Lo Stato non paga i lavori a Miramare: la ditta va al Tar e ottiene giustizia

Ministero condannato a versare all’impresa Di Betta di Nimis circa 180 mila euro per il restyling del piazzale finito nel ’18

TRIESTE Il ministero per i Beni e le attività culturali non ha saldato le fatture per il lavori del restauro del piazzale del parco di Miramare. Tanto da costringere la ditta, che quei lavori le ha eseguiti, a rivolgersi ai giudici del Tar. Gli stessi che ora si sono pronunciati, accogliendo il ricorso della ditta, intimando allo Stato di versare il dovuto, e nominando pure a garanzia un commissario ad acta.

Il caso ha inizio nel 2017 quando l’impresa “Di Betta Giannino” di Nimis in provincia di Udine vince l’appalto per i lavori relativi al rifacimento del piazzale antistante il castello e alla recinzione di alcune aiuole nel parco per un importo di 141.241 euro al netto dell’Iva. Il cantiere viene aperto nel settembre dello stesso anno per terminare nell’aprile del 2018. L’intervento con lo scopo di valorizzare, mettere in sicurezza e provvedere alla manutenzione di quell’area che di fatto accoglie i visitatori, ha previsto il rifacimento della pavimentazione del piazzale – prima in asfalto e riqualificato con materiali come la pietra di Aurisina –, il rifacimento del sistema di irrigazione delle aiuole, la sistemazione delle loro recinzioni e la realizzazione di alcune rampe d’accesso per persone con disabilità.


Il cantiere termina nell’aprile del 2018 e l’azienda “Di Betta Giannino” - la realtà nata nel 1970 a Milano e poi trasferitasi a Nimis nel 1976, specializzata in restauro e ristrutturazione edilizia di edifici di pregio vincolati dalla Soprintendenza, che si è particolarmente distinta nella ricostruzione che ha interessato il Friuli dopo il terremoto - avvia l’iter per ottenere il pagamento di quanto le è dovuto dal ministero per i Beni e le Attività culturali. Ma lo Stato non paga e i soldi non vengono addebitati sul conto dell’impresa friulana. Impresa che, a quel punto, si vede costretta a mettere la partita in mano ai legali, che trascinano il Mibact in Tribunale, ottenendo nell’agosto del 2019 un decreto ingiuntivo notificato una prima volta al ministero nell’agosto del 2019 e dichiarato definitivamente esecutivo nell’ottobre dello stesso anno.

Nel giustificare quel ritardo, il Mibact aveva parlato di «difficoltà innescate dal passaggio di gestione da un ente ministeriale ad un altro e ai problemi amministrativi derivati dalla difficile concomitanza di due diversi tipi di contabilità in gestione di due Uffici ministeriali diversi». Per il ministero i ritardi «non sono in alcuno modo da attribuire alla mancata volontà di effettuare il pagamento da parte delle Direzioni dei due enti».

Problema risolto e cifra liquidata quindi? No, perchè il Mibact versa solo l’importo capitale di 154.711 euro, non provvedendo invece a pagare quanto dovuto per gli interessi di mora, per le spese liquidate nel decreto ingiuntivo, le spese di registrazione e di notificazione (altri 20 mila euro circa). Così l’impresa, difesa dall’avvocato friulano Paolo Persello, ricorre al Tar.

Ora è arrivata la sentenza, con la quale la prima Sezione del Tribunale presieduta dal giudice Oria Settesoldi, il 15 luglio scorso ha accolto il ricorso e ordinato al Mibact di ottemperare al decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale di Trieste il 5 agosto del 2019, e lo «condanna - si legge della sentenza - a rifondere alla società ricorrente le spese di giudizio, liquidate nell’importo di 800 euro oltre alle spese generali e accessori di legge, nonché quanto dalla stessa versato a titolo di contributo unificato».

Il ministero ha tempo 30 giorni per sborsare finalmente il dovuto e chiudere così definitivamente questa vicenda con un’azienda che non pretende altro di essere pagata per i lavori eseguiti. E il Tar, a garanzia che quel pagamento venga finalmente effettuato, ha nominato il Segretario generale del Ministero come Commissario ad acta.

«Quando io sono arrivata quei lavori erano già iniziati – specifica la direttrice Andreina Contessa –. La stazione appaltante e la direzione dei lavori facevano capo alla struttura del Polo Museale. In riferimento a quel pagamento ci sono stati problemi tecnici e amministrativi di cui io mi dispiaccio».

La “Di Betta Giannino” non è nuova ad importanti interventi anche a Trieste. Tra questi il consolidamento della facciate esterne e delle vie di fuga della Risiera di San Sabba, la ristrutturazione del Teatro di San Giovanni, quella del palazzo del Ministero dei Lavori pubblici in via del Teatro Romano, della statua di Sissi in piazza libertà. Ha lavorato anche per l’Autorità portuale, per il Comune e la Regione. —


 

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