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Droni in volo sui confini e chiusura parziale di otto valichi secondari

Ecco il piano di prefetti e questori Fvg per ridurre i rischi del via vai dai Balcani. Sollecitato anche un maggior uso dell’esercito. Fedriga in pressing su Conte Le richieste sostenute dal commissario di governo sono state inoltrate al ministro Lamorgese. Sarà il Viminale a valutare la fattibilità dell’eventuale stretta sui passaggi ai confini con la Slovenia. Riflettori puntati sulle strutture individuate in tutto il Fvg per garantire l’osservazione sanitaria dei profughi

TRIESTE. Due lettere al governo: una del presidente Massimiliano Fedriga, l’altra dei prefetti del Friuli Venezia Giulia. Sembra una manovra a tenaglia la doppia missiva che politica e rappresentanti istituzionali hanno inviato ieri separatamente, per convincere Roma ad alzare il livello d’attenzione a Nordest. Da una parte la ripresa della rotta balcanica, dall’altra i rischi rappresentati in tempi di pandemia dai transiti di frontiera effettuati da migranti e cittadini balcanici, che arrivano in regione da territori colpiti dal coronavirus. Presto potremmo così vedere la chiusura di otto valichi con la Slovenia, droni sorvolare il confine e un maggior utilizzo dell’esercito.

Questo è quanto prefetti, questori e procuratori del Fvg suggeriscono alla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese. Il commissario di governo e prefetto di Trieste Valerio Valenti spiega che si tratta di «un’analisi tecnica su misure temporanee, che prescindono da decisioni politiche e rapporti fra Paesi». Le proposte partono dall’idea di «chiudere alcuni valichi secondari fra Gorizia e Udine, magari solo in alcune fasce orarie». I varchi individuati sono otto, tra Cividale e l’Isontino: da qui la polizia ritiene passi di notte la maggior parte dei furgoni, che ogni giorno scaricano decine di migranti in Friuli, dopo lo spostamento dei flussi da Trieste verso Udine.


Sarà il ministero a decidere, come sulla proposta di utilizzare droni e fare «un impiego più operativo dei militari», dice Valenti. I droni sono quelli già usati sul Carso triestino, mentre i soldati sono quelli di Strade sicure, che i prefetti vorrebbero in pattuglia senza forze di polizia al seguito. Oggi l’accoppiata è necessaria perché l’esercito non può svolgere funzioni di polizia giudiziaria: in caso di svincolo, aumenterebbero gli uomini sul territorio. Ancora nulla si sa invece dei cento militari promessi dal governo per l’area di Gorizia, mentre la Regione ha deciso di incentivare i Comuni a usare vigili urbani per i pattugliamenti al confine.

La lettera istituzionale segue di qualche ora quella politica, inviata a Roma da Fedriga, per ribadire la delicatezza dell’«ingresso illegale sul territorio, specie attraverso il confine con la Slovenia, di decine di immigrati irregolari al giorno. Tale fenomeno, nel corso dell’emergenza epidemiologica, suscita inquietudine ancor maggiore». Il presidente chiede allo Stato «un’azione risolutiva, volta a impedire l’ingresso irregolare», ma dalla Regione non arrivano indicazioni precise.

Al 20 luglio, risultano intanto inseriti nel sistema di accoglienza regionale 3.049 migranti: 1.202 a Trieste, 1.045 a Udine, 425 a Gorizia e 377 a Pordenone. Numeri destinati ad aumentare, se si pensa che luglio ha registrato quasi un migliaio di nuovi rintracci. Prima del Covid il Fvg è stato alleggerito di duemila richiedenti trasferiti altrove, ma all’incremento dei flussi si somma l’impossibilità di trasferire le persone poste in quarantena, ora che tutti i migranti fermati sono sottoposti a tampone obbligatorio e a due settimane di isolamento.

Il punto è ora capire se le strutture deputate allo scopo saranno sufficienti. A Trieste l’ostello scout di Prosecco, l’hotel Villa Nazareth e l’Hotel Transilvania hanno rispettivamente 122, 39 e 30 posti, ma la Prefettura calcola poco più di un centinaio di presenze. Reggono anche le tre strutture individuate a Gorizia, mentre l’evoluzione dei flussi in Friuli e le conseguenti quarantene dovranno essere assorbite da seminario arcivescovile di Pagnacco, foresteria del castello di Tricesimo e caserma Meloni di Tarvisio, dopo che l’ex caserma Cavarzerani è stata chiusa all’esterno dopo essere stata indicata “zona rossa”, ospitando da sola cinquecento persone.

Valenti è preoccupato dalla somma dei due fattori: «Non c’è un’emergenza migranti – dice il prefetto – e rispetto all’anno scorso l’incremento dei flussi è dell’8,9% soltanto. Ma la presenza del Covid complica le cose». Valenti ammette che «non è semplice conciliare i confini aperti di Schengen col contenimento del fenomeno, ma voglio tranquillizzare: a Trieste non abbiamo mai avuto positivi tra i richiedenti». Per il rappresentante del governo, la questione non riguarda ad ogni modo solo i migranti: «Abbiamo il problema di chi entra da Paesi che hanno gli accessi bloccati dal governo a causa dell’emergenza sanitaria», come Serbia, Kosovo, Montenegro e Bosnia. —


 

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