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A Gorizia finisce la love story Zotti-Lega: «Espulso per offese a Fedriga»

Il capogruppo in Consiglio comunale messo alla porta dal segretario Verzegnassi. L’ultimo episodio un video dove attacca il governatore chiamandolo “Conte Max”

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TRIESTE Franco Zotti non è più un consigliere comunale della Lega. Anzi, non è più proprio un esponente della Lega, che a breve comunicherà anche il nome del nuovo capogruppo in aula. A sancirlo – anche se il diretto interessato fa sapere di aver appreso della cosa dai social network, senza aver ricevuto alcuna comunicazione ufficiale – è una nota firmata dal referente provinciale del Carroccio. Fabio Verzegnassi annuncia che, sentito il parere dei vertici regionali, «il consigliere Franco Zotti non è più affiliato al partito Lega, e di conseguenza non ha più titolo a parlare per conto e per nome nostro».



Una svolta che fa effetto, visto che Zotti è stato per una lunghissima stagione autentico simbolo leghista a Gorizia, ma che tutto sommato non sorprende e per certi versi era ormai attesa, vista la distanza sempre maggiore che negli ultimi mesi ha via via separato il consigliere dalle posizioni del suo (a questo punto ex) partito. «Allo stato attuale – dice Verzegnassi – consideriamo rappresentanti del gruppo consiliare ed appartenenti alla Lega i tre consiglieri comunali Claudio Tomani, Andrea Tomasella e Stefano Altinier e i due assessori Stefano Ceretta e Marilena Bernobich».

Il motivo scatenante dell’espulsione di Zotti dalla Lega è un video postato su Facebook dallo stesso consigliere comunale, nel quale attacca il governatore Massimiliano Fedriga – che è anche segretario regionale della Lega – per non aver fatto abbastanza per risolvere l’annosa questione dello sconto sui carburanti nella fascia confinaria della regione, apostrofandolo più volte come “Conte Max”.

Un’uscita nello stile ormai conosciuto di Zotti, ma che questa volta evidentemente ha rappresentato la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. «Il consigliere Zotti non è nuovo a commenti fuori luogo e di dubbio gusto nei confronti di esponenti del proprio partito e non solo – sottolinea il segretario provinciale leghista –. A questo si aggiungono tutte le sue, sempre più frequenti, prese di posizione in Consiglio comunale, difformi dalla linea politica del partito e della maggioranza. Ancor più grave il fatto che egli riveste il ruolo di capogruppo. Troppo a lungo abbiamo tollerato questi suoi comportamenti, sperando in un suo ravvedimento». La Lega auspica anche che Zotti rassegni le dimissioni da consigliere – «per coerenza ed onestà intellettuale nei confronti dei cittadini», visto che «è stato eletto grazie alla Lega e non il contrario» –, ma questa prospettiva non è destinata a concretizzarsi. La sensazione è che la frattura, le cui crepe sono state evidenziate più volte da prese di posizione, al voto o nel dibattito in aula, che hanno finito per isolare Zotti dal resto del suo gruppo e della maggioranza di centrodestra, fosse in fondo un esito inevitabile e quasi cercato dalle parti al termine di un matrimonio ormai esaurito.

Un legame che però era stato forte, fortissimo, con Zotti che sfoggiava sempre con orgoglio magliette o curiose divise con i simboli e i colori della Lega, che decoravano persino la sua automobile, e per molti goriziani – come confermavano puntualmente le urne, dato che anche nelle Comunali del 2017 era stato lui il più votato tra i leghisti, con 228 preferenze – rappresentava il volto stesso del partito in città. Certo, un partito all’epoca in mano a Umberto Bossi molto diverso da quello di oggi di Matteo Salvini, che governa la Regione e rivendica un ruolo di primissimo piano anche a Gorizia. E, forse anche questo addio non è altro che un segno dei tempi. —

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