorni scorsi aveva anticipato alcune linee guida. Tra queste la previsione di viaggi a capienza massima su bus e corriere solo per tragitti con durata massima di 15 minuti. Un’indicazione che, di fatto, taglia fuori la stragrande maggioranza delle corse casa-scuola. Come dovrebbe regolarsi infatti uno studente che, da Muggia o da Duino, dovesse raggiungere un liceo in centro a Trieste? E uno residente a Grado iscritto in un istituto in centro a Gorizia? Impossibile insomma, secondo la Regione, dare risposte certe a famiglie e ragazzi in queste condizioni. «Se non ci consentono di far viaggiare i mezzi pubblici con la capienza al 100 %, in Friuli Venezia Giulia non verrebbero più date garanzie sul trasporto pubblico e non ci sarebbero più certezze su treni, corriere e autobus», tuona l’assessore regionale ai Trasporti Graziano Pizzimenti.



Altrettanto sul piede di guerra, come detto, Fedriga. «La nostra comunità, dopo lunghi mesi di sacrifici, merita di ottenere risposte immediate. In caso contrario il rischio è di bloccare l'intero sistema e di non garantire i diritti di famiglie e ragazzi». Il Friuli Venezia Giulia pretende dal governo risposte concrete e definitive in merito alla ripresa delle attività didattiche. «Sindaci, presidi, insegnanti, famiglie e gli stessi studenti – evidenzia il presidente – non possono attendere oltre per conoscere con quali modalità si potranno riprendere le lezioni e come verranno erogati i servizi accessori». Pizzimenti sottolinea come si sia oramai «fuori tempo massimo: qualsiasi attività che modifichi il sistema in vigore da anni avrebbe bisogno di un’organizzazione complessa. È da fine maggio che ne parliamo e oggi (ieri, ndr)ieri hanno nuovamente rinviato ogni decisione. Manca al governo il coraggio di fare una scelta politica: se da un lato è giusto avvalersi delle indicazioni del Comitato tecnico scientifico, serve poi un’autonomia politica che assuma delle responsabilità».



Navigano a vista anche le aziende di trasporto pubblico locale, preoccupate ovviamente per le decisioni che il governo si appresta ad adottare: «Come potremmo decidere chi può e chi non può salire a bordo? Come e chi potrebbe garantire che fra i passeggeri ci sia almeno un metro di distanza? – si chiede il presidente di Trieste Trasporti Pier Giorgio Luccarini –. Soluzioni di compromesso non esistono: se fosse riproposto il 50 per cento dei carichi, servirebbe il doppio dei mezzi e del personale, e non ci sono né gli uni né gli altri. I tempi per ridisegnare il servizio e gli orari degli autobus ormai sono ampiamente scaduti».



Sul fronte Isontino, la presidente di Apt Caterina Belletti evidenzia come «le considerazioni di una settimana fa siano purtroppo amaramente attuali, con l’aggravante che il tempo scorre invano. Da parte nostra non è possibile sopperire a questa situazione, a questo bisogno, acquistando centinaia di autobus». Una considerazione, quella della presidente Belletti che valuta anche l’impossibilità di ammortizzare un eventuale acquisto di mezzi: se la prossima primavera, come si spera, l’emergenza terminerà, cosa farebbero le aziende di quell’enorme investimento e di quei mezzi? —


 

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