Lo strano sesso dei pesci degli abissi

Una rana pescatrice

L’evoluzione ha escogitato un sistema unico per la loro riproduzione: quando finalmente si trovano, maschio e femmina fondono i loro corpi, fino a condividere lo stesso sistema circolatorio e digestivo: la fecondazione così è garantita

TRIESTE Chi avrebbe mai immaginato che i cugini oceanici della coda di rospo (o rana pescatrice), il pesce che ci viene spesso proposto al ristorante, potessero essere il soggetto di uno dei meccanismi evolutivi più inquietanti in natura, con riflessi importanti su trapianti e riproduzione? La coda di rospo fa parte della grande famiglia dei pesci pescatori, chiamati così perché portano sulla testa un’appendice che funge da esca per attrarre le prede. Sono oltre 300 le specie di questa famiglia, alcune delle quali vivono negli abissi dell’oceano (compreso l’avversario di Nemo nel film della Pixar). Dal punto di vista riproduttivo, il problema dei pesci pescatori oceanici è che sono così rari che maschi e femmine hanno difficoltà a incontrarsi. Ecco allora che l’evoluzione ha escogitato un sistema unico per la loro riproduzione: quando finalmente si trovano, maschio e femmina fondono i loro corpi, fino a condividere lo stesso sistema circolatorio e digestivo: la fecondazione così è garantita. Con molte variazioni a seconda della specie: una femmina che si fonde con un solo maschio oppure con molti maschi, e fusioni che durano solo il periodo della riproduzione o permangono per tutto il resto della vita.



Un’affascinante bizzarria si darà. Ma è più di così, perché la fusione di due organismi diversi pone non pochi problemi biologici. Pensiamo a un trapianto: perché questo possa attecchire è necessario che donatore e ricevente siano compatibili e che il sistema immunitario del ricevente sia soppresso per evitare il rigetto. Questo perché l’identità di ogni individuo è definita dalla presenza di proteine specifiche: le cellule diverse vengono immediatamente distrutte. Come fanno allora questi pesci a fondere impunemente i propri corpi? Sequenziando il loro DNA un team di ricercatori del Max Planck di Friburgo e dell’Università di Washington riporta ora su Science che l’evoluzione ha semplicemente eliminato da questi pesci i geni che determinano l’identità individuale. Anche a spese di alterare la funzione del sistema immunitario, tanto che un simile parassitismo sessuale sarebbe impensabile per noi mammiferi.

Ma come fa allora una madre umana a portare nel grembo un altro organismo di cui il 50% dei geni è diverso? Per non rigettarlo, qui l’evoluzione ha escogitato una serie di trucchi ancora più sofisticati, che vanno dal mascheramento delle molecole della placenta e del feto all’espansione, nella madre, di un tipo speciale di linfociti che hanno il compito di spegnere il rigetto. Sono queste affascinanti lezioni di biologia che ci ricordano quanto potente sia l’evoluzione e quanto questa sia plasmata dall’esigenza fondamentale della riproduzione. —

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