Sulle pistole ai vigili si accelera: a Trieste corsi in autunno e debutto nel 2021

Esercitazioni in poligono a Opicina e Pozzuolo. Il vicesindaco Polidori: «Gare in dirittura». Il sindacalista Giani: «Accordi rispettati»

TRIESTE Per un taser che si ferma, ci sono decine di pistole dirette verso le fondine della polizia locale. Il Comune lancerà infatti nell’autunno prossimo i corsi di addestramento in poligono per gli agenti del corpo municipale: nel frattempo si stanno approntando le procedure per la gara di realizzazione dell’armeria, un sistema che porterà a una spesa di 400 mila euro. L’obiettivo? Armi ai vigili entro «i primi mesi del 2021».



Il vicesindaco Paolo Polidori spiega: «Stiamo portando a compimento le procedure di gara. Fare un’armeria richiede una serie di interventi anche sui muri, un minimo di progettazione. A questo si aggiunge una gara per il sistema di videosorveglianza, anche quella a buon punto, e la fornitura stessa delle armi». La spesa, precisa il vicesindaco, è appunto di 400 mila euro «tutto compreso».



Oltre alla parte hardware, il Comune si sta occupando anche di quella software, fuori di metafora l’addestramento degli agenti: «Possiamo far partire i corsi in settembre o in ottobre – dice Polidori (anche se fonti comunali ritengono novembre una scadenza più probabile ndr) –. Il problema di avere prima le pistole non si pone nemmeno, perché può darcele il poligono. In parte ci avvarremo del sostegno della Regione, al momento l’idea è di tenere i corsi in parte a Opicina e in parte a Pozzuolo. Contiamo di concludere tutto il procedimento entro i primissimi mesi dell’anno prossimo».



Non resterà che continuare a seguire la vicenda, che le cui origini risalgono all’operato del predecessore di Polidori, l’odierno assessore regionale alle Autonomie Pierpaolo Roberti. Da allora a oggi il tema ha continuato a suscitare perplessità e reazioni altalenanti. Se la Cgil coglie l’occasione del ritiro del taser per invitare l’amministrazione a «concentrarsi sui problemi reali del personale», la Cisl riconosce alla giunta di aver rispettato i patti presi, permettendo ai dipendenti che non volevano usare armi di cambiare area.



Dice Serena Miniussi di Cigl Fp: «Avevamo detto che il taser era una cattiva idea, bastava che il Comune ci ascoltasse invece di annunciarlo. Quel che bisogna dire, invece, è che in questi mesi di pandemia la polizia locale non ha mai smesso di lavorare, a dispetto delle grandi difficoltà e delle normative che cambiavano da un giorno all’altro: si son trovati a fare da canale di comunicazione per il cittadino, nel rispetto delle loro funzioni, ovvero essere un ente in mezzo alle persone. Bisognerebbe scommettere su questo punto di valore invece di andare in giro con pistole e amenicoli». Secondo Miniussi «le risorse in questo momento non abbondano, e il momento critico ci costringe ad accendere ancora il faro sulle carenze d’organico: non si possono chiedere sempre nuovi servizi approfittando di miriadi di reperibilità».

Così invece Walter Giani di Cisl Fp: «Per quanto ci riguarda al cosa più importante è che sia stato rispettato l’accordo fra noi sindacati e l’amministrazione. Avevamo concordato sul fatto che chi non voleva l’arma potesse uscire dal corpo. Così è avvenuto, e ora quindi è lecito che gli agenti che lo desiderano possano fare i corsi di addestramento per venire armati, si tratta di una scelta volontaria. In questo caso l’amministrazione si è comportata bene con i lavoratori e le associazioni sindacali». –

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