La Croazia è il solo paese Ue ad accogliere gli americani

Zagabria si merita le lodi di Washington, anche se i contagi rimangono alti. Nuovo record registrato in Bosnia Erzegovina con 381 infetti e 10 decessi

BELGRADO Le porte dei Paesi europei – e non solo - rimangono sbarrate, per chi fino pochi mesi fa era accolto ovunque a braccia aperte, riconosciuto come turista danaroso, mentre oggi viene tenuto a distanza per paura del contagio. Ma ci sono eccezioni di rilievo, assai apprezzate a Washington. Eccezioni come la Croazia, nazione Ue che ha aperto i suoi confini, per turismo, anche a cittadini con passaporto americano, ancora rifiutati nel resto dell’Unione a causa dell’alto numero di casi di coronavirus in patria.

Porte aperte, quelle volute da Zagabria, che si stanno meritando sempre più elogi e copertura mediatica negli Usa. Lo conferma un ampio servizio trasmesso da Good Morning America (Gma), seguitissimo portale del network Abc che ha dedicato ampio spazio «agli americani che accorrono a frotte» sulla costa dalmata, dopo che la Croazia «ha rotto il fronte dei Paesi Ue permettendo l’arrivo dei turisti Usa», ha ricordato Gma. Cuore del servizio, l’arrivo di visitatori con passaporto americano giunti in aereo in Croazia, «unico Paese Ue» che «ci accoglie a braccia aperte», da Zagabria a Ragusa, scenario di «Game of Thrones», ha sottolineato Gma, non l’unico media a occuparsi dei Paesi stranieri che mantengono i propri confini aperti ai turisti dagli Usa, al momento la nazione con più casi di Covid e decessi al mondo. Porte che rimangono aperte, oltre che in Croazia, in una dozzina di altri Stati come le Bahamas, l’Egitto, la Giamaica, il Messico e il Libano, la Turchia e l’Ucraina, ma anche molti balcanici, come Kosovo, Serbia e Albania, ha scritto di recente il New York Times. Ma arrivare in Croazia non è facile, ha sottolineato il servizio di Good Morning America. I voli da Usa a Europa rimangono ancora sporadici e in più «per passare il confine» con passaporto Usa «bisogna avere un certificato che provi di aver fatto un test negativo al Covid non anteriore alle 48 ore» oltre a esibire «una prenotazione» in una struttura ricettiva. Per illustrare il percorso, Gma ha “utilizzato” Erin, una turista americana, raccontando il suo viaggio dagli States fino alla Croazia, rilassata solo dopo aver superato i controlli doganali, pronta a godersi l’Adriatico. E c’è anche la faccia oscura della medaglia, come la gente del posto «preoccupata di accogliere visitatori da nazioni con tanti casi», ma ogni singolo è ben accolto da un settore turistico affamato di visitatori e che a luglio ha toccato quota due milioni di arrivi (ma -46% rispetto al 2019). Timori dei locali forse condivisi anche dagli ospiti, in vacanza in una regione, quella balcanica, dove la situazione epidemiologica rimane delicata.


Ieri, i nuovi contagi in Croazia sono stati 71, con un nuovo decesso, solo 14 nella vicina Slovenia. Ben più alti invece, come accade ormai da settimane, i numeri nei Paesi confinanti più colpiti dalla recrudescenza dei contagi, in particolare in Romania (+1182 casi, 30 morti); in Bosnia, dove ieri è stato registrato un nuovo record: 381 nuovi infetti e ben dieci morti, tra cui un ministro nella Federazione bosgnacco-croata, Salko Bukvarovic. E in Serbia (+372 casi, sette decessi), dove però viene segnalata una diminuzione dei pazienti in intensiva. Male il Kosovo (+194) e il Montenegro, +67 ieri. In rapporto alla popolazione, è la Macedonia del Nord il Paese dell'area con più casi totali (4917 per milione) e decessi (224 per milione), mentre al capo opposto ci sono Croazia e Slovenia. —


 

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