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Cybertruffa vocale: 20 mila euro spariti

Chiamata e invio di un codice sul cellulare che la vittima è invitata a leggere a voce alta ma è l’ok a una transazione

2 minuti di lettura

TRIESTE C’è una nuova cybertruffa dalla quale è necessario proteggersi: si tratta del “vishing” (dall’inglese voice-phishing o phishing vocale), ovvero una nuova forma, terribilmente specifica e tecnologica, di raggiri telefonici. Una truffa della quale recentemente sono rimasti vittima anche dei clienti triestini di un istituto di credito.

Una tendenza, quella del vishing, che negli ultimi tempi è in piena ascesa, tanto che i cassetti della Polizia postale si stanno riempiendo di un numero sempre maggiore di denunce sul tema. Questa in breve la modalità del raggiro: la vittima viene contattata telefonicamente da finti operatori bancari o di società emittenti carte di credito, i quali, riferendo di presunte “anomalie” nella gestione delle stesse carte di credito o del proprio conto corrente, avvisano la persona che, andando incontro proprio al suo stesso interesse, è necessario attivare fantomatiche “procedure di sicurezza” per bloccare tali anomalie.

I truffatori chiedono a questo punto alla vittima di leggere a voce alta il codice di conferma che, proprio nel momento in cui si sviluppa la conversazione telefonica, appare via messaggio sul display del telefono. Un’operazione, quindi, all’apparenza “pulita” come dimostrano la trasmissione del codice e la chiamata operata attraverso il numero verde della banca. Il codice inviato dall’operatore o meglio dai truffatori all’ignara vittima, però, non è altro che un’autorizzazione ad effettuare una transazione.

Nell’ultimo periodo, sempre a detta della Polizia postale, le denunce da parte di cittadini per addebiti non autorizzati sulle proprie carte di credito sono in aumento. «L’operatore che chiama conosce tutto quello che gli serve riguardo la sua vittima – spiega Antonio Ferronato dell’Adoc (Associazione difesa e orientamento del consumatore) –: il numero di conto corrente, la sua anagrafica e la sua disponibilità monetaria. Non è uno sprovveduto, insomma, e questa conoscenza è avvalorata dal fatto che la chiamata giunge da un numero verde riconducibile a quello della banca dove la vittima tiene i propri risparmi. Conoscenze che fanno breccia sulle persone». In questo modo una cliente triestina di Banca Intesa recentemente ha perso 20 mila euro. «Sono scattate tutte le denunce del caso – spiega sempre Ferronato –. In passato, in casi simili riguardanti il phishing, i clienti truffati erano riusciti a riavere i soldi perduti. Perciò siamo ottimisti». Per il consumatore, però, resta lo sconcerto di sapere con quanta facilità questi malfattori abbiano la possibilità di dribblare i sistema di sicurezza della banca alla quale hanno affidato i propri risparmi. «È giusto che la gente sia messa al corrente di questi episodi – conclude Ferronato – perché è molto difficile rendersene conto per tempo». La parola d’ordine, insomma, è diffidare sempre. Per questo motivo, sia la Polizia postale che l’associazione consumatori ricordano l’importanza di non rivelare mai a nessuno, via telefono, via social o via email, i propri dati più sensibili, come password, pin o codici di accesso. È opportuno diffidare sempre di fronte a soggetti che richiedono questi dati, presentandosi come operatori di istituzioni pubbliche, di importanti aziende o istituti bancari. È indispensabile compiere semplici e attente verifiche, contattando l’ente coinvolto che potrà confermare i sospetti. —


 

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