Il meteo “pazzo” non risparmia il Fvg. In 50 anni temperature cresciute di 2,5°

Aumento sopra la media nazionale. Ieri caldo record con picchi di 36,2 gradi a Gradisca. Incubo umidità a Trieste 

TRIESTE A Gradisca d’Isonzo, alle 16 di sabato 1 agosto , si registravano 36,2 gradi, il picco della regione. Poco sotto, con 36,1, Cervignano. Quindi Capriva e Fossalon (35,7), Monfalcone e Palazzolo (35,6). Ma pure in montagna faceva caldo, caldissimo: 35,5 gradi a Tolmezzo, la capitale della Carnia, 34,6 a Pontebba, 32,7 a Fusine. Temperature appena sotto i 30, invece, a Trieste (29,8, ma con umidità del 75%) e a Grado (29,9), mentre a Lignano si viaggiava sui 35,3. In particolare tra venerdì e ieri anche il Friuli Venezia Giulia, prima di una svolta del meteo prevista a partire da oggi, ha vissuto l’ondata di calore che ha interessato l’Italia.



Un’estate in ritardo rispetto agli ultimi anni, ma con un clima torrido in questa fase che rientra nel quadro di un riscaldamento globale che viene evidenziato dall’indagine diffusa da Stopglobalwarming che rivela come nel 65% delle province italiane, più o meno equamente distribuite su tutte le regioni italiane, nell’ultimo mezzo secolo, la temperatura sia cresciuta mediamente di 2,2 gradi, superando il dato europeo che è di poco inferiore ai 2. A guardare la tabella di una ricerca realizzata dall’Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa/EdjNet, è Brindisi la provincia in cui c’è il maggiore scarto nel periodo considerato, dal 1961, quando le mezze stagioni esistevano ancora, al 2018: 3,1 gradi, un decimo in più dei 3,0 di Roma. Al terzo posto, subito sotto quota 3, c’è Sondrio. Quindi, a completare la top ten delle aree del Paese diventate più calde, Milano, Latina, Vicenza, Monza, Bolzano, Lecce e Taranto. Guardando alle regioni, il Lazio è in testa (+2,66), poi Trentino Alto Adige (+2,57) e Lombardia (+2,56). Il Fvg è quarto al pari del Molise a +2,54. Nell’elenco delle 110 provincie analizzate, 72 delle quali stanno sopra gli 1,99 gradi di aumento medio europeo, Pordenone (quattordicesima, +2,63 gradi) e Udine (ventunesima, +2,51) stanno davanti a Gorizia (quarantaduesima, +2,31) e Trieste (sessantaquattresima, +2,07). Prendendo invece in esame i capoluoghi, guida Udine con +3,45, seguono Gorizia (+3,02), Pordenone (+2,7) e Trieste (+2,27). A livello italiano le zone più risparmiate sono Olbia-Tempio in Sardegna, dove l’aumento è stato “solo” di un grado, Trapani (più 1) e Pisa (più 1,3).

Dati complessivamente comunque allarmanti, considerando le proiezioni diffuse dalle Nazioni Unite, secondo cui la terra non sarà in grado di sopportare un aumento medio mondiale di 1,5 gradi, un limite che, in assenza di provvedimenti, dovrebbe essere superato tra il 2030 e il 2050. Il campanello d’allarme suonato dall’Osservatorio è stato intercettato dall’ex europarlamentare Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni e fondatore di “Eumans!”, movimento di cittadini europei per lo sviluppo sostenibile, attualmente attivo a livello internazionale sulla rete sul sito stopglobalwarming.eu che da tempo si batte per una nuova normativa Ue sul modello della carbon tax.

L’ultima iniziativa è il tentativo di raccogliere un milione di firme per sottoporre alla Comunità europea una proposta di legge secondo la quale chi emette anidride carbonica in Europa si troverebbe a dover pagare un prezzo a tonnellata di inquinante (dai 50 euro iniziali ai 100 euro dopo 5 anni), sanzione che si ritiene possa incentivare il risparmio energetico e il ricorso alle fonti rinnovabili. Il ricavato della tassa sulla CO2 andrebbe a beneficio dei lavoratori, con una riduzione delle imposte dirette in busta paga. —


 

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