Il lupo ormai di casa dalle Alpi al Carso. L’Isontino diventa terra d’esplorazione

Avvistamento di luglio, manca ancora il riscontro scientifico ma gli esemplari scendono dal Pordenonese e dalla Slovenia

Il lupo è di casa dalle Alpi al Carso, l'Isontino la sua terra di esplorazione

A distanza di un mese dalla segnalazione, non risulta esserci traccia tangibile della presunta carcassa di lupo avvistata nell’area tra Cormons e Mariano nei pressi del ponte sul Versa. A livello scientifico, dunque, l’avvistamento rimane solo un avvistamento e non può essere quindi confermato. Tuttavia la presenza del predatore nella pianura isontina non è da escludere a priori dal momento che intorno sono numerosi i branchi censiti.

Un lupo fotografato dalla staff di Filacorda

Dal Carso sloveno all’alto corso dello Judrio, passando per la foresta di Tarnova, i gruppi sono diversi. Ma anche a Ovest la presenza è confermata: di famiglie ce ne sono nelle Prealpi e nei Magredi pordenonesi, e la presenza di lupi è stata verificata anche nella Bassa friulana. I singoli esemplari, dunque, possono potenzialmente essere ovunque. «Non è da escludere la presenza di questi animali in provincia di Gorizia perché sono naturalmente in espansione», osserva Stefano Filacorda, ricercatore e coordinatore degli studi sulla fauna selvatica dell’Università di Udine che spiega come il lupo sia ricomparso recentemente nelle zone di pianura.

Nel ricordare che la prima riproduzione di lupi è avvenuta nei Magredi pordenonesi e che una lupa è stata investita nella Bassa friulana, osserva: «In questo contesto non è da escludere che singoli lupi in dispersione possano muoversi nella provincia di Gorizia, utilizzando i corridoi costituti da corsi d’acqua spesso coperti di vegetazione o sfruttando le coltivazioni alte, provenienti sia dai branchi sloveno-dinarici, sia da quelli localizzati nei Magredi e nelle zone prealpine friulane; ci sono alcune segnalazioni da riferirsi all’Alto Collio e al Carso e anche un investimento lungo la ferrovia Udine-Gorizia; è importante ricordare come tutte queste segnalazioni necessitano di ulteriori conferme sia genetiche - nel caso del presunto lupo investito tra Cormons e Mariano - sia con altre tecniche».

Uno sciacallo dorato


Grazie anche ai collari, risulta che da anni alcuni individui di lupi sloveni dei branchi prossimi al confine effettuino delle “sortite” sul Carso italiano. «Il Carso in toto rappresenta un’area di potenziale neo-colonizzazione da parte del lupo, cosi come, il lupo è segnalato con costanza nell’alto Judrio», prosegue Filacorda, aggiungendo: «Considerare la potenziale presenza di queste specie, senza creare però facili allarmismi, ci permette di meglio rapportarsi ad esempio con allevatori e cacciatori, categorie con cui bisogna stabilire dei rapporti franchi e rigorosi descrivendo il loro potenziale impatto e l’influenza sugli ecosistemi e di conseguenza adottando misure che possano permettere di convivere, come ad esempio la protezione degli animali domestici. Il lupo si sta espandendo in maniera decisa e proprio grazie a questa espansione non c’è necessità alcuna di reintroduzioni, non ce ne sono state mai in Italia e neppure sono previste, motivo per il quale l’Università di Udine si sta impegnando nel capire dove vivono il lupo e lo sciacallo, giunti per via naturale nella nostra regione, e le loro relazioni con le attività umane». —

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