Tragedia nel camping di Valle d'Istria, stallo sulle indagini

Aleks Unussich

Quattro anni fa la morte di Unussich, provocata da una scheggia di vetro. Da allora neanche iniziato il processo

TRIESTE Dopo quattro anni non c’è ancora giustizia per Aleks Unussich, il triestino di quarantaquattro anni morto tragicamente il 17 agosto del 2016 nel campeggio croato di Valle d’Istria, il “Mon Perin”. Il quarantaquattrenne era stato trafitto al collo da una scheggia di vetro a causa dell’esplosione di una porta del padiglione in cui si trovano le docce. La scheggia aveva tranciato la carotide del triestino. Era il 17 agosto del 2016.

In Croazia, ad oggi, non è iniziato alcun processo per stabilire le responsabilità dell’incidente, come conferma il legale che tutela la famiglia della vittima (la vedova, il fratello, la sorella e i genitori), l’avvocato Silvano Poli del Foro di Trieste. «È vero, è tutto fermo - rileva l’avvocato - purtroppo la giustizia croata si sta rivelando inefficiente».


L’unica svolta sul caso risale a un anno fa, quando la Procura di Pisino aveva iscritto nel registro degli indagati quattro persone: gli amministratori delle imprese che in passato avevano installato la vetrata delle docce e chi, successivamente, si era occupato dei collaudi. Non si sa se gli accertamenti della magistratura croata si sono poi estesi pure alle ditte che avevano fornito i materiali.

Quel che è certo è che tutto è clamorosamente fermo, sia il procedimento penale che quello civile per il risarcimento: il civile aspetta gli sviluppi del penale, che però non fa passi avanti significativi. Non è partito il processo, ma non c’è nemmeno traccia di una richiesta di rinvio a giudizio. «È disarmante, vuol dire che a distanza di quattro anni le indagini non sono ancora chiuse», sottolinea l’avvocato Poli.

Uno spiraglio, forse, potrebbe aprirsi dalla richiesta di un’ulteriore perizia tecnica, avanzata dalla magistratura croata in questi mesi. Per l’accertamento è stata interpellata l’università di Zagabria, che però ha risposto picche: l’ateneo non è in grado di occuparsene. Da quel momento in poi non si è saputo più nulla. A chi verrà affidata ora la perizia?

Quello che è stato fatto fin qui, sul fronte delle indagini, sembra veramente poco, o comunque non risolutivo. Nell’aprile del 2017, ad esempio, era stato convocato dalla magistratura di Pisino l’unico testimone oculare presente nel momento dell’incidente. Stando a quanto si apprende, all’interrogatorio c’era un interprete, ma il verbale firmato dal teste era poi stato redatto solo in lingua croata, risultando incomprensibile a chi aveva reso le dichiarazioni. Ma qual è l’esito delle perizie già disposte? Perché la vetrata è scoppiata? C’era troppo calore? I materiali erano difettosi?

I legali della famiglia Unussich sono comunque riusciti a ottenere il sequestro preventivo di alcuni beni che fanno capo agli indagati, a garanzia del pagamento del risarcimento. —


 

Video del giorno

Trieste, insegnanti e genitori in piazza contro il Green Pass

Granola fatta in casa

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi