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Bagni e tuffi vietati nel parco della Cherca a partire dal primo gennaio

La decisione della direzione del parco dopo gli incidenti mortali degli anni scorsi. A farne le spese l’area della cascata di Scardona molto frequentata dai vacanzieri

SEBENICO L’estate 2020 sarà l’ultima nella quale i visitatori del Parco nazionale della Cherca (Krka), nella regione del Sebenzano, in Dalmazia, potranno immergersi nelle fresche acque del fiume.

Dal prossimo primo gennaio, stando a quanto deliberato dalla direzione del parco nazionale della Cherca, la balneazione non sarà più possibile nelle aree della cascata di Scardona, detta Skradinski buk e della cascata Roški slap.



Una misura che certamente non renderà felici i vacanzieri con passaporto straniero, abituati da decenni a fare una nuotatina nelle refrigeranti acque della Cherca, lunga 73 chilometri e al ventitreesimo posto nella graduatoria dei fiumi più lunghi della Croazia.

La decisione di impedire la balneazione nel Parco nazionlae della Cherca è stata presa per garantire la sicurezza al 100 per cento, dopo gli incidenti degli anni scorsi, alcuni dei quali con esito tragico.



Nell’agosto dell’anno scorso, per esempio, due turisti sudcoreani avevano perso la vita in circostanze non del tutto chiarite all’interco del parco della Cherca. I vacanzieri asiatici, padre e figlia, si erano concessi un bagno nelle acque della cascata di Scardona: i loro corpi senza vita erano stati ritrovati a poca distanza l’uno dall’altro, mano nella mano. L’annegamento – stando a quanto emerso dall’autopsia – era stato probabilmente provocato da choc termico, con temperatura dell’aria abbondantemente superiore ai 30 gradi, mentre quella della Cherca era inferiore ai 15 gradi. Altri annegamenti nella Cherca ci sono stati anche negli anni passati, con incidenti mortali causati anche dai tuffi di spericolati visitatori dalla sommità delle cascate.



La direzione del parco nazionale della Cherca ha voluto dare un taglio alla balneazione in quest’area di 109 chilometri quadrati, proclamata parco nazionale 35 anni fa, nel 1985.

Gli abitanti locali, a differenza dei turisti, potranno continuare ad immergersi in due zone: si tratta del lago Visovac e in una parte di Roški slap.

Da quando in data 11 maggio il parco è stato riaperto ai visitatori (due mesi di chiusura per l’emergenza pandemica del coronavirusa), sono stati venduti 110 mila biglietti, con 60 mila stranieri e 50 mila croati. Tra i visitatori d’oltreconfine, i più numerosi sono stati i tedeschi, seguiti da austriaci, cechi, polacchi, ungheresi e sloveni.

«Posso confermare che i nostri ospiti rispettano alla lettera le misure anticoronavirus – ha dichiarato la portavoce del parco nazionale della Cherca, Katia Župan – se prima avevamo una media di 10 mila visitatori al giorno, ora questa cifra è scesa a 4 mila, il che ha reso l’area decisamente più vivibile». –


 

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