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La tragedia di via Giulia: «Vedermi lì con lei lo ha fatto infuriare: mi ha tirato un pugno, poi si è buttato»

Lo stabile di via Giulia in cui si è consumata la tragedia (foto Lasorte) e la vittima, Daniel Ronconi

Parla il nuovo compagno della ex del gruista precipitato dal sesto piano. «Non ho potuto fermarlo, sono sconvolto»

TRIESTE «Mi ha tirato un pugno in faccia, poi ha guardato per un attimo lei, la sua ex ragazza. E le ha detto “ti ho beccata”. Quindi si è buttato dal balcone, senza che nessuno di noi potesse far nulla per salvarlo. È saltato giù all’improvviso e io l’ho visto cadere... non so se riuscirò mai a togliermi dalla mente la scena. Avrei preferito che riempisse di botte a me, lo dico davvero, piuttosto che facesse un gesto del genere».

Parla con lucidità, cercando di trattenere le lacrime, il ventiseienne che giovedì sera ha assistito alla morte di Daniel Ronconi, il ventinovenne triestino, gruista in Ferriera, padre di una bimba di tre anni, precipitato dal sesto piano di un appartamento di via Giulia 77 e morto dopo un volo di venti metri.



Il ventiseienne che era in quell’alloggio è il nuovo compagno della ex di Daniel: la coppia si frequenta ormai da mesi. Quella sera erano a cena, a casa, assieme a un’altra amica.

Daniel - chi lo conosce lo descrive come una persona talvolta irascibile e in difficoltà a gestire l’emotività - è entrato all’improvviso, aprendo la porta con le chiavi. «Non ci eravamo mai visti - ripercorre il ventiseienne - quando si è accorto della mia presenza si è infuriato... mi ha urlato “sei l’amante?”». Poi, riferisce il giovane, il pugno e il salto nel vuoto.

Una dinamica che lascia aperti molti interrogativi e sulla quale la Procura vuole fare chiarezza. Per questo il pm Maddalena Chergia ha disposto accertamenti investigativi e ordinato l’autopsia. E sempre per questo sono stati passati al setaccio i cellulari e visionati i messaggi e le chat della ragazza, del ventiseienne e di Daniel. In piedi restano sia la pista del suicidio, sostenuta dal racconto del ragazzo, sia quella del drammatico incidente. Va detto invece che da un primo esame del corpo - quello eseguito dal medico legale intervenuto sul posto subito dopo l’ambulanza e i Carabinieri - non sono stati riscontrati segni sospetti, nulla che possa far pensare a un’aggressione, motivo per cui sarebbe da scartare la pista dell’omicidio. Ci sarebbe stata invece una lite tra la vittima e le persone presenti in casa la sera delle tragedia, tra cui appunto anche il ventiseienne. Che, sebbene ancora sotto choc, ieri ha accettato di parlare a Il Piccolo chiedendo l’anonimato.

Ricorda cosa è successo quella sera?

Sì. Chiarisco innanzitutto che Daniel fino a quel momento non lo avevo mai visto. Comunque quella sera eravamo a casa io, la mia fidanzata e una sua amica, stavamo cenando. Lui è entrato, aveva le chiavi. Le possedeva ancora nonostante si fosse lasciato da tempo con la mia compagna. Posso capire, doveva gestire la figlia. Quando è entrato, io sono andato sul balcone, un po’ come gesto di rispetto, un po’ per timore. Mi ha visto, si è avvicinato a muso duro dicendomi “chi c... sei? L’amante?”. Io ero terrorizzato e indietreggiavo. La ragazza si è messa in mezzo per tranquillizzarlo. Io gli dicevo di calmarsi, che non era il modo di affrontare la situazione. Ma lui mi ha tirato un pugno in faccia con la mano sinistra (il ventiseienne mostra in effetti una ferita sotto il mento, sulla parte destra, ndr). Non mi ha fatto malissimo, ma abbastanza da farmi girare la testa.

Poi?

Si è buttato giù. È saltato dal parapetto del balcone.

Ma lei ha reagito a quel pugno? C’è stata una colluttazione tra di voi?

Ma scusi, mi vede? Sono alto 1 e 78, sono esile. Lui era il doppio di me, aggressivo. Io non sono rissoso, non ho mai fatto a pugni con nessuno. Ho preso sinceramente paura, perché non mi sono mai trovato in una situazione del genere. Non è mai accaduto che qualcuno volesse picchiarmi. Quindi dopo il pugno sono rimasto impietrito.

Lei dunque non ha reagito dopo il colpo ricevuto sul balcone. In pratica non ha toccato Daniel. Quindi cosa ha fatto?

Ripeto: dopo il pugno ero paralizzato dalla paura. Pensavo che continuasse a colpirmi. Invece ha preso una piccola rincorsa ed è saltato giù improvvisamente, senza che nessuno di noi due, io e la mia ragazza, potessimo fermarlo. Io, istintivamente, mi sono affacciato, ho visto che precipitava... mentre cadeva non ha urlato. L’ho visto sbattere a terra. Non dovevo guardare. Sa cosa? Avrei preferito prendere una valanga di botte, che facesse tanto male a me piuttosto che vedere una cosa del genere.

Prima di lanciarsi Daniel ha detto qualcosa?

La ragazza mi ha riferito che Daniel, un secondo prima di saltare, le ha detto “ti ho beccato”.

Sul balcone c’era pure la ragazza: cosa ha fatto?

Ha urlato. E ha chiamato aiuto, i soccorsi. Sono arrivati l’ambulanza e i Carabinieri, che sono rimasti fino a notte fonda. Mi hanno chiesto tutto, come Daniel ha scavalcato il parapetto, quale gamba ha alzato. Mi hanno anche controllato le mani e le hanno fotografate per accertare se ci fossero segni di una zuffa con lui.

Come si sente lei ora?

Sconvolto. Io non so... ma ci rendiamo conto? Morire così a 29 anni, con una figlia. Sì, la storia con la ragazza era finita da mesi, da quasi un anno credo, seppur con alti e bassi: ma quanti si lasciano? Sapevo che la situazione non era semplice, che lui le scriveva sempre messaggi... come può fare ogni ex moroso geloso. Anche per questo io con questa ragazza volevo procedere con calma A maggior ragione sapendo che c’era lui, che era il papà della bambina... Io questo lo rispettavo. E non volevo costruire un rapporto serio sulle macerie. Io e la ragazza cercavamo soltanto armonia e tranquillità. —

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