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Morte nel pozzo a Gorizia, il legale degli educatori: «Solo tre staffe e manutenzione nulla»

L’area del pozzo nel giardini di palazzo Coronini in cui è precipitato e ha trovato la morte il tredicenne Stefano Borghes

L’avvocato Ferletic: «Copertura malferma». Ma si attende la perizia. Minorenne il terzo istruttore della caccia al tesoro

GORIZIA Una data cerchiata di rosso sul calendario ancora non c’è. Ma mentre si è (ancora) in attesa della perizia che riguarderà il pozzo in cui ha trovato la morte il tredicenne Stefano Borghes, iniziano a delinearsi le linee difensive degli avvocati dei quattordici indagati per la tragedia del parco di palazzo Coronini.



L’avvocato Franco Ferletic, difensore degli animatori Andrea Gaudenzi e Gabriele Brumat indicato dalla Curia, sembra non avere alcun dubbio. E fornisce la sua chiave di lettura, la sua verità. «La nostra linea difensiva, stringi stringi, è molto semplice ed è legata alla manutenzione del pozzo che è stata pressoché nulla». Anche se, ripetiamo, non è stata ancora effettuata l’attesissima perizia sul manufatto, Ferletic pare avere pochi dubbi.

«Il problema vero – scandisce – è che il pozzo era, sì, coperto ma le staffe non erano fissate. Peraltro, c’erano tre appoggi e, probabilmente, sarebbe bastato ce ne fossero quattro per rendere più stabile la copertura. Chiunque può fare un test coprendo un barattolo o qualcosa di simile. È chiaro che con tre appoggi, peraltro non fissati, la copertura diventa malferma».



Quindi, a sentire l’avvocato, non ci sarebbe alcuna responsabilità dei due educatori. «Anche nel passato si sono svolte prove di orienteering e, sopra quel pozzo, già erano state sistemate mappe e indicazioni». E il giallo della presenza di un terzo educatore, quando gli indagati sono soltanto due? A sentire il legale non è assolutamente un mistero. «Lo si sapeva sin dall’inizio, soltanto che la Procura ha ritenuto di iscrivere nel registro degli indagati due educatori. Il terzo era minorenne».



La perizia sul pozzo sarà, indiscutibilmente, un elemento cardine delle indagini. Il pubblico ministero deve decidere se utilizzare una forma che garantisca il contraddittorio fra le parti, dando la possibilità anche di accertamenti tecnici di parte o se procedere con un’altra modalità. È chiaro che si tratta di un approfondimento che potrà fornire elementi-chiave per le indagini. Ci si concentrerà sul pannello d’acciaio circolare che si trovava all’imboccatura del manufatto e sui suoi agganci. Così come di grande rilevanza saranno gli esiti dell’autopsia sul corpo del povero Stefano. «Ma c’è ancora da aspettare – fa sapere Antonio Montanari, legale di Rodolfo Ziberna, sindaco e presidente di diritto della Fondazione Coronini –. Gli esiti li avremo a fine settembre».



Nel frattempo, la Procura della Repubblica avrebbe già dato l’incarico autonomamente a un tecnico di parte per una perizia e verifica sul pozzo. Investito di questo compito, stando a fonti bene informate, sarebbe un ingegnere di Gradisca d’Isonzo.

E, poi, restano parecchi dubbi – sempre nella schiera di avvocati che tutelano le persone raggiunte dagli avvisi di garanzia – su quelle che vengono considerate “stranezze”. La prima, già emersa su queste colonne, riguarda il fatto che gli educatori indagati sono due invece che tre, ma Ferletic ha già dato una possibile chiave di lettura. Fra i legali sorprende anche il fatto che non sia stata chiamata a rispondere la “catena di comando” del centro estivo che, com’è noto, era organizzato dal coordinamento delle parrocchie di Gorizia. Ma, fra gli indagati, non risulta esserci nessun religioso.



C’è poi la questione della manutenzione. Nel registro delle notizie di reato compare il nome del direttore della Fondazione Coronini Cronberg Enrico Graziano, ma non quello del responsabile dello staff della manutenzione e della sorveglianza. –

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