Andar per sentieri, tra grotte e rifugi, seguendo i consigli degli esperti del Cai

In attesa di poter riprendere i corsi, ancora sospesi per il rischio Covid, la Società Alpina delle Giulie organizza uscite adatta dagli 8 anni in su  


Nel lontano 1882, il CAI- Club Alpino Italiano organizzò la sua prima “carovana scolastica”. Si trattò di un’escursione vera e propria, diretta a un ghiacciaio del biellese, che coinvolse una quindicina di ragazzini accompagnati da una guida e da alcuni portatori, aiutati da diversi muli.

Ancora oggi, l’alpinismo giovanile prosegue in tutta Italia e, anche a Trieste, la “Società Alpina delle Giulie - sezione triestina del CAI” porta avanti un vero e proprio progetto educativo. L’attività dedicata a bambini e ragazzi, dagli 8 ai 15 anni, comprende l’arrampicata, la speleologia e l’escursionismo, con difficoltà che possono variare in base alla preparazione dei partecipanti. Insomma, si va dalla tranquilla passeggiata nel Carso, fino al trekking sul Gran Sasso d’Italia per i più grandi ed esperti.

«Solitamente, in primavera, proponiamo un corso domenicale – spiega Paolo Toffanin, consigliere della Società Alpina delle Giulie –. Per ogni uscita in ambiente è previsto un incontro teorico in sede in cui si preparano i ragazzi mostrando loro filmati storici, parlando delle tecniche o dalla meteorologia. Alla fine del ciclo, vengono consegnati i diploma di partecipazione».

In estate, invece, la SAG organizza le settimane in montagna: si fa base in un rifugio e da lì ci si sposta per ferrate o escursioni. «Ci teniamo a ricordare che non si tratta di centri estivi – puntualizza Toffanin –. Lo stesso corso primaverile serve per conoscere i ragazzi prima delle attività estive, per comprendere il loro livello di preparazione e anche la motivazione. In genere chi viene da noi ha già fatto qualche esperienza in montagna». Infine, in autunno, inizia il corso di speleologia. «In sicurezza, scendiamo divisi in piccoli gruppi in ambienti non complicati, come le grotte orizzontali. I ragazzi sono ben assicurati e possono fare visita alla grotta, tra strettoie e stanzette, in genere con grande entusiasmo».

Per i più grandi, dai 15 anni in su, c’è anche la possibilità di far parte della UIAA- Unione Internazionale delle Associazioni Alpinistiche, un organismo europeo che comprende il CAI. La UIAA promuove l’alpinismo per i giovani attraverso una Commissione che organizza attività più impegnative di trekking anche all’estero.

Tuttavia, quest’anno, per via delle disposizioni di prevenzione al Covid-19, sono ricominciate solamente le uscite escursionistiche locali, ma la SAG spera in una ripresa dei corsi, consapevole dei benefici fisici ed emotivi che derivano dall’attività sportiva “tra grotte e montagne”.

«Crediamo che i bambini e i ragazzi si debbano innanzitutto divertire – osserva Toffanin –. Praticando l’alpinismo giovanile, poi, guadagnano in responsabilità, autonomia e competenza. In “responsabilità”, perché la montagna è pericolosa, puoi inciampare e farti davvero male. Ma devo dire che in genere i ragazzi sono molto bravi: appena vengono messi di fronte all’ambiente, alle difficoltà, si rendono conto del pericolo che corrono se non fanno attenzione. In “autonomia”, perché avranno più fiducia in se stessi: la montagna è faticosa e aiuta a crescere. Infine, in “competenza”, perché uscita dopo uscita, anno dopo anno, acquisiscono sempre maggiori abilità. E poi, naturalmente, si coltivano i rapporti umani che spesso si trasformano in amicizie. A volte, pure in matrimoni!». Per info: 040 630464 - segreteria@caisag.ts.it —




 

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