Il Carso vince il suo “round”: il Prosekar è doc

Un calice di Prosekar

Concesso il marchio al vino autoctono dopo che l’Associazione agricoltori si era opposta alla nascita del Prosecco rosè

TRIESTE Il Prosekar del Carso triestino vince la sua prima battaglia ed entra, dopo anni di schermaglie, nel novero dei vini doc. Una qualifica che apre finalmente nuovi orizzonti per i produttori di questo vino.

È stata firmata infatti, nella sede della Regione, l’intesa che vede coinvolti il Consorzio di tutela della Doc Prosecco, il Gal Carso, l’Associazione degli agricoltori del Carso, l’Associazione dei viticoltori del Carso e l’Associazione Prosekar, in virtù della quale lo stesso Consorzio della Doc Prosecco si è impegnato ad «avviare subito e a realizzare il processo teso a inserire il Prosekar, la cui produzione è legata, per metodo e vitigni impiegati, alla tradizione e alla cultura del Carso, nella disciplinare del Prosecco». Quest’ultima è, in sostanza, la carta d’identità del Prosecco doc, perché definisce in maniera precisa le caratteristiche che questo vino deve avere.


E a vigilare sul rispetto dell’accordo e sui tempi della sua attuazione sarà la stessa Regione Friuli Venezia Giulia. «In giunta – precisa in proposito l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari Stefano Zannier – abbiamo predisposto una determina in base alla quale saremo noi a controllare che la procedura sia attuata in ogni suo aspetto, nell’interesse dei produttori del Carso triestino. È fondamentale che il Prosekar sia inserito nella disciplinare – prosegue Zannier – perché questo garantirà una serie di interventi a sostegno dei produttori locali e della promozione del territorio».

Nel testo dell’intesa si fa infatti anche specifico riferimento alla cooperazione fra i firmatari «al fine di incidere positivamente sul miglioramento dei vincoli posti a carico del sistema produttivo del Carso, sostenendo in ogni sede le posizioni del sistema produttivo locale, tese ad attrarre finanziamenti regionali, nazionali e comunitari, e infine a supportare economicamente la promozione, la tutela e la valorizzazione della denominazione Prosecco doc e, con essa, la menzione Prosekar, che rappresenta un elemento distintivo dell’intera denominazione».

Ma arrivare a questo risultato non è stato facile. L’Associazione agricoltori presieduta da Franc Fabec, pur di attirare l’attenzione del ministero competente sul problema del Prosekar, era infatti arrivata, a metà luglio, a presentare alcune osservazioni contrarie alla proposta di far nascere il vino Prosecco spumante rosé, aggiungendo che, in subordine, se le osservazioni non fossero state accolte dal Comitato nazionale vini, si sarebbe proposto un ricorso al Tar, per denunciare il mancato rispetto del Protocollo d’intesa firmato nel 2010 a favore dei produttori locali. Un documento, quest’ultimo, che avrebbe dovuto portare all’agricoltura triestina una serie di vantaggi tali da essere messa in pari con quelle del Friuli e del Veneto, e mai attuato. In sede di negoziato, l’Associazione agricoltori ha ritirato le osservazioni, pur di arrivare all’accordo che poi si è concretizzato.—


 

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