Migrante trovato morto al Cpr di Gradisca, era in quarantena: sospetto abuso di farmaci 

L’ingresso del centro migranti di Gradisca d’Isonzo ieri pomeriggio (Foto Roberto Marega). A destra un’immagine delle fiamme all’interno del Cpr diffusa dai migranti

È un albanese di 29 anni. L’ipotesi più probabile è quella di un’intossicazione da medicinali. Rianimato un marocchino

GRADISCA D'ISONZO. Un migrante trovato morto nella camerata dove stava affrontando la quarantena. Un compagno di stanza ricoverato in gravi condizioni in terapia intensiva a Gorizia, anche se non in pericolo di vita. L’ipotesi dell’abuso di farmaci. E, per tutta la giornata, la rabbia dei reclusi, che hanno protestato violentemente al sopraggiungere della notizia di un decesso dietro le mura dell’ex Polonio, con tanto di incendi e tentativi di rivolta.

Nuova tragedia e tensione altissima al Cpr di Gradisca d’Isonzo, il “carcere per migranti” irregolari lungo la regionale 305. Una tragedia che riporta alla memoria quella, avvenuta a gennaio, del georgiano Vakhtang Enukidze, deceduto in circostanze ancora mai chiarite ufficialmente. Questa volta, però, il dramma si è consumato interamente dietro le sbarre del centro per i rimpatri. T.O., cittadino albanese di 29 anni (anche se alcune fonti gliene attribuiscono 10 in più) è stato trovato privo di vita – secondo alcune testimonianze ancora cianotico – nella “Zona blu” del Cpr: un’ala tecnicamente ancora inagibile della struttura, ma adibita secondo i protocolli all’isolamento o alla quarantena dei nuovi arrivi. È questo il caso dell’uomo, giunto al Cpr nella giornata di venerdì e in attesa di espulsione.

La tragica scoperta è stata fatta attorno alle 8.30 di ieri da un operatore della coop Edeco: si era recato nella camerata per avvisare uno dei sei occupanti che le forze dell’ordine erano pronte a condurlo al Tribunale di Trieste per un’udienza. Immediatamente l’operatore ha chiamato i soccorsi, notando lo stato cianotico di T.O., ma anche le gravi condizioni di un secondo migrante, di nazionalità marocchina. Mentre i sanitari constatavano la morte del primo, il secondo veniva rianimato e trasportato d’urgenza all’ospedale di Gorizia. Già ad ora di pranzo è stato dichiarato fuori pericolo. «Qualche minuto in più e i morti sarebbero stati due», assicurano le forze dell’ordine.

Sul posto sono accorsi per le indagini il sostituto procuratore Laura Collini, che ha sentito i testimoni, tra cui i compagni di stanza di T.O., e gli uomini della Polizia Scientifica per i rilievi. Da una prima analisi della salma – fa sapere la Prefettura di Gorizia – sembrano assenti segni di violenza fisica. Una colluttazione fra i due migranti o persino uno scenario di omicidio/suicidio – emerso nei primissimi istanti – paiono poter essere esclusi. Per dare una spiegazione a questa nuova tragedia saranno essenziali l’autopsia e gli esami tossicologici, senza contare – quando le condizioni lo permetteranno – la testimonianza del marocchino.

L’ipotesi è quella dell’intossicazione da farmaci per entrambi i trattenuti, anche se per ora nessuno scenario è escluso. Quando il corpo dell’albanese è stato portato via, attorno alle 13, è scoppiata la rivolta con materassi e suppellettili bruciate. Un video pubblicato dall’Assemblea No Cpr e fatto pervenire dall’interno, mostra un rogo nei corridoi. Sul plexiglass apparentemente una scritta: “voglio rivotril”, il nome di un ansiolitico. Le fiamme sono state domate dai Vigili del Fuoco nel giro di un’ora e mezza. –

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