Quali mascherine ci tutelano di più?

Distanziamento, distanziamento e distanziamento: un mantra che andrebbe ripetuto all’ossessione e che invece sembra essere purtroppo sconosciuto

Come le vicende degli ultimi giorni insegnano, sono soltanto tre le azioni che ci possono evitare una penosa risalita dei casi di Covid-19: distanziamento, distanziamento e distanziamento. Un mantra che andrebbe ripetuto all’ossessione e che invece sembra essere purtroppo sconosciuto alla massa di bagnanti in spiaggia, ai ragazzi in discoteca (ora chiuse per qualche settimana almeno...) e a quelli che godono della movida estiva. La sfida in questo momento è quella di tornare a fare vita normale, viaggi e vacanze comprese, stando lontani gli uni dagli altri. Il distanziamento (un metro e mezzo, meglio due se possibile) sembra un ragionevole, piccolo prezzo da pagare per tornare a godere il mondo.

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Un aiuto non da poco a mantenerci virtualmente lontani gli uni dagli altri, specialmente se il distanziamento fisico in certe situazioni è complicato, come si sa è l’uso delle mascherine. Sars-CoV-2 non si muove per conto proprio, ma è veicolato dalla propulsione dell’aria e dalle emissioni della parte alta dell’apparato respiratorio delle persone infettate. Parlare, cantare, tossire o starnutire (in ordine di potenza) emettono una nuvola di particelle che si sparge intorno alla persona e persiste fino a tre ore prima di dissiparsi e depositarsi. La maggioranza delle mascherine essenzialmente nascono con l’intento di ridurre l’area e la densità di particelle di questa nuvola, proteggendo quindi non chi le porta, ma gli altri (pensiamo alle maschere chirurgiche, nate per proteggere il paziente dalle emissioni del chirurgo).



Che mascherine usare allora? Uno studio appena pubblicato di Science Advances da un team di ricercatori della Duke University ha analizzato in maniera sistematica 14 diversi tipi di mascherine o protezioni comunemente utilizzate, andando a osservare l’emissione di goccioline da parte una serie di individui ciascuno dei quali parlava per 10 secondi. Lo studio mostra come le bandane sono praticamente inutili per bloccare le goccioline emesse, le mascherine felpate fanno ancora peggio, perché rompono le particelle grandi, che si depositerebbero velocemente e vicino, in particelle più piccole, che invece si propagano più lontano e a lungo. Delle mascherine in tessuto, le più efficaci sono quelle in seta. Non proteggono chi le indossa, ma funzionano molto bene per gli altri le mascherine chirurgiche a tre strati, fatte di cotone e propilene. Il top per gli operatori sanitari sono le maschere con standard FFP2/FFP3 in Europa o N95 negli Stati Uniti, che bloccano sia in uscita e anche in entrata oltre il 95% delle particelle. Con l’eccezione di quelle con un filtro, che funzionano soltanto nei confronti di chi le porta ma non proteggono gli altri, in quanto il filtro si apre quando la persona parla o respira. —



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