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Narodni dom, l’appello europeo della cultura ai presidenti Mattarella e Pahor

La lettera: «Domani una giornata storica della comune costruzione». Tra i firmatari del documento Magris, Sosic, Covacich e Vinci

TRIESTE Da Claudio Magris a Marko Sosic. Alla vigilia del centesimo anniversario del rogo, alcuni dei massimi rappresentanti della cultura transfrontaliera a Trieste hanno pubblicato un appello, affinchè in futuro il Narodni dom possa finalmente diventare la casa di tutte le identità della città. È questo l’auspicio con cui oltre quaranta intellettuali, politici ed esponenti della società civile hanno scelto di salutare la solenne visita di Sergio Mattarella e Borut Pahor.



I capi di Stato ricorderanno assieme «l’assalto squadrista contro le organizzazioni slave culminato nell’incendio – si legge nel testo –. Non è privo di significato simbolico che l’incontro sia stato annunciato da Gerusalemme, nel quadro delle celebrazioni per il 75° anniversario della Liberazione di Auschwitz-Birkenau: eventi che non hanno rapporto diretto con quanto avvenne a Trieste cent’anni fa, ma che appartengono entrambi alla medesima storia europea del Novecento. Dopo il primo conflitto mondiale l’esasperato contrasto nazionalistico prevalse, schiacciando chi si trovava di volta in volta nella condizione di minoranza, sino a concepire e compiere l’abominio dei campi di sterminio». Per i firmatari a questo bisogna ispirarsi per resistere alle nuove «tentazioni di chiudersi entro confini nazionali o, peggio ancora, mura simboliche che oppongano nuovamente le comunità su basi linguistico-nazionali».



A maggior ragione «a Trieste, dove le comunità slovena e italiana hanno condiviso una ormai lunga storia repubblicana». La lettera cita poi l’articolo 19 della legge di Tutela, di cui si auspica la piena attuazione, confidando che la visita dei due presidenti imprima un’accelerazione in questo senso, partendo dal trasferimento in via Filzi della Narodna in študijska Knjižnica-Biblioteca degli studi di Trieste.



Ma non solo. Si spera che vi trovino «idonea rappresentanza anche le comunità croata e serba» e che i Musei Civici, in collaborazione con i Paesi interessati, allestiscano al suo interno «una sezione espositiva dedicata alla presenza storica delle componenti slovena, croata e serba sul territorio comunale». L’augurio è, in conclusione, che quella di domani sia «una giornata storica della comune costruzione europea».

L’iniziativa arriva dal professor Paolo Segatti, dall'ex senatore Miloš Budin e da Ravel Kodric. È stata sottoscritta appunto da oltre quaranta personaggi pubblici. Oltre a Magris e Sosic ci sono lo scrittore Mauro Covacich, il celebre costituzionalista Sergio Bartole, la sociologa Bianca Beccalli nonché Stanka Hrovatin, pietra miliare della comunità slovena in Italia, che tra le altre cose istituì la biblioteca di Opicina. Hanno firmato molti storici tra cui Raoul Pupo, Anna Maria Vinci, Patrick Karlsen, Mauro Gialuz e Štefan Cok. E non appaiono solo italiani o sloveni: lo dimostrano Ilja Jankovic, presidente dell’Associazione culturale giovanile serba, oppure Marija Mitrovic, filologa e docente di lingua e letteratura serbo-croata. L’elenco potrebbe continuare a lungo.

Entrando infine nel vivo della giornata di domani, Mattarella e Pahor si incontreranno poco prima delle 11 a Opicina, alla caserma del II Reggimento Piemonte Cavalleria. Da lì si sposteranno a Basovizza, dove omaggeranno la foiba e il cippo dedicato ai quattro fucilati antifascisti. Alle 12 le autorità sono attese in Prefettura per la firma del memorandum, mentre alle 13 visiteranno il Narodni dom. Visto il dispiegamento di oltre trecento agenti, nel corso della giornata tutti gli uffici della Questura di Trieste e dei Commissariati distaccati e sezionali provinciali resteranno chiusi al pubblico, fatta eccezione per l’Ufficio denunce. Per urgenze si potrà chiamare il 112. Nei luoghi interessati dagli incontri presidenziali sono ad ogni modo previste soltanto brevi limitazioni alla circolazione pedonale e veicolare. —


 

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