Stop agli ingressi dai Balcani, la Regione Fvg rilancia: «Servono misure reali e controlli sui frontalieri»

Il governatore Fedriga e il vice Riccardi confermano la preoccupazione per la situazione a Est. In Fvg 4 nuovi casi, tre legati all’area balcanica 

TRIESTE Hanno martellato per giorni sui rischi di una nuova recrudescenza del coronavirus in Friuli Venezia Giulia a causa dei contatti con i Balcani e accolgono con sollievo la decisione del ministro della Salute Roberto Speranza di interdire l’arrivo e il transito in Italia da Serbia, Kosovo e Montenegro. Il presidente Massimiliano Fedriga e il suo vice Riccardo Riccardi chiedono però di mettere in campo controlli reali ai confini. In regione si riscontrano infatti quattro nuovi casi di coronavirus, di cui tre legati a movimenti dai Balcani, e a Trieste si affaccia il timore di contagi legati al lavoro transfrontaliero, dopo la positività di un cittadino croato dipendente della società di spedizioni Samer Seaports & Terminals.

Fedriga si dice ancora una volta «molto preoccupato dai contagi della zona balcanica. Ho avuto modo di incontrare in questi giorni i rappresentanti diplomatici italiani in quei Paesi e i rappresentanti diplomatici in Italia di quei Paesi e ho fatto presente che la situazione nell’area balcanica è particolarmente grave». L’ultimo è stato il confronto avvenuto ieri con l’ambasciatore croato Jasen Mesić.


A spendere le parole più nette è però il vicepresidente e assessore alla Salute Riccardi: «Anche oggi (ieri, ndr) tre contagi su quattro sono di area balcanica e si aggiungono ai precedenti. Ci sono flussi di transito che vanno governati perché lo sforzo dei dipartimenti di prevenzione è gravoso e non può essere retto a tempo indefinito. Serve una sorveglianza sanitaria uguale in tutti i Paesi, perché regimi diversi ci espongono al rischio di nuovo contagio». Riccardi invita inoltre a puntare un faro «sul flusso di lavoratori transfrontalieri» e sul fatto che «a Jesolo sono stati trovati oltre quaranta migranti positivi, mentre in Fvg abbiamo il problema della rotta balcanica. Non dico che bisogna chiudere le frontiere, ma bisogna mettere in campo misure reali, per intercettare chi torna dai Balcani, controllare i frontalieri e intervenire sugli spostamenti che non conosciamo».



Con quattro nuovi casi accertati ieri, il numero di contagiati da inizio epidemia arriva intanto a 3.343 in Fvg: 1.408 a Trieste (+1), 1.003 a Udine (+1), 712 a Pordenone (+1) e 220 a Gorizia (+1). Ad oggi risultano positive 119 persone, con 7 ricoverati di cui nessuno in terapia intensiva. I decessi restano fermi a 345, mentre le persone in isolamento sono 90, i totalmente guariti 2.879 e i clinicamente guariti 22.

Fra i temi di giornata spunta quello dei lavoratori che ogni giorno valicano il confine per lavorare a Trieste, come nel caso della Samer. Succede dopo la positività di un dipendente croato della compagnia, che ogni giorno viene in città dall’Istria come molti colleghi. L’uomo è stato sottoposto agli esami dopo aver manifestato sintomi compatibili, ma è già rientrato in Croazia e altri undici compagni di lavoro si trovano in quarantena: otto italiani risultati negativi al primo tampone e tre croati in attesa dell’esito del test.

L’ad di Samer Seaports Jens Peder Nielsen si dice «contento che tutti i lavoratori italiani risultino negativi, mentre stiamo attendendo l’esito per i tre colleghi rimasti in quarantena in Croazia. Abbiamo subito attivato il protocollo Covid, informando subito Azienda sanitaria, Autorità portuale, sindacati e dipendenti. Domani (oggi, ndr) si riunirà il nostro comitato Covid per valutare se prendere misure di prevenzione ulteriori». Il presidente dell’Authority Zeno D’Agostino conferma che «la cosa sembra fortunatamente circoscritta a una sola persona, dopo che tutti i soggetti venuti a contatto con questa sono stati rapidamente individuati e messi in quarantena».

Nel frattempo la decisione del governo su Serbia, Kosovo e Montenegro fa discutere sul piano locale. Per la senatrice dem Tatjana Rojc, «il blocco dei collegamenti risponde a esigenze di sicurezza sanitaria. L’auspicio è che le autorità serbe pongano in atto ogni provvedimento efficace a contenere la diffusione del Covid. Non solo ci sono comunità serbe rimaste isolate dalla madrepatria, ma la pandemia fa sentire i risvolti negativi sull’economia, dato che l’Italia è il secondo partner commerciale di Belgrado». A destra si invita invece il governo a moltiplicare gli sforzi per azzerare la rotta balcanica: il capogruppo al Senato di Fdi Luca Ciriani denuncia che «su Trieste abbiamo una nuova Lampedusa, ma il governo fa finta che tutto vada bene». —

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