La panchina corta del Pd in Fvg e l’opzione civica in campo per vincere i derby clou

Messi ormai fuori rosa “big” del calibro di Bolzonello e persi pezzi da novanta come Rosato, i dem vanno a caccia di volti e progetti nuovi. Puntando tutto su Russo in versione anti Dipiazza 

TRIESTE È un partito che finisce un’era, se guardi a Sergio Bolzonello, Franco Iacop e Enzo Marsilio all’ultimo giro di giostra in piazza Oberdan. Ma è anche un partito, avverte un dem, che non ha troppi trentenni in pista per il ricambio, non come servirebbe dopo tante batoste elettorali. Per questo, ammettono i più ottimisti, è preferibile concentrarsi sulle partite giocabili piuttosto che su tutto il campionato. Una è ravvicinata, ed è pure la più importante: le comunali di Trieste.

È sulla riconquista del municipio triestino che il Pd, che ha smesso di litigare al suo interno, ma deve ora capire in che modo tornare a vincere, è convinto di avere le maggiori chance di battere il centrodestra e iniziare la rincorsa dopo aver perso Regioni e capoluoghi. Mai in passato c’era stata la sensazione di un Roberto Dipiazza in calo di consensi, non più troppo gradito a un’ampia platea di moderati. Né mai era stata così vasta la convergenza su una candidatura, quella di Francesco Russo. L’unica incognita è legata a fattori che nulla c’entrano con la politica: solo all’inizio del 2021, a pochi mesi dalle elezioni, Russo potrà avere la certezza del superamento della malattia resa nota a inizio giugno. Ma il coraggio di quell’annuncio è lo stesso che spinge il consigliere dem più votato in Regione nel 2018 a muoversi oggi, pur nella consapevolezza della prova da affrontare, da sfidante di Dipiazza. Dal fortino Pd, ma con un connotato, sin d’ora, fortemente civico.



Nessun dubbio che, se toccherà a Russo, scenderà in campo a suo sostegno una lista personale, e pazienza se il ruolo dei dem sarà di secondo piano, come accadrà a Cividale, unico comune sopra i 10mila abitanti al rinnovo quest’anno, ma con un Pd che non stampa il suo simbolo sulla scheda. Una lista, quella di Russo, che riassumerebbe le battaglie di chi nel 2016 è stato visto come l’eretico per avere forzato le primarie con l’uscente Roberto Cosolini, ma è riuscito a unire le parti su città metropolitana, Porto vecchio, valorizzazione della scienza, attenzione alle periferie, i temi portanti da contrapporre al Dipiazza IV. Il Russo in versione civica non sarà una sorpresa, dato che le regole di ingaggio sono già condivise dai piani alti del partito: dal segretario regionale Cristiano Shaurli alla segretaria provinciale Laura Famulari, fino all’ex sindaco, che ha dato il suo endorsment parlando esplicitamente di un campo da costruire «nel modo più aperto» e della necessità di un civismo «non di maniera, ma voglioso di dare il suo apporto al cambiamento».



Tutti con Russo, dunque, anche se non mancano le voci su qualche tentazione di Debora Serracchiani per una soluzione che, di civico, abbia pure il curriculum. Si sussurra di un sondaggio nel cassetto e di un altro autunnale commissionato nel contesto di un tema ricorrente, quello che rimanda al compagno patron della Barcolana Mitja Gialuz, che ha peraltro già ufficializzato, a febbraio, il suo «no, grazie».

Se si finisce con l’accettare un percorso di inserimento del Pd in un progetto civico, che ne resta tuttavia di un partito che viaggiava nel 2014 al 40%, che alle comunali 2016 ha messo in piedi la lista più votata (18,4%) e che alle regionali 2018, nella circoscrizione triestina, con il 23,9% ha visto davanti solo l’irraggiungibile Lega? Secondo qualcuno, appunto, il problema è di classe dirigente. Mancano i sostituti pronti, i giovani, nel momento in cui Ettore Rosato e Antonella Grim hanno seguito Matteo Renzi in Italia Viva, Isabella De Monte ha fatto lo stesso con Carlo Calenda e Azione (si tratta di un parlamentare con le stellette, dell’ex segretaria regionale e di un’ex europarlamentare) e consiglieri di lunga data sono vicini all’addio. Iacop e Marsilio, assessori in era Illy, per raggiunto limite di mandati, Bolzonello, come ripetutamente annunciato, per la scelta di abbandonare la politica: un primo segnale arriverà tra qualche mese con il passaggio di testimone alla guida del gruppo in Consiglio (al suo posto, pare, ci sarà Iacop, ma è in corsa anche il goriziano Diego Moretti). Proprio per Iacop, come per l’ex segretario regionale Salvatore Spitaleri, chissà, si potrebbe aprire la strada del Parlamento (con la spada di Damocle, per tutti, della possibile riduzione degli eletti), ma ci sono comunque posti liberi da occupare.

C’è chi non trascura le risorse degli enti locali e cita i sindaci di Basiliano Marco Del Negro, di Paluzza Massimo Mentil, di Tolmezzo Francesco Brollo (in questo caso non si parla però di un iscritto). Ma non c’è molto altro, in aggiunta a Caterina Conti, presidente della commissione nazionale di garanzia dei Giovani dem, delegata alla Scuola in segreteria Fvg, e Alessandro Venanzi, che il prossimo anno ne compirà 40, e infatti è il più pronto, da capogruppo in Comune di Udine, alla grande sfida per il municipio. Udine, visto com’è andata nel 2018, con soli 200 voti a separare Vincenzo Martines da Pietro Fontanini, è, come Trieste, una delle partiti giocabili, ma dai tempi lunghi. Il resto viene considerato fuori portata.

Chi può sconfiggere Alessandro Ciriani a Pordenone? Chi Anna Cisint a Monfalcone? Chi Rodolfo Ziberna a Gorizia? Non il Pd da solo. E dunque, se mai si vorrà rendere competitive quelle amministrative, sarà necessario verificare l’estensione locale dell’accordo nazionale con il Movimento 5 Stelle. Un accordo, quello con i grillini, che Russo non rincorrerà, ma che invece sarà probabilmente opportuno cercare altrove perché i papabili (Nicola Conficoni per Pordenone, Riccardo Cattarini a Monfalcone, per Gorizia si vedrà) non ce la potranno fare da soli. E così sarà per le regionali 2023. Manca tanto, ma non si vede all’orizzonte un anti-Fedriga targato Pd. Per questo, non a caso, è spuntata l’ipotesi Stefano Patuanelli.

L’alternativa, a oggi, è quella caldeggiata già in passato. Una personalità esterna ai partiti, il De Toni (ex rettore dell’università di Udine) della situazione. O il Giorgio Simon, l’ex dg dell'azienda sanitaria con cui si sta iniziando a ragionare a Pordenone. E le primarie? Scomparse dall’agenda. —

3. - continua


 

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