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Trieste tira un sospiro di sollievo. I turisti sono tornati, almeno in parte. Lo dimostrano i tavolini dei locali del centro, pieni dall’ora dell’aperitivo fino al dopocena, e le stanze degli alberghi: nel week end ne è occupata quasi una su due (45% per la precisione, secondo i dati di Federalberghi, che parla di presenze vicine alle 6 mila unità). Un trend ben lontano da quello degli anni passati, ma che comunque, nell’estate del lockdown, rappresenta comunque un segnale di ripresa. Il bicchiere è mezzo pieno, insomma, specie se si confronta la situazione triestina con quella di altre città d’arte, alle prese con ristoranti e strutture ricettive vuote. È il caso di Venezia ad esempio, che soffre ormai da settimane un calo di presenze consistente e denuncia cali di affari superiori al 70%.

«Trieste è una città piccola rispetto ad altre, quindi viene percepita come meno pericolosa sul fronte dell’emergenza Covid 19 - spiega Guerrino Lanci, presidente di Federalberghi Trieste -, considerando anche che in tutto il Friuli Venezia Giulia la situazione dei contagi è sotto controllo e lo è sempre stata. Inoltre c’è più movimento anche perché siamo sul confine, e c’è un passaggio costante di persone. E ancora non è solo città d’arte, ma c’è anche il mare, destinazione ideale per chi vuole abbinare le due cose». Attenzione però. Il fatto che altrove vada peggio, non significa che a Trieste la situazione sia rosea. «Durante la settimana il riempimento delle stanze si attesta sul 25%, 30% al massimo e le tariffe sono scese di almeno il 25%, un fattore che, sommato al calo di afflussi, comporta scarsi affari. Inoltre quasi tutti prenotano all’ultimo momento, 48 ore prima di solito, e questo impedisce una programmazione. Ricordo poi che alcune strutture sono ancora chiuse, e riapriranno forse a fine estate o direttamente nel 2021». Al momento, secondo la categoria, il 90% dei turisti che arrivano a Trieste sono italiani, pochi gli stranieri, soprattutto da Austria e Germania. Molti quelli di prossimità, che arrivano in giornata. «La scorsa estate al venerdì si toccavano le 10mila presenze negli alberghi, che arrivavano a 12mila nel week end - ricorda ancora Lanci - ora i dati sono rispettivamente 5500 circa e 6mila».

Difficile, se non impossibile, fare una stima per agosto e settembre, proprio perché, come detto, le prenotazioni arrivano all’ultimo momento. Ma se gli alberghi segnano una lenta ripresa, sul fronte dei locali invece si registrano buoni incassi e qui i turisti sono più numerosi. Bar e ristoranti pieni soprattutto a fine giornata, tra aperitivi, cene e dopo cena. E anche durante la settimana gli affari non vanno male. «Riscontri sicuramente positivi - sottolinea Federica Suban, presidente della Fipe di Trieste - già a fine giugno abbiamo visto l’arrivo dei primi turisti, che poi sono aumentati, e non sono diffidenti, non hanno timori, anche perché vedono che le misure di sicurezza sono assicurate. Inoltre si respira un’aria di tranquillità, che favorisce la presenza di tanti italiani, ma abbiamo notato anche molti austriaci e chi arriva dall’Est Europa. Anche nel nostro settore sono comunque tanti i turisti “dell’ultimo minuto”. Le prenotazioni per le cene arrivano sempre a ridosso delle serate. Ma non ci lamentiamo, c’è un buon movimento».

Una situazione che fino a qualche mese fa, secondo molte attività, era impensabile. E ad aiutare il settore ci pensano anche i triestini. «Ci sono tanti, che quest’anno probabilmente hanno deciso di rinunciare alle vacanze e di restare in città d’estate, - prosegue Suban - e che amano concedersi un drink, un gelato o una serata al ristorante. Nonostante la botta del Covid 19, si sente un’aria di positività, questa vivacità di presenze ci dà energia, ci regala la carica che ci serve per guardare con fiducia al futuro». —

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