La Piattaforma logistica del Porto di Trieste al traguardo: pronta la maxi banchina lunga oltre 400 metri

I lavori per la costruzione della piattaforma logistica del porto di Trieste (Silvano)

L’ultima gettata di calcestruzzo ha segnato ieri la chiusura delle opere strutturali dell'infrastruttura attesa da 20 anni. Si tratta per individuare i partner internazionali: in calo le quotazioni dei cinesi

TRIESTE Se n’è parlato per vent’anni, ma da ieri la Piattaforma logistica ha smesso di essere una chimera del porto di Trieste. Le maestranze del cantiere hanno cominciato prima dell’alba e, attorno all’ora di pranzo, hanno concluso l’ultimo getto di calcestruzzo nell’area di ormeggio per i traghetti. Sono servite ottanta betoniere in una sola giornata, ma ora sono completate tutte le opere strutturali della banchina, realizzata dall’impresa di costruzioni friulana Icop e dalla ditta di spedizioni triestina Parisi.

Piattaforma logistica di Trieste: pronta la maxi banchina di oltre 400 metri



Sono dunque maturi i tempi per l’intesa con quel partner industriale internazionale che dovrà portare nuovi traffici e capitali per far funzionare il terminal nella veste attuale e dare il via alla progettazione del Molo VIII, tanto più dopo la firma dell’Accordo di programma che ha sancito la riconversione logistica della vicina area a caldo della Ferriera.

I numeri

Camminare oggi sui piazzali della zona compresa tra lo Scalo legnami e lo stabilimento siderurgico ormai spento, significa contemplare centinaia di migliaia di metri quadri strappati al mare. Per farlo sono stati piantati nel fondale 830 pali lunghi fino a 42 metri, su cui poggia uno spesso strato di cemento, in grado di flottare di 25 centimetri in tutte le direzioni e di cui si sta ultimando il rivestimento più superficiale in alcune zone . È l’unica cosa che resta da fare, ma si tratta di un dettaglio dopo anni di lavori e qualche intoppo dovuto alla necessità di ottenere i permessi per trattare amianto e inquinanti non previsti, mentre faceva parte del progetto originale l’installazione di due depuratori per le acque piovane e il barrieramento della linea di costa per evitare che le acque di falda dei terreni inquinati del Sin possano riversarsi in mare prima di essere state raccolte e trattate.



Grazie al lavoro di 120 persone e a investimenti per 160 milioni, è dunque terminato il primo lotto della Piattaforma. Banchina e piazzali sono costati 130 milioni, di cui 102 messi a disposizione a fondo perduto dall’Autorità portuale e 30 dai privati, che ne hanno spesi altrettanti fra attrezzature, binari, altre infrastrutture e acquisto della società concessionaria del vicino Scalo legnami. Il secondo lotto avrebbe dovuto allungarsi sulla linea di costa delle aree della Ferriera, ma oggi quell’opera è stata superata dalla riconversione dello stabilimento e dalla prevista costruzione del Molo VIII, la cui prima sezione potrebbe essere pronta entro dieci anni.

Il terminal

In totale Plt gestirà aree scoperte e coperte per 27 ettari. La Piattaforma misura 122 mila metri quadrati, che serviranno a stoccare per metà container e per l’altra metà semirimorchi. Sui quattrocento metri di banchina (cui si aggiungono quelli dello Scalo legnami) potranno ormeggiare contemporaneamente due navi. Plt punta su un terminal multipurpose, capace di lavorare da una parte con navi feeder di piccole dimensioni (usate per il trasporto di container scaricati in altri scali da navi più grandi) e dall’altra con i traghetti ro-ro che movimentano semirimorchi. Una gru mobile di banchina è appena stata ordinata per gestire container, merci varie e carichi speciali su misura. Il vicino Scalo legnami (altri 150 mila metri quadrati), sempre di proprietà di Plt attraverso la controllata Gct, diventerà parte della stessa società, ma continuerà a sviluppare attività separate, occupandosi di legname, metalli e prodotti siderurgici.

I binari

Sul terreno quattro fasci di binari a raso già solcano i piazzali. Misurano trecento metri e qui stazioneranno i treni che potranno essere scaricati e caricati due alla volta sulla Piattaforma, lasciando poi l’area attraverso lo Scalo legnami (è stato necessario demolire 15 mila metri quadrati di tettoie per farli passare) e immettendosi sulla cosiddetta linea bassa. Ma l’obiettivo finale è la realizzazione della Grande stazione di Servola, dove oggi sorgono altoforno e cokeria. Quando quel passo sarà compiuto, i treni potranno allungarsi fino a 750 metri. I camion usciranno invece alle spalle del nuovo depuratore Acegas e domani useranno il nuovo svincolo della superstrada costruito a sua volta sui terreni della Ferriera.

Partner industriali

E proprio ora che la Piattaforma è conclusa e la riconversione della Ferriera decisa, la trattativa per l’ingresso di un partner industriale straniero potrà accelerare. Icop e Parisi hanno dialogato per oltre due anni con China Merchants Group, ma il colosso di Hong Kong pare aver perso terreno, forse soprattutto a causa di un contesto geopolitico divenuto poco favorevole all’approdo della Via della Seta in Europa.

I cinesi restano interessati, ma sono ormai sorpassati da operatori tedeschi, su cui il riserbo resta altissimo, mentre non è un mistero che le Ferrovie austriache si siano fatte avanti per una partnership finalizzata alla realizzazione del terminal in zona Ferriera. Forse proprio da queste parti vanno cercate le «grandi novità» annunciate come imminenti dal presidente dell’Autorità portuale D’Agostino pochi giorni fa. —

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