Roma sospende la sperimentazione: Trieste costretta a rinunciare ai taser

Bocciato a livello nazionale l’utilizzo dei dissuasori elettrici che il Municipio contava di iniziare a impiegare al più presto

TRIESTE Il Viminale smonta il taser al Comune. Giovedì scorso il ministero dell’Interno ha disposto il ritiro delle pistole elettriche attualmente assegnate alle forze di polizia, poiché queste non avrebbero passato la fase di prove balistiche necessaria alla loro introduzione generale. Un dietrofront che, dopo l’annuncio con fanfare ai tempi del governo Conte I con Matteo Salvini ministro, coglie di sorpresa le amministrazioni locali che pensavano di adottarle il taser per le loro polizie locali: è il caso di Trieste, dove il vicesindaco Paolo Polidori dava per certa la sperimentazione dell’arma a bassa letalità: «Prendiamo atto delle volontà di Roma e riprenderemo quando sarà il caso», dice.



L’esordio nazionale del taser nel 2018 aveva suscitato l’entusiasmo dell’amministrazione triestina, già impegnata nell’armamento dei suoi vigili (vedi articolo a destra). Nei giorni scorsi però il vicesindaco ha concordato con il comandante Walter Milocchi l’opportunità di riporre nel cassetto il sogno elettrico: «Stavamo per lanciare la sperimentazione, ma dopo un confronto abbiamo deciso di bloccare tutto – spiega Polidori –. Prendiamo atto, soprassediamo per il momento e al caso ne riparleremo quando i dispositivi saranno a posto».



In ogni caso latitano ancora i decreti attuativi che regolino l’adozione del taser nei Comuni, quindi chissà per quanto tempo palazzo Cheba avrebbe dovuto aspettare prima di conferire le fantascientifiche dotazioni ai suoi agenti. Sul fronte dei sindacati delle forze di sicurezza le posizioni sono differenti.

Fulvio Sluga, responsabile Ugl per la polizia locale, dichiara: «Lo stop al taser è l’ennesimo caso di schizofrenia ministeriale. Prima il Viminale vuole dotarci di strumenti non letali, poi ne limita l’efficacia. È successo con lo spray al peperoncino, di cui è stata limitata la portata costringendo a ridurre le distanze fra agente e soggetto, e ora con il taser. Lungi dall’essere uno strumento di tortura, è una valida alternativa all’uso di mezzi letali. Una tutela per l’operatore e il cittadino».



Michele Tarlao è stato segretario regionale del sindacato di polizia Silp Cgil e ravvisa nello stop al taser un problema endemico italiano: «Capita spesso di dover gestire persone in grave agitazione psicomotoria, per droghe o altro motivo. Il problema è che non ci sono protocolli chiari di intervento per queste situazioni, così come per l’uso di strumenti quale sarebbe il taser. Prima di parlare di pistole elettriche o dischi volanti bisognerebbe stabilire delle regole chiare». Secondo il sindacalista la sospensione della sperimentazione è una buona notizia: «In un simile contesto di regole, ci pare positivo che il ministero abbia fatto indietro. Ora vorremmo capire bene il perché. Quanto alle amministrazioni locali, il mio suggerimento è di non cedere alla propaganda e valutare i potenziali impatti dell’uso di questi strumenti, per i cittadini e per gli agenti». —


 

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