Dagli hotel ai negozi, in Fvg a rischio chiusura un’impresa su tre con il lockdown bis

Una veduta di Trieste

L’allarme lanciato da Confcommercio di fronte allo spettro di un secondo stop. Persi già settemila occupati nel turismo

TRIESTE Settemila assunzioni in meno per la crisi del turismo, il crollo dell’apertura di nuove attività commerciali e la paura generalizzata dell’autunno. Il settore terziario sta affrontando la fase 2 con la speranza di reggere il colpo della pandemia, ma i numeri del secondo trimestre 2020 dipingono un comparto messo in grande difficoltà dal coronavirus e terrorizzato dall’idea di un nuovo lockdown, che in Friuli Venezia Giulia metterebbe a rischio chiusura un’impresa su tre.

L’analisi congiunturale arriva da Confcommercio Fvg, che descrive anche una significativa trasformazione dei modelli di business: rispetto a quanto accadeva prima del Covid, infatti, aumentano del 140% le imprese che si sono date al commercio elettronico e triplicano le attività che mettono a disposizione il servizio di consegna a domicilio.


Il quadro tracciato da Confcommercio non lascia tranquilli. Il secondo trimestre fa segnare, per la prima volta nell’ultimo decennio, una diminuzione del numero delle imprese del terziario in regione. Al 30 giugno, le oltre 51 mila realtà registrate (di cui novemila nel turismo) calano di 507 unità rispetto all’anno scorso, a causa della «fortissima decelerazione – recita il report – dell’apertura di nuove attività». Le nuove imprese aperte fra aprile, maggio e giugno sono il 43% in meno rispetto allo stesso periodo del 2019 e arrivano al -61% se ci si limita al settore turistico. L’impatto è pure occupazionale, con settemila assunzioni in meno nel terziario: «Il dato – continua l’indagine – assume proporzioni critiche se si isolano le nuove assunzioni nell’ambito del comparto turistico: -64% a marzo rispetto allo stesso mese del 2019».

Come spiega il presidente di Confcommercio Giovanni Da Pozzo, «si tratta dei primi effetti della crisi successiva all’esplosione dell’emergenza che, se dal punto di vista sanitario sembra ormai alle spalle, sta entrando nel vivo dal punto di vista economico». Le imprese annusano l’aria che tira e la contrazione dei consumi, che l’associazione stima su base annua al -15,2%. Certo la domanda è cresciuta dopo la fine del lockdown, ma lo studio parla di «un modesto rialzo» dei ricavi, prevedendo per i prossimi mesi «un rimbalzo insufficiente a recuperare il terreno perduto», anche se la riapertura dei confini lascia sperare in un’estate più positiva di quanto immaginato. Il turismo mostra la corda nelle città, ma va meglio al mare e in montagna, permettendo a Confcommercio di dire che «se la ripresa dei primi giorni di luglio fosse confermata, si può ipotizzare un impatto meno disastroso alla fine della stagione estiva», anche se i risultati resteranno magri in un territorio dove il turismo straniero vale due terzi dei flussi.

Si tratta di piccoli sprazzi di ottimismo, incapaci di invertire il crollo dell’indice di fiducia della categoria. Un sondaggio svolto tra gli imprenditori, dice che il 92% di essi considera la prospettiva di un nuovo lockdown invernale come un colpo di grazia per il tessuto economico regionale: in un caso del genere, «un’azienda su tre sarebbe a rischio chiusura», stando a quanto dichiarato dagli operatori nella rilevazione di Confcommercio.

Presto per dire cosa accadrà, ma di certo c’è intanto che l’epidemia ha già inciso fortemente sui modelli d’impresa, che hanno dovuto adattarsi al cambio di abitudini dei consumatori. E così sono aumentate del 140% le imprese terziarie che si sono date al commercio elettronico per assecondare gli acquisti online, mentre le aziende che prevedono il servizio di consegna a domicilio sono cresciute in pochi mesi del 214% rispetto al periodo pre-Covid, tanto che per gli analisti di Confcommercio «sembra che la strada verso una svolta epocale nei modelli di offerta delle imprese sia ormai tracciata». Circa metà delle aziende approdate ai nuovi modelli di distribuzione conta infatti di mantenerli anche a emergenza conclusa per poter intercettare nuovi segmenti di clientela. —


 

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