In Europa la Slovenia di Janša si schiera con le sovraniste Ungheria e Polonia

Storica svolta diplomatica del premier che dal Recovery Fund porta a casa 10, 5 miliardi, di cui 6,6 a fondo perduto 

Ma che cosa ha combinato il premier sloveno Janez Janša all’ombra dei nogoziati a Bruxelles per il Recovery Fund? Pochi se ne sono accorti ma la sua mossa, sotto traccia per la diplomazia di Lubiana è un vero e proprio terremoto. Janša ha appoggiato la posizione del premier ungherese Viktor Orban, assieme alla Polonia, sul fatto che la suddivisione delle risorse comunitarie per l’emergenza Covid-19 non deve essere collegata a questioni relative allo stato di diritto che, peraltro, Budapest ha più volte violato nel recente passato.

Il diplomatico di lungo corso Roman Kirn non ha dubbi: «Si tratta del primo allineamento pubblico della Slovenia con il blocco dei Paesi illiberali dell’Ue e tutto grazie a una ponderata sconsideratezza», ha dichiarato al Delo di Lubiana. Kirn sostiene inoltre che Janša appoggiando il primo ministro magiaro Orban ha violato la dichiarazione sulla politica estera del Parlamento e la strategia di politica estera della Slovenia fatto per il quale non ha alcun mandato. Così facendo, sempre secondo il diplomatico, il premier Janša ha «seriamente intaccato la nostra posizione in seno all’Unione europea e ha messo in pericolo i nostri futuri rapporti». Ed esattamente tra un anno sarà proprio la Slovenia a presiedere l’Unione europea.


Per Janša lo stato di diritto è uno dei motivi per cui è nata la stessa Unione europea, ha dichiarato a Bruxelles, e anche uno dei motivi per cui la Slovenia ha aderito all’Ue. «Lo stato di diritto garantisce o dovrebbe offrire pari opportunità a tutti - ha sostenuto Janša - e quindi anche il fondamento della libertà individuali e il normale sviluppo dell'individuo e dello Stato». Secondo il primo ministro sloveno lo stato di diritto significa che le istituzioni trattano tutti allo stesso modo, che i tribunali sono imparziali, che le elezioni o i mandati non vengono rubati, che non possono esserci prigionieri politici nell'Ue e che un solo partito politico non ha nelle sue mani tutti i media del Paese».

Il presidente della Lmš, Marjan Šarec , ex premier, ha dichiarato che il governo Janša sta portando la Slovenia «nella direzione di Višegrad, dove è ovviamente auspicabile non rispettare lo stato di diritto». Secondo Šarec questo orientamento sarà dannoso per la Slovenia a lungo termine. «Lo stato di diritto è uno dei principi fondamentali dell'Ue - ha sottolineato Šarec - e se lo rifiutiamo in Slovenia e facciamo parte del gruppo di coloro che non rispettano lo stato di diritto o non lo considerano necessario per il funzionamento dell'Europa, siamo in cattive condizioni».

Il presidente della Sab (Alleanza per Alenka Bratušek) Alenka Bratušek ha affermato che l'Ue è cresciuta sulla base dei valori del rispetto dei diritti umani, come la dignità, la libertà, la democrazia e lo stato di diritto. Questo è il motivo per cui la parte in cui si trovava il primo ministro Janša è sbagliata, ha sottolineato. Ha aggiunto che anche i partner della coalizione ne sono responsabili, in quanto il premier a Bruxelles non presenta le sue opinioni, ma quelle della Repubblica di Slovenia. La leader dei socialdemocratici Tanja Fajon, invece, ha affermato che «nell’Unione europea eravamo conosciuti come sostenitori dello stato di diritto, ora assieme a Ungheria e Polonia affermiamo che non è necessario sostenere i diritti cardine dell’Ue». Ma malumori di pancia si fanno sentire anche tra le fila dei partner di coalizione come il Partito dei pensionati (Desus) e Nuova Slovenia (Nsi) i quali non hanno ovviamente gradito la svolta attuata senza alcuna consultazione all’interno della maggioranza che regge le sorti dell’esecutivo. Eppure Janša ha portato a casa da Bruxelles 10,5 miliardi di euro di cui 6,6 a fondo perduto con anche l’Italia che non disdegna di flirtare con Orban pur di mettere in fuorigioco l’olandese Rutte.

Per adesso la politica di Janša così criticata nei palazzi del potere non ha intaccato la sua popolarità tra l’elettorato. Se si fosse andati alle urne domenica scorsa, secondo il sondaggio Vox populi, la Sds (Partito democratico) avrebbe guadagnato 32 deputati contro i 21 deisocialdemocratici i 15 della Lista Marjan Šarec i 10 di Levica (Sinistra) i 6 di Nuova Slovenia e i 4 di Desus. —

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