Agenzie di viaggi deserte e bar in leggera ripresa: mappa della crisi Covid in Fvg

Colazione al bar con mascherina ben sistemata sul viso

Sondaggio di Confcommercio a due mesi esatti dalla fine della fase di lockdown. Comparto turistico in affanno. Il settore ristorazione inizia lentamente a rialzarsi

TRIESTE. Agenzie di viaggio e alberghi in ginocchio e incapaci di intravedere un cambio di rotta. Negozi di abbigliamento e calzature con i fatturati dimezzati. Agenti di commercio in controtendenza con affari migliorati e pubblici esercizi in lieve ripresa, seppure con numeri ancora sideralmente lontani da quelli del 2019. A due mesi esatti dalla riapertura delle attività commerciali dopo il lockdown è tempo di bilanci.

Confcommercio Trieste ha tracciato una sorta di mappa della crisi, monitorando passo passo i segnali la ripresa. Lo ha fatto attraverso un questionario somministrato si suoi iscritti a fine maggio e a inizio luglio per far emergere il trend. Il risultato è una fotografia che riassume le tendenze dell’intero territorio regionale, con l’eccezione di Grado, Lignano e le località più turistiche della Carnia.

Le risposte del primo sondaggio, inviato a poche settimane dall’inizio della Fase 2, raccontavano di un calo di fatturato superiore al 60% per il 93% delle aziende attive nel campo del turismo, per il 58% dei pubblici esercizi, il 19% di chi opera nel campo dei servizi, il 25% per gli agenti e rappresentanti di commercio e il 36% delle imprese del commercio, tenendo conto che in questo segmento sono incluse le rivendite di prodotti alimentari.

Le uniche che in molti casi, con l’emergenza, hanno visto anche aumentare i fatturati. A fine maggio, prevaleva ottimismo per l’andamento dell’attività nel 61,4 % di chi opera nel commercio a fronte del 31,7% degli imprenditori impegnanti nel campo del turismo, deil 57 % dei gestori di pubblici esercizi, del 61,5% di chi guida imprese che offrono servizi e de 37,5% dei agenti di commercio.

Ora il quadro è leggermente cambiato, e malgrado il persistere di gravi criticità, in alcuni comparti si registrano segnali incoraggianti. «Inizi a notare dei miglioramenti?», chiede Confcommercio Trieste ai suoi associati ad inizio luglio. Il 69% di chi vende abbigliamento e calzature ha risposto positivamente, come il 51% di chi vende al dettaglio altri prodotti e il 67% di chi propone prodotti alimentari.

Avverte segnali di miglioramento l’84% di chi gestisce pubblici esercizi, il 59% di chi opera nel campo dei servizi e l’80% degli agenti di commercio. Ben diversa la situazione di agenzie di viaggio e strutture ricettive: in questo campo solo il 38% degli addetti ai lavori ha raccolto quale segnale incoraggiante. Tendenzialmente, per tutti, ad incidere negativamente sulle performance delle imprese del terziario sono la diminuzione dei turisti e il persistere dello smart working che ha svuotato i centri storici. Permane poi per alcuni una certa diffidenza dei consumatori. Di base, comunque, c’è un’elevata fiducia in una ripresa dell’economia cittadina.

«Monitoriamo costantemente la situazione per cercare di dare risposte e attivare strumenti utili alle diverse categorie il più puntuali possibile, – spiega il presidente di Confcommercio Trieste Antonio Paoletti – ma è assurdo che la città faccia le spese di questo lunghissimo smart working. Così non possiamo contare nemmeno sull’economia interna. Rivolgo nuovamente un appello agli enti e ai grandi gruppi perché facciano attente valutazioni in tal senso».

I negozi di abbigliamento sperano in un aiuto dai saldi. «L’abbigliamento soffre, – indica la presidente del gruppo Commercio di Confcommercio Elena Pellaschiar -, specie il target che trovava respiro grazie agli acquirenti in arrivo da Slovenia, Croazia e dai turisti in generale. Non è facile, cerchiamo di fare gruppo, anche mettendo in campo iniziative che ridiano fiducia e riportino acquirenti dal resto della regione. L’invito ai triestini è supportarci, usando meno l’online e vivendo di più i nostri negozi».

Piccoli segnali incoraggianti si avvertono nei pubblici esercizi, anche se l’assenza dei turisti pesa moltissimo: «Una lenta ripresa c’è - constata la presidente di Fipe Federica Suban - per chi aveva da sempre strutturato l’attività puntando su colazioni, pausa caffè e pranzi è però più difficile. Si servono il 40% in meno di tazzine di caffè, il segmento pranzi si è ridotto almeno del 50%, la ripresa più rapida è stata quella dei locali nella zona così detta della movida».

Chi la Fase 2 non l’ha ancora vissuta sono indubbiamente alberghi e agenzie di viaggio. «Siamo fermi– osserva Roberto Cividin di Fiavet che rappresenta le agenzie di viaggio e i tour operator –. Il nostro lavoro che spinge la gente a scoprire il mondo e la gente ora non viaggia perché non ritiene ce ne siano ancora le condizioni.Trovo la situazione pericolosa – ammette – non più tanto per l’aspetto sanitario quanto per quello economico. Senza contare che il Fgv è penalizzato dalla mancanza di voli».

Variegato e dunque con una ripresa diversa a seconda della categoria alla quale rivolgono i loro prodotti, è il mondo degli agenti di commercio. «Se da un lato è vero che siamo in recupero – spiega Fulvio Benvenuti presidente dell’associazione di categoria Fnaarc –, dall’altro chi opera in alcuni settori fa ancora tanta difficoltà. Penso a chi vende prodotti legati al comparto del turismo, dell’automobile, di alcuni ambiti della ristorazione dove, causa principalmente lo smart working, vengono meno prodotti legati ai pranzi o alla pausa caffè».
La preoccupazione di Benvenuti è legata «anche a chi lavora sull’incassato: in autunno, il vero banco di prova, se le aziende non pagheranno le forniture, gli agenti non fattureranno». 

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