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Poco personale e boom di difese legali gratuite: così il Tribunale di Trieste collassa

Il tribunale di Trieste

Sempre meno personale per far fronte a un arretrato e a incombenze in continua crescita, con l’ulteriore appesantimento generato dal boom delle richieste di gratuito patrocinio per protezione internazionale e convalide di trattenimento dei migranti nel Cpr di Gradisca. A incidere è però anche il dilagare della crisi economica: sono sempre di più i cittadini italiani costretti  a chiedere di farsi difendere a spese dello Stato. (Testi di Gianpaolo Sarti e Piero Tallandini, speciale web a cura di Elisa Lenarduzzi)

TRIESTE Sempre meno personale per far fronte a un arretrato e a incombenze in continua crescita, con l’ulteriore appesantimento generato dal boom delle richieste di gratuito patrocinio per protezione internazionale e convalide di trattenimento dei migranti nel Cpr di Gradisca (che dal 16 dicembre scorso ricade su Trieste in qualità di Tribunale distrettuale). A incidere è però anche il dilagare della crisi economica: sono sempre di più i cittadini italiani che fino a pochi mesi fa avrebbero potuto permettersi un avvocato e sono costretti adesso a chiedere di farsi difendere a spese dello Stato.

La montagna di pratiche

Il primo grido d’aiuto era stato lanciato sette mesi all’inaugurazione dell’anno giudiziario, ma ora risuona l’allarme rosso perché l’esplosione del numero di pratiche, assieme all’ulteriore depauperamento dell’organico, sta rendendo sempre più concreto il rischio di una paralisi per il Tribunale di Trieste. Numeri impressionanti: sono 5.098 le pratiche per le richieste di patrocinio aperte in Foro Ulpiano nel 2020 e sono non meno di tremila le fatture accumulate, ancora da smaltire, risalenti al 2018 e al 2019. Per i procedimenti di protezione internazionale, se nel 2017 erano state 195 le ammissioni al patrocinio, nel 2018 si è saliti a 1.128 e nel 2019 addirittura a 3.219. I procedimenti di protezione avviati dal Tribunale di Trieste erano stati 1.225 tre anni fa, nel 2018 si è saliti a 1.855 e l’anno scorso a 2.811. Quest’anno, nonostante l’epidemia, le pratiche per i migranti richiedenti sono già 1.242.



Dei 5.098 patrocini, 933 sono per i Gip, 380 per il dibattimento, 3.285 per il settore civile. Sono 55 le richieste rigettate riaccolte dal giudice. Considerando che mediamente si emettono due decreti per ciascun patrocinio penale e che ad essi sono da aggiungere i decreti di pagamento per interpreti e traduttori (circa 1.300 l’anno), custodi e periti (circa 300), testimoni (800), e per i Got (132 mensilità) si superano di gran lunga le 10 mila pratiche da trattare ogni anno. Tra l’altro, tutti iter impegnativi e di grande responsabilità visto che si tratta di “maneggiare” soldi dello Stato.

L'incognita fondi e soldi bloccati

«Il problema non è più solo la mancanza di personale – osserva il presidente del Tribunale Piervalerio Reinotti – c’è un aumento esponenziale dei gratuiti patrocini per i rifugiati e che lo Stato non finanzia adeguatamente e tempestivamente. Lo Stato ci chiede previsioni di spesa che spesso restano lettera morta e ci manda i fondi in modo discontinuo. Quindi non possiamo emettere mandati di pagamento su fondi che non ci sono». Il Tribunale di Trieste ogni 4 mesi comunica al Ministero la cifra necessaria per i pagamenti, ma poi le risorse destinate da Roma non sempre sono adeguate al bisogno e, soprattutto, non sempre arrivano subito. Anzi. Nel 2019 i soldi dell’ultima tranche sono stati accreditati dal Ministero il 5 dicembre, con la chiusura della cassa fissata per il 15 dicembre e i relativi adempimenti fiscali ai quali sopperire. Gli avvocati, data la situazione, ultimamente ricorrono al meccanismo di compensazione del credito con lo Stato, attività che per l’ufficio è ancor più complessa e onerosa rispetto al pagamento dei mandati e distrae dall’attività ordinaria. Un problema che rende ancora più difficile riuscire a smaltire l’arretrato. Nel 2020 sono stati accreditati un milione e 131 mila euro (530 mila per il primo quadrimestre, 601 mila per il secondo) e ne sono stati spesi 350 mila. Da sottolineare che i soldi messi a disposizione dallo Stato possono essere spesi solo per le pratiche dell’anno in corso. Dunque, i pagamenti delle tremila pratiche arretrate risalenti agli anni scorsi restano tuttora bloccati.



Emergenza organico

Per sopperire al gravissimo arretrato l’anno scorso è stato istituito l’ufficio liquidazioni, sottraendo il personale ad altri servizi, peraltro già tutti in sofferenza. All’ufficio liquidazioni sono stati destinati tre assistenti, un funzionario (applicato da un altro ufficio) e un sottufficiale della Guardia di Finanza (per soli sei mesi). È l’ufficio che si occupa dell’istruttoria delle migliaia di liquidazioni per gratuiti patrocini, difese d’ufficio, custodi, testimoni, periti e interpreti. Attività che poi viene verificata dall’ufficio spese di giustizia composto da un operatore part-time e da un funzionario responsabile. C’è quindi l’ufficio del funzionario delegato, che dispone i pagamenti, composto da un solo assistente giudiziario: dovrebbe essere un funzionario contabile, previsto in pianta organica, ma mai assegnato. Nel 2019 è stato assente per un grave infortunio e non è stato possibile reperire un sostituto. Si è quindi sopperito con la disponibilità di un funzionario dell’ufficio liquidazioni, già di per sé oberato. Ora la situazione è ulteriormente peggiorata. All’ufficio liquidazioni sono rimasti solo un assistente e un funzionario.



Presidente e dirigente amministrativo hanno più volte segnalato a uffici superiori e Ministero la grave situazione in cui versa il Tribunale di Trieste. Su 91 dipendenti della pianta organica, attualmente ne sono in servizio 59, di cui però 7 part-time e 2 in aspettativa. Da 59 si scenderà ulteriormente, tra un mese, a 57. Una pianta organica che tra l’altro è “vecchia”, nel senso che non tiene conto delle tante nuove incombenze. La scopertura dell’organico tocca ormai il 35%.



Lavoro in ferie e fuori orario

Nel frattempo il Tribunale ha sostenuto nei mesi scorsi un’ispezione ministeriale molto impegnativa, che ha riconosciuto la buona organizzazione, la dedizione e la professionalità degli addetti, suggerendo di sgravare il personale da alcuni compiti che sono stati riassegnati alle cancellerie. Ma non basta. La mole di lavoro del Tribunale di Trieste è imparagonabile a quella di altri uffici del distretto, proprio perché appesantita dalle migliaia di gratuiti patrocini nel settore della protezione internazionale. E così, più di qualche dipendente si è reso disponibile a posticipare le ferie, a lavorare fuori orario senza chiedere il riconoscimento dello straordinario oppure a venire a lavorare durante le ferie. Inoltre, portarsi a casa le pratiche da completare è diventata una prassi tutt’altro che infrequente.



Le soluzioni-tampone

Per far fronte a questa emergenza si sono concretizzate finora due soluzioni-tampone. È stato siglato un protocollo con l’Ordine degli avvocati e la Camera penale che prevede l’apporto di stagisti per coadiuvare l’ufficio liquidazioni ed è stato firmato un protocollo dalla corte d’Appello con la Regione che distaccherà unità di personale per venire in soccorso agli uffici giudiziari. —