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La seconda ondata più forte in Serbia, Lubiana rinuncia all’app obbligatoria

Una donna con mascherina nel centro di Belgrado

A Belgrado record di ricoveri in terapia intensiva. Zagabria conferma l’obbligo di mascherina al chiuso. Dati rassicuranti sui contagi (8 positivi) in Slovenia e anche in Croazia (53)

BELGRADO. La nuova tempesta? Sembra rientrare, con le cupe nuvole che si erano addensate sopra il Paese e che ora appaiono meno fosche, con qualche squarcio di azzurro. Il Paese è la Croazia, interessata nelle ultime settimane da una recrudescenza dei contagi, dopo aver ampiamente tenuto sotto controllo l’epidemia tra la fine di maggio e quella di giugno.

Croazia dove, tuttavia, i numeri dei nuovi contagi in questo momento concedono finalmente qualche spiraglio di ottimismo. Ieri soli 53 contagiati, tre in più rispetto ai 50 registrati domenica, un trend in sensibile calo dopo i 140 nuovi positivi – record di sempre – osservati lo scorso sabato 11 luglio. A far ben sperare anche la casella dei decessi, domenica rimasta a quota zero. Sono saliti a 1.145 i casi attualmente positivi, ancora al di sotto del picco del 14 aprile scorso (1.258). Fra le regioni con meno infetti, sempre quelle sulla costa adriatica settentrionale, la “locomotiva” del turismo croato, che potrà ricevere nuova linfa anche dalla decisione di Budapest, che ha collocato la Croazia – destinazioni privilegiata per i magiari – nella «lista verde» delle destinazioni sicure.

Orizzonte relativamente sereno che dovrà essere confermato dai dati dei prossimi giorni, per poter parlare di virus di nuovo imbrigliato, tra Zagabria e Osijek. Zagabria che, di certo, non sta a guardare, sperando che il virus scompaia da solo. Al contrario, promette controlli draconiani per chi sgarra, in particolare sull’uso delle mascherine, diventate da ieri obbligatorie – oltre che sui mezzi di trasporto pubblico, com’era già da tempo – anche per il personale sanitario e per chi visita pazienti, per chi lavora nel commercio e per gli avventori dei negozi, quando sono al loro interno, ma anche per gli occupati nel settore ricettivo che sono a contatto con la clientela o che preparano e servono cibi e bevande, si legge sul portale ufficiale governativo Koronavirus.hr.

Misure che sono da rispettare scrupolosamente e senza sgarrare, ha ammonito ieri Davor Bozinovic, ministro degli Interni e numero uno dell’unità di crisi croata, che ha promesso anche «multe» nel caso l’obbligo delle protezioni non venisse rispettato. «Speriamo di non arrivare a questo passo e facciamo appello alla gente, che chiami il 112 o la polizia se bisogna intervenire», ha specificato. Obbligo delle mascherine al chiuso che, oltre a rallentare la diffusione del virus, va visto anche come un allenamento «per l’autunno, quando potremmo assistere a un estendersi maggiore» dell’epidemia e «dobbiamo prendere l’abitudine» alle protezioni, prima che venga la stagione fredda, ha aggiunto.

Si tratta di entrare nell’ottica di una «nuova normalità», ha chiosato Bozinovic. E verso la normalità – quella vera - sembra andare la vicina Slovenia, che ieri ha registrato solo otto nuovi positivi (e nessun decesso, l’ultimo un mese e mezzo fa), un dato in calo rispetto ai 34 dell’11 luglio e ai 14 segnalati domenica, solo 17 le persone in ospedale, una in terapia intensiva. Slovenia che ha preso una decisione pare definitiva – e fatto un’importante retromarcia – sul fronte della app per il tracciamento dei contagi, arma segreta secondo il governo per aiutare a contenere una eventuale ondata autunnale di contagi.

App che si baserà sul modello tedesco – e non dunque su quello dell’italiana Immuni – e non sarà obbligatoria, come caldeggiava il ministro per l’Amministrazione pubblica, Bostjan Koritnik, per le persone contagiate e per quelle isolate in quarantena. Le nubi non si dissolvono invece in Serbia, fra i Paesi più colpiti dalla recrudescenza estiva del virus. Virus che è stato individuato in altre 279 persone nelle ultime 24 ore, hanno informato ieri le autorità di Belgrado, che hanno comunicato altri dodici decessi per Covid-19, uno dei dati più alti di sempre.

A preoccupare però è il numero dei pazienti in terapia intensiva, ben 154, un vero e proprio record. «Vi prego, rispettate le misure e portate la mascherina all’aperto e al chiuso», ha fatto appello ieri la premier serba Ana Brnabic, che ha parlato di «situazione seria» e ha chiesto nuovamente agli “indignados” antigovernativi di non scendere in piazza mentre il virus circola con grande violenza.

E che appare tutt’altro che infiacchito rispetto alla primavera, con «un terzo» delle persone contagiate che finisce ricoverato, ha informato il direttore della Clinica per le malattie infettive di Belgrado, Goran Stevanovic, che non ha escluso un nuovo aumento dei contagiati nei prossimi giorni. La situazione sembra invece in leggerissimo miglioramento in Bosnia (124 contagi ieri, ma in calo rispetto ai giorni scorsi) e in Macedonia del Nord (+86), mentre salgono i contagi in Montenegro (+66) e Albania (+117). 


 

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