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Foiba-Narodni Dom, è resa dei conti nel mondo dell’esodo

Federesuli ribatte agli affondi partiti dall’Unione degli Istriani. «Ci attaccano perché ormai sono isolati e senza identità» 

TRIESTE. Una frattura ormai insanabile. La visita dei Presidenti della Repubblica di Italia e Slovenia, Sergio Mattarella e Borut Pahor, continua ad alimentare la polemica tra l’Unione degli Istriani e Federesuli. Il primo sodalizio, guidato da Massimiliano Lacota, aveva deciso di disertare ogni cerimonia in programma lunedì lanciando poi ieri il duro attacco:

«Mentre le associazioni degli esuli minori, cioè l’Anvgd (Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia aderente a Federsuli, nda), quella dei Dalmati e quella dei Fiumani guidate da Renzo Codarin e Antonio Ballarin ieri hanno rincorso il codazzo di ministri e funzionari italiani e sloveni nella giornata di Mattarella e Pahor a Trieste, i veri esuli, quelli non compromessi, non alla ricerca di visibilità e che non nutrono la speranza di fare i senatori a vita, sono tutti molto indignati. La faccia dell'associazionismo, quello vero e sano, è stata salvata soltanto dall'Unione degli Istriani, che non ha pensato minimamente di reggere la coda di una simile parata, calata dall'alto e senza il doveroso, preventivo coinvolgimento della nostra associazione».



A stretto giro è arrivata al replica altrettanto dura di Antonio Ballarin, presidente di Federsuli: «L’Unione degli Istriani non è la più grande associazione dell’Esodo. Basterebbe vedere il numero di tesserati. Ma, ancora più semplicemente, è sufficiente vedere e confrontare le attività svolte da tale associazione e quelle organizzate e dalle associazioni appartenenti a FederEsuli. L’Unione degli Istriani è presente quasi esclusivamente a Trieste, e non include al suo interno non tutte la “famiglie” istriane, ovvero le associazioni locali degli ex Comuni italiani in Istria, ma solo una parte».

In merito all’incontro con Mattarella, Lacota aveva rilevato come non fosse stata chiesta la revoca dell’onorificenza al maresciallo Tito concessa dall’allora Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat nel 1969. «L’Unione degli Istriani - rilancia Federsuli - non essendo presente, farebbe meglio a commentare fatti oggettivi e non chiacchiere da bar, poiché i temi trattati sono stati tutti quelli già noti e condivisi con la stessa realtà presieduta da Lacota e portati all’attenzione del governo in tutti questi anni. In merito alla revoca dell’onorificenza a Tito, la richiesta è già stata fatta più volte: serve però una legge e al momento nessun parlamentare si è mai offerto di depositarla».

Federsuli chiude ribadendo l’accusa di una Unione degli istriani ormai isolata «sempre più su posizioni filo-asburgiche che nulla hanno a che fare con le istanze del mondo dell’Esodo Istriano, Fiumano e Dalmata. L’Unione dimentica che furono proprio gli Asburgo a sobillare l’odio etnico tra slavi e italofoni nell’Adriatico Orientale. Odio, questo, che nel tempo ha causato la nostra drammatica vicenda». 


 

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