Bonus Covid in Fvg, è “giallo” sul deferimento dell’azzurro Mattiussi

In giornata si diffonde la notizia della punizione politica inflitta dal partito al consigliere che ha incassato il bonus da 600 euro. Ma a sera arrivano smentite

TRIESTE La bomba gli piove addosso di mattina e la sera viene derubricata a fake news. È un giallo politico il deferimento dei probiviri del consigliere regionale di Forza Italia Franco Mattiussi, finito nell’occhio del ciclone dopo aver rivendicato sui social network la richiesta dei 600 euro di bonus Inps per le partite Iva. Attorno alle undici l’agenzia di stampa Agi batte la notizia del provvedimento disciplinare in arrivo, ma i colleghi cadono dalle nuvole e la coordinatrice regionale Sandra Savino non risponde al telefono per tutto il giorno. Savino convoca poi Mattiussi per un incontro serale, ma lo disdice, limitandosi a bollare la notizia come falsa.



Sarà il caldo ferragostano ma, tra polemiche sui 600 euro e probiviri, le ultime giornate di Mattiussi sono una montagna russa. Di mattina viene diffusa la notizia del deferimento, attribuito alla coordinatrice Savino «per le sanzioni del caso». I forzisti in Friuli Venezia Giulia non sanno nulla ma continuano a criticare la scelta del collega, che aveva motivato la richiesta del bonus con la necessità di «far quadrare i conti» delle sue attività (un albergo e un ristorante), che a causa del Covid avevano perso 300 mila euro di fatturato: per Mattiussi si era trattato di «esercitare un diritto» da parte di chi ricopre un ruolo politico ma contemporaneamente svolge un lavoro autonomo.



«Deferito? Addirittura? », risponde al telefono il capogruppo Giuseppe Nicoli, secondo cui «la decisione di Mattiussi non ha niente di illecito, anche se ci sono questioni di opportunità e capisco che, pur essendoci un’azienda da mandare avanti, l’opinione pubblica possa infastidirsi». Ignaro del provvedimento è pure Piero Mauro Zanin, che già aveva bocciato la mossa del consigliere: «Non so se il deferimento sia un’iniziativa regionale o nazionale. Che ne penso? No comment». Ma c’è anche chi fa un ragionamento diverso, come il senatore Franco Dal Mas, secondo cui la domanda dei 600 euro è «lecita ma inopportuna», ma «il clamore mediatico è frutto di un disegno ben preciso mirato a minare ancora di più la credibilità dell’istituzione parlamentare in prossimità del referendum» sul taglio degli eletti.



L’incontro fra il deferito e la coordinatrice è fissato dopo le sette di sera. Mattiussi ammette di «non aver avuto nessuna notizia per tutta la giornata e non capisco perché dovrebbero deferirmi. Non ho fatto nulla contro il partito e vorrebbe dire che Forza Italia è arrivata alla frutta: non penso che la coordinatrice possa essere su questa linea». Ma la linea di Savino resta ignota: la deputata non risponde alle telefonate dei giornalisti e fa pure saltare l’incontro con Mattiussi, che in serata si limita a spiegare che «la coordinatrice mi ha detto che non c’era nulla di importante e che ci saremmo aggiornati nei prossimi giorni. Alla specifica domanda mi ha detto che il deferimento è una fake news».

Cosa sia successo in Forza Italia non lo spiega neppure il deputato Sestino Giacomoni, incaricato di gestire i rapporti con i coordinatori nazionali. Giacomoni non conferma e non smentisce, sottolineando che «il problema non sono i singoli casi ma il governo che ha dato il diritto a tutti, senza dare alla fine le risorse sufficienti a chi ne aveva veramente bisogno». Intanto Mattiussi si chiede cosa stia accadendo, ma persone a lui vicine raccontano che, in caso di deferimento, l’uscita da Forza Italia sarebbe quasi scontata, dopo essere stato fra gli attivisti della prima ora e tra i fondatori del partito berlusconiano in regione nel 1994. —


 

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