Arrivi da Serbia, Montenegro e Kosovo proibiti in Italia fino alla fine di luglio

Un operatore impegnato in un’attività di sanificazione in Serbia

Ordinanza del ministro Speranza dopo l’aumento di contagi nei tre Paesi, ora nella lista “a rischio”. Alt ai collegamenti aerei

BELGRADO. La curva dei contagi s’impenna, la situazione epidemiologica si fa sempre più preoccupante. E allora l’Italia reagisce sbarrando le porte a un numero sempre più alto di Paesi dei vicini Balcani. Lo fa vietando fino al 31 luglio l’ingresso nel Paese anche alle persone che, nelle ultime due settimane, hanno soggiornato in Serbia, Kosovo e Montenegro, nazioni che si aggiungono alla lista di Paesi a rischio virus, che includeva già Bosnia-Erzegovina e Macedonia del Nord. È quanto ha annunciato ieri il ministro della Salute Roberto Speranza, che via Facebook ha informato di aver «sottoscritto una nuova ordinanza che inserisce Serbia, Montenegro e Kosovo nella lista dei Paesi a rischio».



«Chi è stato negli ultimi 14 giorni in questi territori ha il divieto di ingresso e transito in Italia», ha illustrato Speranza, sottolineando che la misura è necessaria. «Nel mondo» – e i Balcani sono ora un fronte caldissimo – «l’epidemia è nella fase più dura», per questo «serve la massima prudenza per difendere i progressi che abbiamo fatto finora». Da qui la decisione di proibire gli ingressi anche da Serbia, Kosovo e Montenegro, oltre che da Armenia, Bahrein, Bangladesh, Brasile, Bosnia Erzegovina, Cile, Kuwait, Moldova, Oman, Panama, Perù e Repubblica Dominicana, i sedici Paesi per i quali l’Italia è off-limits.

L’ordinanza firmata da Speranza prevede anche la sospensione dei voli aerei diretti e indiretti da e per Serbia, Montenegro e Kosovo. Annunci via Facebook, quelli del ministro, che hanno dato il la a una lunga serie di apprezzamenti sui social, ma anche a critiche. «Sono un italiano che vive e lavora in Serbia, credo che non sia corretto emanare ordinanze sui social, senza aver modo di leggerle su nessun sito istituzionale», lasciando aperti dubbi su chi sia soggetto al divieto di viaggio, ha scritto ad esempio Gaetano Paolillo, un italiano residente a Belgrado.

Ma i chiarimenti sono arrivati a stretto giro di posta, almeno attraverso il sito ufficiale dell’ambasciata italiana a Belgrado, che ha postato in serata anche il testo dell’ordinanza a firma Speranza. Il «divieto d’ingresso in Italia», ha specificato la rappresentanza diplomatica, vale per chi «negli ultimi 14 giorni ha soggiornato» o è «transitato» per i Paesi a rischio, Serbia, Kosovo e Montenegro inclusi. Ci sono però delle significative deroghe. Fanno infatti eccezione al divieto «i cittadini europei (Ue, Schengen, Regno Unito, microstati europei) e i loro familiari conviventi (ascendenti e discendenti diretti, coniugi, partner stabili, persone legate da unione civile) con residenza anagrafica in Italia da data anteriore» a ieri, ha specificato l’ambasciata. In ogni caso, «per questi soggetti si applica l’obbligo di quarantena». Fanno inoltre eccezione, «limitatamente ai Paesi balcanici», Serbia inclusa, «gli autotrasportatori». Tutti coloro che entrano in Italia, ha ricordato infine la rappresentanza diplomatica italiana a Belgrado, «devono compilare il modulo di autocertificazione», disponibile sul sito della Farnesina. Misure, quelle prese da Roma, che sono giustificate dalla situazione sul terreno. La Serbia, ieri, ha registrato altri 383 casi di contagio e 13 decessi, con un quadro via via più drammatico in particolare a Belgrado; il Kosovo 132 (su 486 sottoposti a tampone), il Montenegro 60. Sempre pesante anche la situazione epidemiologica in Bosnia Erzegovina, con altri 267 casi nelle ultime 24 ore e tre decessi per Covid. Non se la passano bene neanche Macedonia del Nord (94 contagi e ben otto morti) e Albania (+99 casi, tre decessi). In linea con i dati degli ultimi giorni il numero degli infetti in Croazia (ieri 86, nessun decesso), 19 nelle ultime 24 ore i contagi in Slovenia, Paese dove non si sono registrati decessi (111 in totale). —

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