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Il “Pino storto” di Punta Sottile salvato da volontari ed esperti

In azione alcuni componenti delle compagnie del Carnevale con un agronomo e un giardiniere dopo che l’albero simbolo era stato sradicato da pioggia e vento

MUGGIA Una comunità intera si mobilita per salvare un albero che per la stessa è qualcosa di più. È un simbolo, un segno della tenacia che affronta la bora ma non cede. E quando questo avviene, tutti intorno a cercare di riprenderlo e salvarlo. Questo quanto accaduto al “Pino storto” di Punta Sottile a Muggia. Lo storico pino marittimo era stato colpito nei giorni scorsi dal maltempo che aveva furoreggiato nelle ore pomeridiane, mettendo a soqquadro anche l’intera riviera muggesana. Un tempesta di vento e pioggia che lo stava letteralmente sradicando.

Tornata la quiete, la conta dei danni. Allora, attraverso la pagina social “Te son de Muja se...” è partito il tam tam, su iniziativa dell’amministratore Andrea Spagnoletto, per tentare di salvare questo monumento naturale. «L’albero – ha specificato Spagnoletto – non si è sradicato verticalmente ma ha ruotato su se stesso, e lo ha fatto perché già praticamente a terra. Quindi girando su se stesso ha sradicato le radici». Viste le condizioni «abbiamo ricoperto le radici perché si era creato un buco, che abbiamo coperto riportando terra. Successivamente abbiamo dato un concime radicale e sfrondato un po’ l’albero per far sì che si venissero a creare le condizioni per dare maggiore forza alle radici e alla fronda. Abbiamo cercato di fare un lavoro a regola d’arte, anche perché io sono un giardiniere e sul posto è giunto un agronomo».


Un lavoro corale, si accennava all’inizio, che ha visto la partecipazione, come evidenziato da Spagnoletto, «dei ragazzi delle Compagnie del Carnevale, in particolare delle Bellezze Naturali e di Bulli e Pupe». Dopo l’intervento l’albero viene monitorato attentamente: «Siamo fiduciosi perché ha passato il momento più critico senza avere evidenziato il decadimento della chioma, gli aghi appaiono in buone condizioni».

«I pini di per sé – ha commentato sulla pagina Facebook l’agronomo Marco Zlatich – hanno un apparato radicale abbastanza superficiale e quindi caratterizzato da una scarsa resistenza meccanica a eventi di questo tipo. Nello specifico si tratta di una pianta di 50-60 anni». Per quel che concerne le autorizzazioni all’intervento, «abbiamo chiesto – sempre Spagnoletto – al sindaco Marzi che, disponibilissima, ci ha autorizzati. Voglio sottolineare che si è trattato di un intervento eseguito a regola d’arte che ha visto partecipare non solo i componenti delle compagnie ma anche un agronomo e un giardiniere». —


 

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