Blitz di CasaPound in aula a Trieste: lavori interrotti, condanna bipartisan

Una quindicina di neofascisti entra agevolmente nel palazzo per criticare le politiche sull’immigrazione. Partono le denunce

Il blitz di Casapound in consiglio regionale a Trieste

TRIESTE Una quindicina di neofascisti di CasaPound ha fatto irruzione ieri in Consiglio regionale, bloccando i lavori della Commissione che stava analizzando il Programma annuale immigrazione. È la prima volta dalla fondazione della Regione che l’attività degli eletti viene interrotta da un blitz di militanti politici, entrati nell’emiciclo per criticare le politiche di contrasto all’immigrazione del centrodestra, con un atto stigmatizzato da tutti i partiti e che avrà forti ricadute sulla gestione della sicurezza in piazza Oberdan.



Pantaloni corti, sneakers, teste rasate e due tricolori in mano, gli estremisti di destra hanno superato agevolmente le guardie giurate all’ingresso e il commesso presente al primo piano, presentandosi nell’Aula dove l’assessore Pierpaolo Roberti stava motivando le ragioni della giunta rispetto all’azzeramento dei fondi regionali per i progetti d’integrazione. Fautori dell’ordine e della disciplina, i camerati indossavano però tutti la mascherina anti Covid.



Il segretario provinciale di CasaPound Francesco Clun (che risulta lavoratore somministrato della Direzione salute della Regione) ha letto un lungo proclama, chiedendo ai consiglieri di «fare qualcosa» contro l’arrivo dei migranti e «la distruzione della società occidentale, invece di stare sempre a discutere». I consiglieri del centrosinistra sono usciti dall’Aula per protesta, mentre il resto dei colleghi è rimasto al proprio posto, contestando in alcuni casi la violazione del Consiglio. Alla fine dell’azione dimostrativa, i neofascisti hanno lasciato il palazzo e pochi minuti dopo si è presentata la Digos per raccogliere materiali filmati e testimonianze. Durante e dopo il comizio improvvisato non è mancata una dura polemica tra il consigliere Furio Honsell (Open) e Roberti, dopo che il primo aveva criticato l’assessore per essere rimasto seduto, accusandolo di essere stato informato in anticipo di quanto stava accadendo.

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Il governatore Massimiliano Fedriga condanna l’episodio: «Non esiste violare un simbolo della democrazia, dove siedono i rappresentanti della comunità regionale. Sono democratico e difendo il diritto di tutti a pensare come credono, ma ci sono limiti insuperabili». Il presidente del Consiglio regionale Piero Mauro Zanin ha subito sporto denuncia per interruzione di pubblico servizio: «Quanto successo non deve restare impunito. Aver interrotto i rappresentanti di una istituzione nello svolgimento dei propri compiti è inaccettabile, una ferita inaudita alla democrazia e alla libertà che il Consiglio garantisce all’intera comunità».



Zanin ha dato inoltre mandato agli uffici di studiare le modalità per «migliorare il livello di sicurezza di chi qui entra e lavora. Non ci dobbiamo isolare, i cittadini devono continuare a poter accedere a questa che è la loro casa, ma oggi è emerso un vulnus». L’installazione di tornelli all’ingresso del palazzo è data per certa, ma la nota ufficiale del Consiglio parla pure di metaldetector e porte di sbarramento lungo le scale, «anche sollecitando le Forze dell’ordine quando ci sono in programma dei lavori che prevedono la trattazione di argomenti sensibili». L’incursione ha dimostrato infatti l’assoluta permeabilità della sede di piazza Oberdan a un’aggressione esterna.



L’azione di CasaPound compatta le forze politiche, pur con alcuni distinguo a destra. Il dem Cristiano Shaurli parla di «episodio senza precedenti, gravissimo attacco alle istituzioni, di cui bisogna aver chiara portata sovversiva, gravità e pericolosità: inaccettabile che un manipolo di fascisti si introduca illegalmente nel Consiglio e interrompa i lavori con atteggiamenti intimidatori. Rimane l’errore del presidente della Commissione, dell’assessore e di molti consiglieri, rimasti immobili senza reagire ad ascoltare». Con una nota congiunta, il gruppo del M5s biasima il «gesto vergognoso e violento: in barba a ogni controllo sanitario e regola di riconoscimento, queste persone hanno forzato il blocco delle guardie all’ingresso, facendo il loro show. Per fortuna, non c’è stata violenza fisica». E se il capogruppo di Leu alla Camera Federico Fornaro chiede lo «scioglimento di CasaPound», Honsell condanna «il gravissimo atto di intimidazione razzista e fascista».

A sminuire il gesto neofascista è il consigliere leghista Antonio Lippolis: «I centri sociali lo fanno ogni giorno e l’indignazione della sinistra non l’ho mai vista». Il capogruppo del Carroccio Mauro Bordin attacca invece Honsell «per le illazioni verso l’assessore» e chiede all’opposizione di mostrare «la stessa rabbia per i migranti che stanno dando fuoco alla Cavarzerani. Il nostro gruppo prende le distanze da quanto è successo, ma i confini vanno presidiati con l’esercito e il governo non fa nulla». —


 

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