Granseola “fuorilegge” dalla Croazia a Trieste: multata una pescheria

 A intercettare il venditore d’oltreconfine è stato il Nucleo ispettori pesca della Capitaneria di porto

TRIESTE La granseola viene preparata per la vendita in una cucina privata di Pola e poi trasportata da un cittadino croato a Trieste senza alcun documento di tracciabilità. Destinataria della merce è una pescheria triestina. A intercettare il venditore d’oltreconfine è stato il Nucleo ispettori pesca della Capitaneria di porto. Il titolare del negozio è stato sanzionato con 1.500 euro poco dopo la vendita del crostaceo. Anche al venditore è stata comminata una sanzione equivalente. In questi casi l’iter prevede poi che la merce venga ispezionata dalla Struttura complessa Igiene degli alimenti di origine animale del Dipartimento di Prevenzione di Asugi. Questo il verdetto: «Non è stato emesso alcun parere di destino a consumo umano in quanto il prodotto non era stato processato in uno stabilimento autorizzato - spiega il dirigente veterinario Paola Devescovi, che ha eseguito l’attività ispettiva - come richiedono i regolamenti comunitari di carattere sanitario. Essendo quindi assolutamente un processo fuori controllo sanitario, oltre che fuori norma, il prodotto è stato destinato a distruzione poiché non rispondente a criteri di sicurezza alimentare».

Diversa sorte hanno avuto invece i 150 chili di capesante sequestrate al Mercato ittico negli stessi giorni, di cui una parte è risultata di taglia inferiore rispetto a quella minima pescabile. «Provenivano da uno stabilimento autorizzato come centro di spedizione Cee croato - afferma Devescovi - ed erano regolarmente commercializzate da uno stabilimento riconosciuto Cee italiano, quindi la sicurezza sanitaria di processo era assicurata». Ne sono risultati sottomisura 48: si tratta in questo caso di violazioni di norme volte alla salvaguardia degli stock ittici. È stata quindi eseguita un’attività ispettiva basata su parametri organolettici. «Ho proceduto a una valutazione sensoriale dei parametri di freschezza» specifica Devescovi. In questo caso dunque il prodotto è stato dichiarato idoneo al consumo umano ma con il divieto d’introduzione nella catena commerciale e l’obbligo di destinarlo in beneficienza. Fortunati sono stati i frati Cappuccini di Montuzza, che hanno visto recapitarsi dalla Guardia costiera la prelibatezza.


«La restante parte con misura idonea (102 chili circa, ndr) – conclude il veterinario - è entrata regolarmente nella rete commerciale». —


 

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