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I due Presidenti scrivono la Storia e la foto simbolo fa il giro d’Europa

La foto simbolo: i due presidenti mano nella mano

Consensi bipartisan per il doppio omaggio reso a Basovizza da Mattarella e Pahor. Successo della macchina organizzativa. «È una vittoria non solo mia ma della città intera», commenta soddisfatto Dipiazza.  «Momenti oggettivamente emozionanti», sottolinea Patuanelli

TRIESTE. Ha fatto il giro d’Europa la fotografia di Sergio Mattarella e Borut Pahor mano nella mano, come trentasei anni fa Kohl e Mitterrand. Ripreso dai media di tutta Italia nonché di Slovenia, Croazia e Austria, questo 13 luglio 2020 ha attirato pure giornalisti della prestigiosa testata francese Le Monde.

«Una vittoria non mia bensì della città intera», è il commento del “day after” del sindaco Roberto Dipiazza, architetto della giornata assieme alle diplomazie internazionali. Il primo cittadino già pensa a riproporre il gesto nel calendario delle commemorazioni civili locali: «Ho sentito il console generale Vojko Volk, affinché possa venire sulla Foiba il 10 febbraio, e io sul cippo per gli antifascisti, il 6 settembre. Adesso è sdoganato: la portata dell’evento supera anche il concerto dei tre Presidenti. Tutta Italia ne ha parlato, ho ricevuto centinaia di messaggi di ringraziamento».

la folla assiepata davanti al Narodni Dom


Ma il sindaco, si sa, ci tiene sia decantata pure la bellezza della città. Uno dei suoi momenti top è stato dunque il pranzo sul terrazzo della Prefettura con presidenti e ministri: «Così hanno avuto un colpo d'occhio mozzafiato su Trieste: la giornata era perfetta, con sole e venticello, e anche la politica si è comportata abbastanza bene».

Per il ministro Stefano Patuanelli l’immagine-simbolo dei due presidenti in entrambi i luoghi di Basovizza è «oggettivamente molto emozionante. Non credo ci sarà mai una memoria condivisa a Trieste, ma il percorso è servito a rendersi conto che le diverse parti della città possono coesistere, e che ora devono pensare al futuro. Il modo migliore a nostra disposizione per regalare un periodo di serenità alle nostre terre». Quanto a ritorno d’immagine, «ancora una volta Trieste si è dimostrata un gioiello nel cuore dell’Europa – prosegue Patuanelli –, con la piazza più bella del mondo e tra le mani il proprio futuro».



Così il governatore Massimiliano Fedriga: «La rilevanza è stata nazionale e internazionale, non solo per il ritorno mediatico: è il messaggio lanciato a valere per l’Europa. È andato tutto molto bene, con una reazione positiva da parte della popolazione di Trieste e del Friuli Venezia Giulia, di grande partecipazione emotiva. Si sono toccati anche passaggi che a volte sono stati difficili: penso alle foibe negate per decenni. Sarà un passo avanti anche a livello non istituzionale. È chiaro che una sola giornata non basta ma si tratta di un percorso».

Il prefetto Valerio Valenti risponde dell’imponente macchina logistica: «Ho fatto diverse visite di Presidenti, ma questa era davvero complessa, con tanti trasferimenti. C’era anche la parte di sicurezza, con un dispiegamento considerevole di mezzi. Il bilancio è oltremodo positivo. Devo ringraziare le autorità, che hanno accettato di muoversi in pulmino per non bloccare il traffico, e i miei uomini». Per il vicepresidente della Camera Ettore Rosato (Italia Viva) «Trieste ha dimostrato come il confine può essere un luogo che unisce, invece che dividere. Incredibile soprattutto per chi come me ha vissuto il cambiamento della città a partire dal 1993, con l’elezione di Illy, quando si è rotto il tabù sulla parola “pacificazione”: un percorso coronato ieri».

Secondo la deputata pentastellata Sabrina De Carlo «Si chiude un capitolo di storia, fermo restando che tutto deve rimanere inciso nella memoria. Sono in contatto con gli esponenti della comunità slovena per capire come prevedere il loro seggio nella nuova legge elettorale, dando seguito all’impegno preso da Luigi (Di Maio, ndr). E, nota di colore, «a Basovizza ero a vicina al sottosegretario Achille Variati – prosegue –. Gli ho chiesto che cosa pensasse di Trieste, mi ha risposto che conosceva già la zona e in particolare Muggia».

Ultimo ma non per importanza, il 13 luglio è stato inoltre il giorno degli sloveni in Italia, che si sono simbolicamente visti riconoscere i torti subiti, nel centenario dell’altrettanto simbolico inizio delle persecuzioni nei loro confronti. «Sono arrivata in Senato stamattina (ieri, ndr) – racconta la senatrice Tatjana Rojc – e ho notato grande partecipazione, da parte di colleghi e non solo: molti mi hanno chiesto informazioni sul protocollo d’intesa per il Narodni dom. Finalmente si inizia a parlare del tema. Davanti all’edificio erano presenti molti giovani. Ho parlato a lungo con un giornalista di Le Monde, che ha preso l’evento come pretesto per approfondire i rapporti che Trieste ha con il suo passato. Si è scritta una pagina di storia europea, insomma». «Il Narodni dom per la prima volta ha una simile attenzione, da quando io ho memoria – afferma Ksenija Dobrila, presidente Skgz –. Si è parlato della nostra storia: per noi è importante, affinché il passato non si ripeta. Vedremo se il gesto darà i suoi frutti». «Dopo mesi, stanotte (ieri, ndr) per la prima volta abbiamo dormito – aggiunge il suo omologo della Sso, Walter Bandelj –. È stata una giornata storica, per il Narodni dom e per l’amicizia. Spero che adesso si potranno avviare percorsi di collaborazione con le associazioni di esuli».

Ci sono infine anche delle voci fuori dal coro: «Se potessimo darle un titolo, sarebbe “la giornata delle occasioni mancate”», scrivono inuna lunga nota il segretario di Fratelli d’Italia Trieste e la sua vice, Claudio Giacomelli e Nicole Matteoni. Nel mirino «l’equiparazione» degli infoibati ai «terroristi anti-italiani panslavisti del Tigr» e l’ammaino del tricolore dalla Foiba (è stato spostato, ma era comunque presente, ndr). I patrioti contestano inoltre la restituzione del Narodni dom e il lavoro della Commissione bilaterale italo-slovena; vogliono poi che sia revocata l’onorificenza di cavaliere di gran croce a Tito: una richiesta avanzata anche dall’assessore regionale alla Sicurezza e alle minoranze, Pierpaolo Roberti. L’ex sindaco Roberto Cosolini si dispiace per chi è convinto che «sul passato si possa ancora lucrare per avere consenso politico». —
 

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