Lo spettro delle infezioni veicolate dai migranti in Fvg. E Fedriga ora invoca l’esercito lungo i confini

Chiesti altri soldati in aggiunta ai cento di “Strade sicure”: pressing sul Viminale sia attraverso il prefetto sia direttamente col ministro 

TRIESTE Non bastano i cento militari dell’operazione “Strade sicure”, già presenti in regione, pure a presidiare il confine italo-sloveno. Massimiliano Fedriga, vista l’incidenza della rotta balcanica sui numeri di luglio, vorrebbe vedere altri soldati impegnati prioritariamente in funzione anti-Covid, a prevenire gli ingressi dei migranti provenienti da Pakistan, Afghanistan, Bangladesh e Sri-Lanka, considerati pericolosi veicoli del virus. Il governatore lo ha dichiarato a chiare lettere venerdì, dopo averne parlato con il collega del Veneto Luca Zaia, a Sacile, all’inaugurazione del nuovo impianto della Garbellotto, azienda trevigiana di botti e barriques. «Bisogna schierare l’esercito lungo i nostri confini», le parole di Fedriga, preoccupato per il pericolo che arriva da Est al punto da concordare con il suo vice e assessore alla Protezione civile Riccardo Riccardi lo stato di preallerta sul territorio.



Nelle ultime ore Fedriga ha anche rafforzato il pressing sul ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, attraverso il prefetto Valerio Valenti e contattando anche personalmente l’esponente di governo. Ma passaggi diplomatici sono stati fatti pure in direzione Croazia. Il governatore ha incontrato prima l’ambasciatore in Italia della Repubblica di Croazia Jasen Mesic, quindi l’ambasciatore italiano in Croazia Pierfrancesco Sacco, trasmettendo loro la preoccupazione su quanto sta accadendo nei Balcani, in Paesi che non hanno adottato un piano di sanità pubblica, con effetti in Slovenia e in Croazia. Non siamo arrivati al punto di sconsigliare ai cittadini del Fvg le vacanze oltre confine e nemmeno alla proposta di blindare la frontiera, ma è certo che la Regione sta guardando con molta attenzione ciò che accade a un passo dal suo territorio e non sottovaluta i segnali negativi. A dar man forte i parlamentari del centrodestra.

«La pressione che stiamo facendo con interrogazioni e colloqui – fa sapere il forzista Franco Dal Mas – proseguirà anche la prossima settimana quando il presidente Conte verrà in aula per chiedere la proroga dello Stato di emergenza: faremo presente che al di là del pattugliamento delle coste è necessario anche un rafforzamento del pattugliamento dei confini terrestri, in particolare lungo gli accessi in Italia della rotta balcanica». A Udine resta intanto zona rossa, come voluto proprio da Fedriga, l’ex caserma Cavarzerani, struttura di accoglienza dei rifugiati dove sono stati registrati tre positivi, con conseguente chiusura dei cancelli in entrata e in uscita per 14 giorni. Proprio a seguito dello stato di preallerta, la Protezione civile Fvg ha provveduto all’invio di una quarantina di uomini nell’area adiacente alla caserma per supportare le forze dell’ordine nell’azione di contenimento dei migranti all’interno della struttura.

I volontari si sono occupati anche dello sfalcio e della pulizia del perimetro, in modo da agevolare la sorveglianza, e installato torri faro nelle zone non coperte dall’illuminazione. La risposta dell’opposizione in Comune è la richiesta di audizione del prefetto. In una nota Pd-M5S-civiche si insiste perché venga chiarito se, «a fronte di episodi che sembrano rivelare crepe nella tutela della salute pubblica, le strutture di quarantena per l’ammissione nella Cavarzerani siano adeguate o se l’ingresso dei tre migranti contagiati sia stato un singolo errore. In entrambi i casi, anche il massimo responsabile della salute pubblica in città, il sindaco Fontanini, dovrebbe avere qualcosa da spiegare».—



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