Risse e assembramenti, sigilli al bar “Stella Rossa” di Trieste

Disposta la chiusura del bar di via della Raffineria, teatro di feste alcoliche organizzate nonostante le norme anti Covid

TRIESTE La Procura di Trieste ha messo i sigilli al locale “Stella Rossa” di via della Raffineria 3, nel rione di Barriera. Il provvedimento di sequestro giudiziario, disposto dal pubblico ministero Federico Frezza (attuale procuratore facente funzioni), è stato disposto in seguito ad alcune violazioni riscontrate in queste settimane.

Sotto indagine è finito il titolare, il cinquantenne di origini croate Denis Milokanovic. L’indagato è difeso dall’avvocato d’ufficio Domenico Lobuono del foro di Trieste.



La magistratura contesta il reato previsto dall’articolo 650 del Codice penale, vale a dire l’ “Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità”.

Secondo gli accertamenti del pm, il gestore dello “Stella Rossa” di via Raffineria non ha ottemperato al provvedimento di chiusura già emesso dal Comune di Trieste il 22 novembre del 2019. Oltre a questo, l’indagato non ha dato seguito all’ulteriore stop dell’attività ordinata dal questore, notificato il 5 giugno scorso. Chiusure dovute a liti, ubriachezza molesta e somministrazione di alcol in totale violazione delle disposizioni in materia.



Il 20 luglio, inoltre, all’interno del locale del cinquantenne croato Milokanovic è stata organizzata una vera e propria festa con tanto di musica. Dentro c’erano circa trenta persone.

Stando alle verifiche della Procura non si trattava di una “festa privata”, come asserito dal diretto interessato, ma di un vero e proprio assembramento.

Circostanza, questa, evidentemente inopportuna e pericolosa in questo momento di diffusione dell’epidemia da Covid-19. E in cui, peraltro, il numero di contagi rischia di risalire.

Il provvedimento varato dalla Procura della Repubblica di Trieste è, tecnicamente, un “decreto di sequestro preventivo urgente”. L’unico modo per bloccare la «pervicace riottosità», scrive la Procura in un passaggio del documento, dell’indagato.

Di fatto il locale è obbligato a fermare l’attività. In questi giorni il gip Luigi Dainotti ha convalidato l’atto. —


 

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