Al Pedocin spuntano le barriere. Ma sono vecchie e malandate

Le panne stese sulla spiaggia della parte maschile del Pedocin. Oggi si tenterà di metterle in acqua

Dopo due prove andate a vuoto, oggi ultimo tentativo di posizionare in acqua le panne “vintage” perché le nuove non sono mai arrivate. Bagnanti esasperati

TRIESTE Dopo una lunga attesa da parte dei bagnanti, oggi potrebbe essere la giornata giusta per il posizionamento delle famose panne al Pedocin, le barriere a pelo d’acqua che impediscono alla sporcizia di giungere fino a riva. Ma il condizionale è d’ obbligo. Falliti due tentativi a luglio, ieri le panne sono state portate sulla spiaggia degli uomini e questa mattina, all’alba, i sub proveranno a posizionarle, attorno alle 5. Si tratta tra l’altro delle vecchie panne, utilizzate già in passato, e non delle nuove annunciate quest’anno e mai arrivate a causa dei tagli di bilancio.

Un ritardo che ha scatenato di nuovo la protesta dei fruitori dello spazio, convinti del fatto che le protezioni andassero collocate fin dall’inizio della stazione estiva. Gli habituè, specie quelli dell’area riservata agli uomini, sottolineano inoltre il rischio di dover fare i conti ancora con rifiuti e meduse che invadono il mare, nel caso in cui il supporto non dovesse nuovamente funzionare.


Ieri in tanti hanno osservato speranzosi le strutture, adagiate in mattinata sui sassolini in un’area delimitata dal nastro bianco e rosso, in attesa di essere spostate in acqua. Area che tra l’altro, ha fatto notare più di qualcuno, è stata sottratta alla fruizione da parte dei bagnanti.

A ricordare l’iter sfortunato delle panne è l’assessore comunale Lorenzo Giorgi, che ieri pomeriggio si è recato allo stabilimento per valutare la situazione delle barriere, auspicando che questa volta reggano, almeno fino alla fine dell’estate. «Le nuove panne, non più gonfiabili ma rigide, sarebbero dovute arrivare a inizio estate, ma la variazione di bilancio, a casa dell’emergenza Covid 19, ha tagliato in fondi destinati, circa 30 mila euro. Poi i fondi sono arrivati ma, visti i tempi di consegna, le nuove barriere non sarebbero arrivate prima di fine settembre. Intanto quindi ci siamo mossi per recuperare quelle vecchie, anche se malconce. Nel primo tentativo di sistemarle sono risultate bucate, tra l’altro - ricorda - alcuni fori erano stati fatti pure da qualcuno volutamente, in passato. Nella seconda prova invece, gonfiandole troppo, le cuciture non hanno retto. D’altra parte sono in condizioni pessime, ma quest’anno non si poteva fare altro. E ogni volta che risultano danneggiate vanno sgonfiate, caricate sui mezzi e riportate in officina dove vengono riparate e nuovamente collaudate. Va ricordato - aggiunge - che spesso ci sono dei microfori, così piccoli e di difficile individuazione, che solo una volta portate in acqua si capisce dove si trovano». E quasi la metà, la volta scorsa, risultava inutilizzabile. «Su 15 panne 7 erano rotte, era impossibile - sottolinea l’assessore - pensare di lasciare solo quelle, non avrebbe avuto senso».

Ma cosa succederà se anche oggi l’operazione non dovesse andare a a buon fine? «Dovremo buttarle - annuncia Giorgi -, altro non si può fare».

E se dal lato maschile ieri, come nei giorni precedenti, l’argomento “panne” era il più dibattuto, dalla parte femminile, da sempre molto più frequentata, continuano i malumori per le file sotto il sole, che molte donne si ritrovano a dover fare, determinate dal diritto di prelazione dei posti nei due turni, mattina e pomeriggio. Code che tante mal digeriscono, a causa del caldo e dei lunghi tempi di attesa. —


 

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