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Bonus prima casa, casse regionali a secco: in stallo 3.300 domande

L’assessore regionale con delega al Territorio Graziano Pizzimenti

Disponibili solo 13,5 milioni sulla cinquantina richiesti a fondo perduto. Chi ha acquistato l’alloggio rischia di dover aspettare a lungo il contributo. E arriva anche il richiamo della Corte dei conti. Per i giudici contabili non è stato calcolato l’impatto economico del nuovo contributo

TRIESTE. Chi attende di ricevere il bonus prima casa potrebbe doversi rassegnare a una lunga attesa. I conti della Regione sono a rischio per effetto dell’emergenza provocata dal coronavirus. La coperta è corta e l’assessore competente Graziano Pizzimenti non ne fa mistero: prima dell’epidemia le coperture per il 2020 valevano non più di 13,5 milioni e non sono destinate a crescere, nonostante un fabbisogno stimato di cinquanta milioni per evadere l’arretrato. Non bastasse l’evidenza delle cifre, arriva anche la relazione annuale della Corte dei conti, che bacchetta la giunta Fedriga per non aver calcolato l’impatto economico della nuova versione del contributo.

Il rischio è ora quello di veder accumularsi le domande nel tempo, vista la scontata impossibilità di aprire ulteriormente i cordoni della borsa mentre le autonomie trattano col governo il ripianamento dei propri bilanci in ginocchio.


Tutto comincia nell’aprile 2019, quando il centrodestra modifica i criteri per l’assegnazione del bonus. In tempi di vacche magre, la giunta Serracchiani aveva reso più difficile l’accesso, stabilendo che la domanda potesse essere accolta solo se all’acquisto della prima casa si affiancassero lavori di ristrutturazione. Con Fedriga le maglie tornano ad allargarsi: per ottenere il contributo a fondo perduto compreso fra 13 e 15 mila euro, basta di nuovo il semplice acquisto.

L’effetto si è visto in pochi mesi. Nel secondo semestre 2019 il numero di domande quadruplica: 2.600 richieste presentate contro le 600 del regime precedente. Oggi Pizzimenti calcola 3.300 pratiche giacenti, per un totale di cinquanta milioni di euro necessari a coprirle. Un bel problema per le casse regionali, se si considera che nel 2019 il capitolo casa valeva in tutto 17 milioni, di cui 14,5 destinati al bonus per la prima abitazione.

Nel 2020 il capitolo complessivo pesa 13,5 milioni ed è dunque probabile che Pizzimenti riesca a mettere sul bonus una decina di milioni, dopo essere appena riuscito a ottenere indietro i 7 milioni che aveva prestato all’inizio dell’epidemia per le misure d’emergenza.

Eppure non basta. Con un ipotetico riparto da dieci milioni verrebbero evase 1.200-1.300 domande: ne rimarrebbero inevase duemila e, al ritmo dello scorso anno, altre tremila se ne aggiungerebbero. È evidente che così gli arretrati diventeranno presto insostenibili. Pizzimenti allarga le braccia: «Abbiamo 3.300 domande in attesa.

Via via che si hanno i soldi, si scorre la graduatoria eliminando chi non ha i requisiti. Per il 2020 abbiamo 13,5 milioni sul fabbisogno di tutta l’edilizia e metteremo la parte più consistente sulla prima casa: una decina di milioni non sarebbe cosa da poco in questo momento di ristrettezze. Abbiamo cambiato la legge e la misura ha fatto il botto: purtroppo si dovrà attendere anche anni per avere qualcosa, ma così avrà soddisfazione chi prima non poteva acquistare perché non doveva ristrutturare».

Ma per la Corte dei conti la situazione rischia di sfuggire di mano, come evidenziato nella relazione sulle coperture finanziarie delle leggi varate nel 2019, che la Sezione di controllo ha inviato al Consiglio regionale giorni fa. Secondo la magistratura contabile, la modifica delle norme non è avvenuta rispettando le clausole di neutralità finanziaria «a causa della mancanza di esplicite valutazioni» sulle ricadute del nuovo regime sul bilancio regionale. Per la Corte, nell’ampliare i requisiti per l’accesso, il legislatore «parrebbe non tenere conto dell’estensione del numero dei potenziali beneficiari interessati a presentare la richiesta di finanziamento. Il tetto di spesa potrebbe non essere più coerente con l’ampiezza dell’intervento». 


 

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